Magazine Mercoledì 22 settembre 2004

Il Golfo dei Poeti secondo Sanguineti

A Liguria Spazio Aperto si è parlato di poesia con due relatori d’eccezione: Stefano Verdino ed , In occasione della mostra dedicata al , ieri, 21 settembre, si è inaugurata la serie di conferenze dedicate alla storia e al territorio della provincia di La Spezia. Tema del primo incontro: Da Marinetti a Montale nel Golfo di La Spezia.

«Un curioso destino quello di essere sia Golfo dei Poeti che porto militare», dice Stefano Verdino, «due realtà che non sembrano andare molto d’accordo e che pure hanno convissuto a lungo: non solo idilio, quindi, ma anche una forte idea di modernità».

I primi autori a parlare di queste zone sono i latini Ennio e Rutilio Namaziano che citano il porto romano di Luni, ma il Golfo, letterariamente parlando, nasce nell’800 e sono gli stranieri a farla da padrona. Le figura di Byron e soprattutto di Shelley sono fonte di ispirazione e suggestione anche per i poeti moderni come Pasolini, che visita La Spezia nel 1949, e Severino Ferrari.

Montale, il nostro più importante poeta, “della razza di chi rimane a terra”, ha un rapporto conflittuale con il mare. La parte del Golfo che visita più spesso e che più stesso è presente nelle sue poesie è certamente Portovenere: «Il padre di Montale era solito prenotare, per mezzo di cartolina postale, un tavolo nella migliore trattoria del paese. Ci andava la domenica, con tutta la famiglia, compreso Eugenio», racconta Verdino. I paesaggi da lui preferiti restano comunque quelli della villa di Monterosso, dove ha soggiornato a lungo; sono ambienti intimamente domestici, ben riconoscibili nella raccolta Ossi di seppia.

Negli anni ’30 anche Marinetti soggiorna a La Spezia, con esiti letterari completamente diversi dai suoi predecessori e, qualitativamente parlando, assai discutibili: «Il Futurismo è adeguazione ad una visione diversa del mondo. L’aereopoesia di Marinetti denota una scarsa facoltà inventiva e risulta più rilevante a livello teorico», puntualizza il poeta Sanguineti e propone un’interessante riflessione sul paesaggio e sulle motivazioni di una così alta concentrazione di poeti nel Golfo.

«Io sono d’accordo con Oscar Wilde quando dice che non è l’arte ad imitare la natura ma la natura ad imitare l’arte. Faccio un esempio: noi non riusciamo ad immaginare Londra senza nebbia da quando pittori e scrittori hanno cominciato a descriverla così. Allo stesso modo, l’idea che il tramonto sia una cosa meravigliosa è un dato culturale, non naturale. In letteratura c’è un adeguamento ad un modello pittorico: ci è stato insegnato cosa vedere e come vedere, noi preconosciamo il mondo per mezzo delle immagini e siamo influenzati. Il Golfo dei Poeti è un luogo dove gli intellettuali si sono incontrati e influenzati a vicenda».

Ecco trovata una motivazione al “dono del verso” che ha onorato e continua ad onorare questo angolo di Liguria. Da Soldati a Sereni, da Bertolucci a Fortini e Vittorini, fino ad arrivare a Giudici e , sono in molti che per nascita o per scelta, hanno abitato e si sono lasciati ispirare dalla nostra terra.

Nella foto: Portovenere
di Laura Calevo

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