Magazine Mercoledì 29 settembre 2004

Una scrittrice normale

Magazine - Anna Pastore, editor per Frassinelli, e Antonella Viale, una delle due traduttrici di Insieme, e basta, hanno presentato ieri sera - martedì 28 settembre - alla Fnac, “una star suo malgrado”. A 30 anni Anne Gavalda, ha il viso gentile ma lo sguardo inquieto, di chi, osservando la gente ed innamorandosene come fa lei, non smette di interrogarsi.

«So scrivere solo storie d’amore», dice la scrittrice, «no, meglio, storie di gente comune, che osservo e che vedo pensare, parlare, chiedersi, dal Giappone alla Finlandia, sempre le stesse cose: il rapporto con i propri colleghi di lavoro, l’educazione dei figli, rimanere in una coppia o lasciarsi. Ecco, sarà pretenzioso, ma cerco di scrivere di sentimenti universali in piccole storie».

«Ma come scrive Anne Gavalda?», le chiede .
«Non lavoro molto, non crediate. Uno pensa a uno scrittore sempre nell’atto di scrivere. In realtà ho una famiglia, sono distratta, quando scrivo penso sempre alla storia che sto raccontando, mi sono persa mille volte la carta di credito. Ho due figli. Per ora sono piccoli, hanno 9 e 5 anni. Scrivo il mattino, quando loro sono a scuola, il pomeriggio sogno e la sera correggo. Quando scrivo un libro la storia l’ho gia nella testa e mentre scrivo vedo cose che già conoscevo dentro di me, altre invece mi sorprendono e mi faccio guidare dai personaggi. Come degli amici che voglio ritrovare. Così sono i protagonisti dei miei libri».

All’inizio di questo ultimo libro infatti - 600 pagine circa - la storia era incentrata su poche figure, poi anche quelle minori hanno cominciato a prendere forma e la Gavalda ha deciso di dar loro voce. Un libro fatto di molti dialoghi infatti, una storia di persone massacrate dalla loro famiglia, chi per mancanza d’amore, chi per eccesso d’amore, (che è poi una mancanza), solitudini che si incontrano. Camille, Franck e Philibert cercano di ricostruirsi insieme.

Anne Gavalda è davvero sensibile, si vede, sensibile alle sfumature, alle storie ai margini, ma non solo. E davvero riesce, come dice la Viale, a non spiegare, ma a farci sentire i sentimenti.
Ci basti pensare che dedica il libro a Muguette Clement, una delle vittime dell’afa che ha colpito l’estate 2003 e il cui corpo, in una lista di 66 nomi di anziani, non è stato mai reclamato da nessuno. Dedicarle il libro è come averle dato una degna sepoltura ci ha detto la Gavalda.

Ci racconta anche che ha adottato un anziano - Maurice - che si stava lasciando morire in un ospizio.
«È il mio lato Truffaut quello che viene fuori», dice sorridendo.
Truffaut, che nei suoi film parlava di uomini, donne e bambini…«Io ci aggiungo qualche cane», dice la Anne con ironia, ma mi sento molto vicina a questo regista, per il quale non c’è paesaggio migliore che quello di un volto, Il n’y a pas de plus beau paysage qu’un visage…

Non ho smesso di guardare i visi della gente anche qui a Genova, nonostante ci siano chiese bellissime.
A noi rimane il suo volto minuto davanti, i jeans e delle scarpette rosse, per una scrittrice che in Francia pubblica per Le dilettante e uno dei suoi libri titola Vorrei che da qualche parte ci fosse qualcuno ad aspettarmi...

Ognuno di noi vuole che qualcuno lo aspetti da qualche parte. Sentimenti semplici. Ma universali.

Marina Giardina

Nella foto: Anne Gavalda

di Daniele Miggino

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