La centaura e il gioco del teatro - Magazine

Teatro Magazine Teatro della Corte Venerdì 15 ottobre 2004

La centaura e il gioco del teatro

Magazine - La Centaura
di Giovan Battista Andreini
tra gli interpreti Mariangela Melato,
scene Margherita Palli
luci Sandro Sussi
regia Luca Ronconi

Ma perché proprio La Centuara?
Perché mettere in scena un testo difficile e semisconosciuto?
Forse Ronconi è mosso da una necessità personale di confronto che non ci riguarda?

Molte sono le domande che suscita la visione di questo spettacolo. Il fatto di per sè potrebbe essere cosa buona, ma alcuni dubbi trovano forse meno degna accoglienza tra il pubblico.

Guardiano allo spettacolo prima di cercare risposte.
La messa in scena si dipana lungo tre atti, attraverso tre generi teatrali: la commedia, la pastorale e la tragedia. Tra di essi, come precisa Guido Davico Bonino, in un suo saggio introduttivo al testo: non c’è fusione, ma contiguità.
Nella commedia, ambientata in un manicomio, troviamo ritmi e situazioni riconoscibili, domina il burlesco e fa capolino l’equivoco e il mascheramento dei personaggi.
La pastorale ci coglie di sorpresa. Stupisce, l’occhio adulto, l’ambiente naturale e animalesco. I centauri, presi sul serio e partecipi della storia a tutti gli effetti, risultano comici, all’inizio, e sembrano più appartenere al mondo delle fiabe, che a quello di questa storia (in particolare sul finale, quando salgono tutti sulla barca, sembra di essere di fronte ad una nuova arca di Noè). In questo atto il clima si apre e la speranza trapela per una possibile buona risoluzione delle vicende. Ma sul finale il luogo assume i toni della vendetta, perpetrata da Fidimarte su l’amata e abbandonata Lidia. Si concretizza in questo punto la presenza in scena del melodramma, incarnato dalla passionalità di Lidia e via via recuperato con l’accostamento della parola alla musica e di una canzone che, lo stesso Andreini avverte, può essere “cantata nello stile recitativo”.
La tragedia resta l’atto più spiccatamente slacciato, forse per l'attacco metafisico e corale, certo riflessivo, a momenti quasi quadro operistico. Tuttavia, man mano che si svolge il filo narrativo, viene recuperato l’intero soggetto e al capezzale del re Cercaso si compie il ricongiungimento che conclude (con l’avvelenamento collettivo), ma che niente risolve.

Lungo commedia, pastorale e tragedia, corre il filo narrativo intricatissimo di amori ed estreme passioni. Ci vengono presentati amanti giovani, il cui amore è sempre per qualche ragione erroneamente ostacolato dagli adulti o anziani; ci sono figli perduti e ritrovati. Molte le varianti della figura paterna proposte: da Cercaso padre che allontana la figlia centaura, dando il suo destino nelle mani del mare; al padre adottivo, il pastore Clonico; dal padre bestiale, il centauro Plageone, a Tritonio, che ruba le figlie. Di madre, invece, ce n’è una sola: la Centaura. Essa vincerà la battaglia della sua diversità e il disprezzo che il marito nutre verso di lei per un figlio umano, grazie al mago Astianante che narrandone i natali, tutt’altro che poveri, svela la verità: “questa è quella figlia, che già molt’anni sono, fu dal Re di Rhodi all’onde esposta”.

Essendo la storia complessa e intricata, sono il testo e il gioco dei generi ad avere il sopravvento su tutte le altre componenti spettacolari. Resta poi un po’ di spazio per la recitazione. Spicca lo sforzo linguistico richiesto agli attori lungo un italiano più vicino a Dante, (“picciol legno”), che a noi. Ma l'impegno più intenso in materia di interpretazione è quello legato al difficile equilibrio tra ironia e giocosità che mai devono scadere in parodia (come confessa il regista stesso).
Ce la fanno tutti e ne escono persino illesi, forse a momenti, per questa necessità, un po’ tecnici e quindi rigidi (brave Mariangeles Torres con la sua Bernetta e Franca Penone con la sua Filenia.

Tornando ora a domande e dubbi, cerchiamo dunque almeno una risposta.

Nel suo percorso artistico Luca Ronconi ha messo in scena più di un testo di Andreini (il primo incontro è proprio con La Centaura nel 1972 con gli allievi dell’Accademia di Arte drammatica ; Le due comedie in commedia, 1984; Amor nello specchio, 1987) e con piacere è tornato a frequentarlo favorendo, spiega Franco Vazzoler nella sua introduzione al testo pubblicato da Il Melangolo: “gli studi su questo autore … ormai consistenti e maturi… Non soltanto, infatti, questi incontri con Andreini consentono la scoperta di una grande drammaturgia italiana, sempre trascurata, ma offrono … una inedita (per le scene) lettura della Commedia dell’Arte."

Certamente in questo Ronconi svolge uno di quei ruoli cruciali del teatro: quello del recuperare all'attualità momenti memorabili, eppure dimenticati, della letteratura italiana, o estera che sia, mettendo in scena testi destinati all’oblio senza vera ragione.

O forse, il teatro è gioco e bisogna reimparare a giocare per capire La Centaura?

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