The Terminal - Magazine

Cinema Magazine Martedì 21 settembre 2004

The Terminal

Magazine - Immaginate di trovarvi nel più grande aeroporto americano. I viaggiatori corrono affannosamente con i loro trolley e i visi stanchi di chi non vede l’ora di giungere a destinazione. Sopra di voi, il cartellone delle partenze e degli arrivi annuncia gli inevitabili ritardi. The Terminal, il nuovo film diretto da Steven Spielberg, inizia proprio così, con la telecamera che indaga sui volti dei poliziotti addetti al controllo dei passaporti.

Viktor Navorsky, un Tom Hanks che, ancora una volta, si conferma essere un interprete strepitoso, giunge negli States. Non immagina che, durante il viaggio, il Paese da cui proviene – l’immaginaria Krakhozia – ha subito un colpo di stato. Il passaporto dello sperduto viaggiatore non ha dunque più alcun valore, e Navorsky non può né entrare né uscire dagli Stati Uniti. Divenuto “inaccettabile”, come lo definisce il frustrato agente aeroportuale Frank Dixon (interpretato da Stanley Tucci), Viktor si ritrova ad essere un signor nessuno in una terra di nessuno qual è il Terminal di transito dei voli internazionali.

Ma dopo le prime difficoltà dovute soprattutto a problemi comunicativi – Viktor non conosce, infatti, l’inglese – Navorsky organizzerà al meglio la sua “nuova vita” all’interno dell’aeroporto: adatterà una sala a piccolo appartamento, troverà lavoro e stringerà amicizia con il personale. In attesa di poter varcare le porte girevoli che lo separano dalla vita vera e mettere finalmente piede a New York.
Non manca, naturalmente, la storia d’amore che vede protagonista Catherine Zeta-Jones. Smessi i ruoli di femme fatale, l’attrice di Traffic e Chicago è qui una donna delusa dall’amore che scopre in Viktor la gentilezza e l’ingenuità che non aveva trovato in nessun altro uomo.

Commedia a lieto fine? Forse. Ma non del tutto. Una punta di amaro c’è in questa storia ispirata ad una vicenda realmente accaduta e che ha visto protagonista il profugo iraniano Merhan Nasseri, che per anni ha vissuto nell’aeroporto di Parigi.
Amarezza, dicevamo. Spielberg accusa, sebbene in modo piuttosto blando, gli americani di velata xenofobia. E infatti ad aiutare il protagonista sono i lavoratori extracomunitari dell’aeroporto: l’indiano Gupta (Kumar Pallana) e il messicano Enrique (Diego Luna), tra gli altri. Una piccola curiosità: l’aeroporto Kennedy, elevato su tre piani e all'interno del quale sono state girate le scene, è stato fatto costruire da Spielberg in cinque mesi.
Un film, insomma, che vi consiglierei per una serata in totale relax. Per ridere delle trovate del goffo e divertentissimo Tom Hanks e per godere della regia di Spielberg che è, al solito, ineccepibile.

Nelle foto: due scene di The terminal

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