Magazine Venerdì 17 settembre 2004

L'angolo della poesia

Autore
Stefania Dolcemascolo è nata a Genova il 1º ottobre 1975. È impiegata presso l'ufficio legale di una multinazionale. Nel tempo libero si dedica alla lettura, all'approfondimento, alla riflessione e alla scrittura.


Ha pubblicato
Alcuni brani e poesie nella libreria virtuale di Libero di scrivere. La poesia Generazione è stata selezionata come semifinalista nell'ambito del Concorso La citta' dei poeti (estate 2004), ed è stata pubblicata nel volume edito a conclusione del concorso.


La poesia

Uomo incappucciato

No, caro uomo incappucciato
puoi nascondere il tuo volto,
ma la tua anima la vedo.
È nera come il tuo cappuccio,
ma sei comunque soltanto un uomo,
non sei il demonio
nè qualche tipo di mostro.
Sei solo un risultato
della debolezza
e della confusione.
Sei solo un uomo come me
che non capisce perchè siamo al mondo
e cosa dobbiamo fare.
E non capisce qual’è
la differenza tra vivere e morire.
E quale sia la cosa migliore,
e quale la peggiore, e perché.
Ti piace fare la voce grossa,
pensarti il braccio lungo di Dio,
ma sei solo un uomo incappucciato,
smarrito in mezzo agli altri.
Davanti a un bambino sofferente
non ti rimorde la coscienza,
ma nemmeno a me, più di tanto,
in realtà, sennò non sarei qui.
Certo, io non sparo in fronte a nessuno,
tantomeno a un bimbo nella sua scuola,
non rapisco donne colombe
in missione d’amore,
ma potrei sforzarmi di vivere meglio
per compensare il peggio che dilaga
potrei spruzzare arcobaleni
per compensare il nero delle coscienze
potrei anche perdonarti
uomo incappucciato,
perchè in fondo sei soltanto debole,
come lo sono io.



Il commento di Ivano Malcotti
Versi profondi di grande impatto e sincerità. Una poesia che restituisce con precisione il dramma del terrorismo e la barbarie della guerra. Al lettore non rimane che riflettere e chiedere a gran voce: PACE!


...dice l’autore
«La ricerca di un perché a certe azioni umane così incomprensibili era il mio pensiero fisso quel giorno, dietro la sollecitazione dei fatti di cronaca. Trovo però ingiusto, nonchè improduttivo, limitarsi ad indagare e a dissertare sulle altrui carenze e colpe, senza contemporaneamente interfacciarsi con le proprie».


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