Magazine Mercoledì 13 ottobre 2004

Pablo è vivo

il centenario di Neruda

Nato a Parral, nel sud del Cile, nel Luglio del 1904, trascorre a Temuco nell’Araucania cilena un’infanzia e una prima giovinezza in cui, come lui stesso ricorda in modo quasi epico nella sua autobiografia, è la pioggia a farla da protagonista, “... la grande pioggia australe che cade come una cataratta del Polo dai cieli di Capo Horn fino alla frontiera… pioveva per mesi interi, per anni interi... la pioggia scendeva dal cielo a filamenti come lunghi aghi di vetro, arrivava come un’onda trasparente contro le finestre e ogni casa era un nave che aveva grosse difficoltà a raggiungere un porto in quell’oceano d’inverno…”

Il suo talento di poeta e scrittore viene intuito molto presto da Gabriela Mistral – futuro premio nobel per la letteratura – che insegnava al liceo di Temuco. Nel 1924 con Venti poesie d'amore e una canzone disperata, un vero best-seller, diventa uno dei più noti e giovani poeti latinoamericani.

Poeta, scrittore, ma anche uomo impegnato diventa console cileno in vari paesi asiatici ed europei. Negli anni '30 é in Spagna, dove conosce i poeti della generazione del '27. Grande amico di Rafael Alberti e Federico Garcia Lorca, viene profondamente segnato dal barbaro assassinio di quest’ultimo. Al suo ritorno in Cile, aderisce al Partito Comunista e diventa senatore. Nel '70 rinuncia alla candidatura alla presidenza della repubblica offertagli dal PC a favore dell’amico socialista Salvador Allende e, sotto il governo di Unidad popular, diventa ambasciatore a Parigi. Riceve il premio Nobel per la letteratura quando nere e minacciose nubi stanno già addensandosi sul destino del Cile. Muore il 23 settembre del 1973, dodici giorni dopo il colpo di stato del generale Pinochet. Le sue case di Santiago e Valparaiso vengono saccheggiate e distrutte dalla teppaglia fascista. La lunga notte cilena é appena cominciata.

Impossibile citare tutte le sue opere, poetiche e non. Cosí come impossibile é non citare Canto Generale – unico possedimento materiale di Ernesto Che Guevara al momento della sua cattura in Bolivia - e Odi Elementari. Inoltre, per conoscere meglio la sua poetica e la sua personalità è imperdibile la bellissima autobiografia Confesso che ho vissuto, pubblicata postuma nel 1974, che si legge tutta d’un fiato come un romanzo d’avventura denso di appassionata partecipazione, di impegno sociale e umorismo e nella quale si ritrovano originali chiavi di lettura per eventi e personaggi del XX secolo.

Un cantautore cileno ha scritto, in una delle sue migliori canzoni, che dall’unione fra la poesia e la terra è nato Pablo Neruda. E in effetti, se grazie alle opere di tanti grandi poeti riusciamo a vivere passioni e amori straordinari e disperati, a sentire come se fosse la nostra la malinconia di chi lascia per sempre la propria città in rovina col vecchio padre sulle spalle o di chi in navigazione pensa con nostalgia alla terra natia o ancora ci ritroviamo persino al cospetto di dio, Pablo Neruda è capace di tutto questo e di qualcos’altro ancora. Egli ci emoziona cantando ció che piú ci è vicino, le cose materiali e i frutti della terra, i carciofi e il vino, l’energia e i pomodori come nelle Odi Elementari, opera in cui il suo genio raggiunge l’apice riuscendo nell’impresa di ipnotizzare il lettore mettendo in fila in modo assolutamente sorprendente, una dopo l’altra, centinaia e centinaia di parole.

Matteo Zacchetti

Nella foto: Pablo Neruda
di Laura Calevo

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