Magazine Martedì 7 settembre 2004

La posta del cuore

Se vuoi contattare Antonella Viale scrivi una email a lapostadelcuore@mentelocale.it

Leggi la di Antonella Viale

Cara Antonella,
ho deciso di scriverti un'e-mail che racchiuda, invece di un appello ai tuoi consigli, una provocazione per i tuoi lettori. Sono omosessuale. Così dicono, così dite. Se dietro questa parola non si celassero sguardi e pre-concetti emarginanti, lo direi io stessa.
Preferisco dire che sono una donna che ama le donne. Lo so che il termine in questione non vuol dire nient'altro che questo, eppure a volte il pronunciare quelle undici lettere sortisce lo stesso effetto di una forchettata di spinaci andata di traverso.
O-M-O-S-E-S-S-U-A-L-E... o,m,s,u,a,l: lettere che sembrano incastrarsi fra la trachea e l'esofago, una dietro l'altra, ma che non vanno giù con un colpo di tosse. Non mi vergogno di quello che sono. Di una donna mi piacciono le mani - delicate -, le labbra - morbide -, la pelle - liscia e profumata -, gli sguardi - dolci -, le curve del corpo, la sensibilità... Di una donna amo il suo essere donna, il mistero di una vita in potenza rannicchiato nel ventre, il terrore di quella meraviglia, il dolore di non poterla vivere. Il mio amore non è speciale. Come i sentimenti e i moti del cuore di tutti gli altri, ha una sua intensità, sue forme di espressione, suoi desideri, si aggrappa alle stesse speranze.
Eppure, se amassi un uomo, nessuno parlando di me a qualcun altro racchiuderebbe tutto il mio essere in una preferenza: “Marta, chi? Quella lesbica?”. Scusatemi se sono scomoda: mi sento di più. Piacere, sono Marta: sono alta, ho i capelli scuri, mi piace leggere, andare al mare, ascoltare una canzone...


Cara Marta,
la tua provocazione - molto piacevole da leggere, tra l’altro - non avrebbe bisogno di commento e spero che non cadrà nel vuoto. Anche se sono pessimista perché c’è stato un precedente, un po’ meno di un anno fa. Mi aveva scritto , un giovane omosessuale che, come te, lamentava l’indifferenza e l’ostilità da cui si sentiva circondato. Luca è un ragazzo che non si compiange, che lavora nel sociale, che ha molte cose interessanti da dire. Il suo, chiamiamolo appello per semplificare, ma forse era più uno sfogo, è caduto in un vuoto omertoso e desolante. Così mi sono fatta l’idea che Genova non sia una città così aperta. E tuttavia ha una tradizione che farebbe pensare il contrario. Spero tanto che qualcuno mi smentisca pubblicamente. Spero che dove non è arrivato Luca, arrivi Marta.

Ma voglio aggiungere una mia piccola provocazione. Marta sei una ragazza e, se proprio si deve parlare di discriminazione, che evidentemente subisci e che quindi di sicuro c’è, mi viene voglia di ricordarti che una ragazza che non sta con un ragazzo solo, ma con due per esempio, o che ne ha avuto due o tre in successione troppo rapida, spesso si sente chiamare puttana. Forse a te non è capitato, ma riflettici, perché la discriminazione ha molte facce e colpisce dove capita, l’importante è colpire e sopraffare.

Adesso aspettiamo che qualcuno ci risponda.
Ciao,
di Antonella Viale

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