Magazine Venerdì 8 ottobre 2004

Genova è più noir o più yellow?

Magazine - Con la presentazione degli autori genovesi di noir della collana omonima della , si è aperta la stagione di incontri culturali al , il bellissimo locale bibliocafè di Andrea Bisso e Andrea Campisi di Vico De Gradi. Laura Guglielmi è stata la madrina e la presentatrice della serata che ha visto protagonisti sotto la dicitura Genova, città del noir, ben nove autori: Maria Masella, Antonio Caron, Michele Branchi, Fabrizio Uberto, Giampietro Stocco, Federico Codevilla, Erika Petricci, Gian Luca Porcile e Alessandro Ravera.

Laura Guglielmi ha introdotto ponendo subito la domanda: «Perché il giallo? E perché Genova città di gialli?». Il primo a rispondere è Antonio Caron. Lui, che viene dal Piemonte, Genova la vede un po’ come fa : uno splendido scenario per quelle storie da raccontare. «Io sono un foresto e, come tale, voglio conoscere la città; per un giallo, forse, sarebbe meglio New York o Londra, ma poi finirebbero per sembrare uguali ad Ascoli Piceno. Genova si presta se anche l’autore si presta a sua volta, si concede alla città».

Maria Masella dice che Genova è a forma di mano aperta, per andare dal pollice all’indice si deve passare dal palmo: «sono di Genova, anche se sarebbe meglio dire che conosco Sampedéña (Sampierdarena)». La Masella pensa che per il noir non ci sia una zona adatta o una meno adatta.

Michele Branchi sostiene che c’è una Genova esterna ed una interiore. Sono i coinvolgimenti culturali che riempiono di significati quei luoghi descritti. Ecco, sarebbe bene fare più che gialli o noir, continuare a fare letteratura…

Giampiero Stocco, giornalista della RAI, è romano e si chiede: cos’è Genova per uno scrittore? «È uno spazio universale, un luogo che si lega all’esperienza». La città è quindi legata a chi sceglie di raccontarla per descrivere storie e fantasie, come lui ha fatto con Roma e con il libro Nero Italiano, che racconta un fascismo che prosegue fino agli anni ’70: fantapolitica e noir insieme.

Fabrizio Uberto è perentorio: «Genova è ordine e trasgressione insieme: questo costruisce il giallo. Molte città sono interessanti per il genere giallo, certo che Genova ha delle particolarità come il suo non svelarsi, tenersi nascosta, contenere pulsioni, per dare luogo, magari, ad esplosioni improvvise, che la rendono perfetta».

Intervengono con brevi flash i quattro scrittori, protagonisti di un interessantissimo lavoro corale con il noir L’imprevisto, Federico Codevilla, Erika Petricci, Gian Luca Porcile, Alessandro Ravera: la fuga, la genovesità, i luoghi diversi sono ingredienti che Genova sa offrire in molte salse. Ognuno può ritrovare qui, in questa città, la vena giusta…

Laura Guglielmi incalza ancora gli scrittori: «Il luogo è importante, però è chiaro che il giallo riuscito è quello che tocca elementi universali. Perché usare il giallo per raccontare storie?»
Ancora Caron è il primo a rispondere, dicendo che ha scelto il giallo perché a scrivere un romanzo forse non ci sarebbe riuscito. Poi, però, bisogna superare lo stereotipo del giallo: «un problema soprattutto italiano che considera letteratura di serie B il genere giallo».

Ad ogni modo per il giallo c’è curiosità e anche il consenso degli editori. Per Masella l'innocenza è il tema universale che si trova nel giallo. «Dobbiamo imparare ad ascoltare. Ho scelto Genova perché sa ascoltare. Io scrivo per questo».

Branchi sente di scrivere noir, più che gialli. Il giallo è legato ad uno schema.

di Daniele Miggino

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