Magazine Lunedì 27 settembre 2004

Anna Gavalda alla Fnac

La scrittrice Anna Gavalda sarà a Genova, unica tappa a parte Roma di un minitour italiano, martedì 28 settembre, presso la Fnac di via xx settembre, ore 18. Presenta il suo libro "Insieme e basta".

Trentaquattro anni, un matrimonio e un mestiere di insegnante alle spalle, due figli, Anna Gavalda oggi è una delle scrittrici più famose di Francia. E ce l’ha fatta da sola – la casa editrice che l’ha pubblicata la prima volta e alla quale è rimasta fedele, si chiama Le dilettante… - con un libro di racconti Vorrei che qualcuno mi aspettasse da qualche parte che, grazie al tam-tam dei lettori, ha scalato le classifiche. Così, con un libro d’esordio, Gavalda si è trovata al primo posto per molti mesi.

Si è messa d’impegno e ha scodellato Io l’amavo, un romanzo-dialogo, pubblicato da Frassinelli come tutti gli altri. I francesi l’hanno comprato a scatola chiusa e lei ha ripetuto l’exploit. Tant’è che oggi tre generazioni di connazionali si passano i suoi libri e che è molto tradotta all’estero, Giappone compreso.

L’ultimo Insieme e basta, lunghissimo rispetto ai precedenti, ha fatto sfracelli. Fatico un po’ a parlarne perché l’ho tradotto insieme a Marcella Maffi e con i libri sui quali si lavora il rapporto è strano. Almeno per me che, ogni tanto, ho anche una relazione emotiva con alcuni di loro. Insieme e basta è uno di questi e è l’unico di cui abbia avuto voglia di scrivere infrangendo, temo, due o tre regolette deontologiche fondamentali. Ma tant’è, su Mentelocale scrivo d’amore – altrui - e il libro è decisamente in tema.

Semplificando all’osso, racconta la storia di tre giovani –quasi trentenni, ma oggi va così - diciamo disadattati. Tre persone completamente diverse, come provenienza sociale, linguaggio, aspirazioni e professioni. Persone che hanno una sola cosa in comune: sono cresciute senza amore, dall’infanzia, dalla nascita forse. Camille, ex anoressica, ex artista, ora colf per un ditta di pulizie; Philibert, nobile di campagna che vende cartoline nei musei ma potrebbe insegnare storia all’Università; Franck, chef di partita in un ristorante di lusso, ma estremamente ignorante e piuttosto volgare, si incontrano per puro caso, si trovano a convivere con difficoltà, molte, ma riescono a ricostruirsi insieme.

Sembra facile, a giudicare da questo scheletro di trama. Invece il segreto di Anna Gavalda – a parte quello che mi è parso, lo ammetto con riluttanza, un talento innato sul quale ha tuttavia lavorato molto - è la capacità di raccontare una storia forse banale lavorando su molti piani diversi, quelli che creano l’incantesimo: innanzitutto la folla di personaggi minori che circonda i protagonisti, da Paulette, la nonna di Franck, vecchietta ostinata che rifiuta l’ospizio, a Mamadou, la collega di Camille nell’impresa di pulizie che ha tante storie da raccontare ed è protagonista di malintesi irresistibili – senza tuttavia essere una caricatura - a personaggi che si lasciano solo intravedere, ma sono perfettamente caratterizzati, come colleghe e colleghi di lavoro, genitori dei protagonisti o di terzi, amici non si sa quanto disinteressati, il tossico soccorso da Camille senza troppe aspettative…

Gavalda parla di persone, anzi le fa parlare tanto, tantissimo, con linguaggi molto diversi, ma senza sacrificare il ritmo e contemporaneamente descrive il mondo inospitale in cui bene o male viviamo tutti. Il segreto, quindi, è anche che ci parla di noi, con un linguaggio accessibile, ma molto vario e assolutamente contemporaneo. Si vede che conosce la gente e si vede anche che le piace… con cautela. E finisce per farla piacere anche a noi, persino i personaggi più sgradevoli. Mi fermo qui, mi limito a dire che Gavalda gioca col genere e scrive letteratura, anche se la distinzione non piace a molti. Per loro aggiungerò che spessissimo il genere sconfina nella letteratura e chiudiamo subito il dibattito.

Nella foto: Anna Gavalda
di Antonella Viale

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