Magazine Mercoledì 6 ottobre 2004

Il fuoco che brucia i sogni

Il libro Fatti di forgia - Vita e vite di acciaieria scritto da Alberto Dezzolla ed edito da , presentato martedì 5 ottobre alla libreria , ci ha fornito una bella occasione di parlare in modo speciale del mondo del lavoro e quello della siderurgia in particolare.

Il libro di Alberto Dezzolla, che poi scopriremo chiamarsi Ferruccio Pastorino, racconta del lavoro ma descrive innanzitutto nove personaggi che, come dice nell'introduzione della serata Tommaso Pirlo, sono forgiati con un linguaggio rossiniano, un linguaggio musicale che tocca la più ampia gamma di suoni e toni. Tommaso Pirlo è a sua volta un raccontatore e con passione ha parlato dei suoi personaggi preferiti nel libro: Caterina e Beniamino. Con enfasi Pirlo ha poi osservato come questi personaggi del libro costruiscano la propria dignità attraverso la sofferenza e il dolore; sono povera gente che porta anche un nome cui spesso si ritrova anche il destino.

In seguito chiederà all’autore come mai questi personaggi descritti possano dividersi in uomini sì e uomini no in modo così manicheo: «D’accordo che Alberto-Ferruccio è un artista e per questo è suo compito di provocare senza dare risposte, come sa fare l’arte; ma perché quegli uomini sono tanto più veri quanto più distanti dalla cultura, dai libri e dalla ricchezza?». Dezzolla-Pastorino risponderà che lui ha raccontato uomini che si muovono in quella particolare dimensione, che è rappresentata dalla acciaieria, dove per vivere e muoversi non serve cultura, dove i sogni di quelle persone vengono tutti disattesi.
Quelle persone sono vere e vivono un disagio che emana la fabbrica, non solo temporale ma anche dimensionale: avete mai visto un centro siderurgico? Avete presente la sua grandezza? Sapete cosa vuol dire lavorarci dentro?

L’origine è lo straniamento. Io aggiungerei che quel fuoco d’acciaio non è prometeico, non dà conoscenza ma alienazione: è un fuoco che brucia i sogni.

Dezzolla proseguirà dicendo: «L’uomo costruisce delle cose che non sono alla sua portata, poi ci vive dentro e deve farci i conti. A raccontare questi uomini non basterebbero i nove che sono finiti dentro al libro, ci vorrebbe un’enciclopedia».

Rispondendo alle domande finali del numeroso pubblico presente, lo scrittore Dezzolla rivelerà molte cose e sarà un piacere conoscerlo. Perché Alberto Dezzolla e non Ferruccio Pastorino? Guarda caso anche per lui c’è un nome rivelatore "Ferruccio" - ferro semplice - ma è per scherzo che ha scelto un nom de plume: «Dezzolla è un nome che rappresenta meglio come mi sento, come un argentino, come evoca il suono del nome. Perché in fondo», Pastorino sostiene, «"non sono" come "non sono" gli argentini». Si sente in sintonia anche con il Sud, pur non rinnegando la sua origine nordica. Bravo allora Dezzolla e ancora bravo Pastorino. Con una amara riflessione conclusiva, rispondendo ad una domanda che gli chiedeva se fosse cambiato qualcosa nel mondo del lavoro siderurgico, Ferruccio Pastorino dirà: «Se devo essere sincero solo il colore della pelle di chi ci lavora».
Il libro è da leggere tutto in un fiato.

Giorgio Boratto

Fatti di forgia
Vita e vite di acciaieria
di Alberto Dezzolla
Fratelli Frilli Editori
Euro 9

Nella foto: un momenot della presentazione
di Daniele Miggino

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