Magazine Martedì 14 settembre 2004

Da dove si guarda Genova

«O città fantastica, o gorgo di fremiti sordi!» (Dino Campana)

«…un breve movimento di spalle, una svolta ad angolo retto, ed eccovi nella città vecchia, nera, un altro universo, segreto, pieno di odori forti… Siete perduti» (Fernand Braudel)

DA DOVE SI GUARDA GENOVA?

«Chi guarda Genova sappia che Genova si vede solo dal mare». Così canta Ivano Fossati uno dei più grandi poeti genovesi viventi.

Io non sono d’accordo. Così come non sono d’accordo con i molti che sostengono che l’approccio più bello ed emozionante verso Genova sia quello dall’aria.

Per me Genova si vede solo dalla sopraelevata. Non vi è approccio migliore e più genovese di questo. Genova è città di scorci, di chiaroscuri, di contrasti, di sorprese continue e di panorami in movimento. La sua bellezza è quasi un’entità sommersa che non vuole imporsi ma che si compone di tantissimi microelementi la cui percezione è demandata allo sguardo del singolo. Genova per sua natura non si offre mai tutta intera come la si può ammirare arrivando dal mare, splendida, disposta ad anfiteatro sui monti fra cielo e mare. Stesso discorso per quanto riguarda l’approccio dal cielo – spettacolare beninteso – ma che schiaccia la città sulla terra togliendole le sue caratteristiche dimensioni di paesaggio verticale.

La strada sopraelevata invece è perfettamente in linea con la natura della città ed offre un vero viaggio nei tanti mondi che per comodità chiamiamo «Genova». È un continuo e rapidissimo passaggio dalla modernità di San Benigno al rinascimento del Palazzo del Principe al medioevo della Commenda. Una curva a sinistra ed ecco lo scempio in cemento armato e cristallo dell’ex quartiere Madre di Dio mentre sullo sfondo si ergono i grattacieli antichi gialli e arancioni di Ravecca e Campopisano. Poi le torri, i tetti, il campanile di San Lorenzo - il momento più bello – ed il Porto Antico. Quindi Villa Croce ed infine si scende sulla Fiera del Mare e sull’architettura littoria di Viale Brigate Partigiane. Il tutto dovendo dosare gli sguardi a destra sul Porto e sul mare e a sinistra sul centro abitato e sui monti dovendosi accontentare di una visione parziale e senza mai poter catturare contemporaneamente – se non per un istante brevissimo - tutte le anime di Genova. La sopraelevata è lì a fare da confine, vero simbolo di una città che al mare, come scrive Biamonti nel suo ultimo libro, «volge le spalle e si arrampica sulla terra ».

Questa è Genova; è da qui che si guarda.

Matteo Zacchetti
di Laura Calevo

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