Magazine Lunedì 27 settembre 2004

La follia secondo Boves Boschi

Tutto cominciò quella mattina del 13 settembre 2003….
Così inizia il libro di , Ho scoperto di essere pazzo, come una favola. Le ultime parole, invece, sono: Ho bisogno di pace. Vorrei convivere.
Mi ero preparato un bel po’ di domande per sviscerare insieme a lui tutto ciò che sta in mezzo e queste due frasi, ma alla fine ne è uscita una conversazione lunga e amichevole, molto poco somigliante ad un'intervista. Io, come tanti altri, ho conosciuto Adolfo in televisione, con Avanzi, Tunnel, Chiquito y Paquito (insieme a Massimo Olcese), ma lui ha fatto di tutto nella vita: prima l’operaio, poi teatro (diplomato alla scuola del Teatro Stabile di Genova), cinema (recentemente ha doppiato Rocco nel film di animazione Koda fratello Orso), cabaret e ora lo scrittore.

Hai deciso di sperimentare tutti i settori dell’espressione artistica? «Tu pensa che quando ero in collegio mi insegnavano musica, io suonavo la cornetta», dice Adolfo, «poi un giorno me l’hanno rubata. Il tizio che se l’è presa mi ha cambiato il futuro. Pensa che i primi anni che stavo lì uscivamo un’ora alla settimana. Insomma, la scrittura era uno sfogo. Ho scritto più diari di Silvio Pellico!». Si sente “uno scrivente” Adolfo, e l’esperienza ce l’ha.

Questo romanzo gli è uscito fuori di prepotenza, «l’ho partorito. Mi è venuto fuori dalla pancia». E si vede che è una storia “di panza”: di sentimenti e di paranoie, di pura follia e di voglia di pace. Boves Boschi si sveglia una mattina di settembre e inizia un viaggio surreale nella pazzia, in bilico tra Kafka e Alice nel paese delle Meraviglie. Tra i vicini che urlano, l’amata Eveline che non c’è più, l’odiato lavoro in fabbrica che lo aspetta, Boves decide di cambiare strada e darsi al teatro. Ma invece del palco trova un manicomio…

Quanto c’è di tuo in Boves? «Tantissimo, anche se io non volevo apparire in copertina, e avrei volentieri usato uno pseudonimo», e continua, «sai, quando scrivi un libro poi rimane, che responsabilità!».

Scritto d’un fiato, senza capitoli né suddivisioni, il viaggio di Boves è in realtà una profonda riflessione sulla vita. «Nel momento in cui lui si rende conto di essere pazzo, è già in via di guarigione», i personaggi che incontra in questa specie di incubo, invece, non si rendono conto della propria follia. Sono loro i veri pazzi.

La coscienza di sé e convivenza con gli altri sono due temi fondamentali nel libro: «vedi, se uno è stronzo è stronzo, bisogna conviverci. E se mi dice che mi vuole passare davanti al supermercato perché è stronzo, io lo stimo, magari gli offro pure un caffè. Ma uno non può essere un assassino e dirmi che è un raccoglitore di margherite, capisci?».

Immagino il raptus che ha fatto partorire Adolfo, un momento in cui si radunano nel cervello tutte le follie, le guerre, le bugie, le meschinità di questo mondo, e si prova a metterle in riga su foglio. Non può che uscirne un libro sulla pazzia: in questo senso il suo sfogo è una grande metafora dei nostri tempi. «Io la seconda guerra mondiale non l’ho vissuta, ma so che almeno tra la gente c’era solidarietà. Oggi, in questa guerra di tutti contro tutti non c’è nemmeno più quella». Perciò, c’è bisogno di pace. Vorrei convivere.

Il protagonista incontra vari personaggi nel suo tragitto. Come ti sono venuti in mente? «Anche questi sono scaturiti da sé. Però, a posteriori, ho capito una cosa, che tutti hanno qualcosa in comune con Boves: il dolore è dolore per tutti». Il libro va via veloce e lascia una punta d’amaro, con alcuni punti di sospensione. Leggendolo si ride e ci si inquieta. «Perché in realtà l’opera non è finita. Sto lavorando a una Trilogia sulla follia. È già quasi pronto uno spettacolo teatrale - 70 minuti lordi - che rappresenta il momento della lucidità di Boves. E poi il percorso dovrebbe concludersi con In bocca al lupo, in cui viene descritto il ritorno alla normalità, uno sguardo alla vita con occhi diversi».

Adolfo è una specie di caterpillar della scrittura. Oltre a quest’anticipazione hai altri progetti? «Stiamo registrando momenti comici per una tv satellitare. Con Massimo Olcese sto scrivendo L’inferno secondo Olcese e Margiotta, una rivitazione di Dante in chiave attuale. Probabilmente sarò a Ciro, su Italia 1 nelle quattro puntate in programma, e a fine novembre dovrebbe uscire Balcan-can, un film di Darko Mitrevski in cui interpreto un macedone. Mi han truccato così bene che sembravo proprio macedone!».

E ricordate che:
Gli stronzi devono stare attenti. Prima o poi c'è qualche sciacquone che se liporta via...
Parola di Boves Boschi.

Ho scoperto di essere pazzo
di Adolfo Margiotta
Zelig Editore
12.90 Eu
In tutte le librerie

Nella foto: Adolfo Margiotta
di Daniele Miggino

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