Scomparsa Myria Selva, fondatrice della Borsa di Arlecchino - Magazine

Teatro Magazine Giovedì 2 settembre 2004

Scomparsa Myria Selva, fondatrice della Borsa di Arlecchino

L'attrice Myria Selva è mancata sabato 2 febbraio a Genova. Sposata con l'attore Mario Marchi, aveva 84 anni. Inizialmente aveva lavorato con Gilberto Govi. Poi, nel 1957, con altri giovani attori (Paola Giubilei e Duilio Provvedi) aveva fondato La Borsa di Arlecchino, esperienza teatrale d'avanguardia guidata da Aldo Trionfo. Attrice versatile, Selva ha lavorato con registi come Squarzina, Galloni, Sciaccaluga.

«Con la scomparsa di Myria Selva - scrive Daniela Ardini di Lunaria Teatro - se ne va una delle inventrici del teatro genovese. Nel corso degli anni è stata l'anima della Borsa di Arlecchino. Lunaria Teatro porge le sue più sentite condoglianze alla famiglia e agli amici di Myria».

Vi riproponiamo un articolo di qualche anno fa, quando per una sera sembrò che La Borsa di Arlecchino potesse come per magia tornare ad essere aperta.

Magazine - La Borsa di Arlecchino.
Ne ho sempre sentito parlare come di un mito, una leggenda. Per ragioni anagrafiche è un’esperienza della storia che ho persa, ma di poco.
Ho visto brillare gli occhi di chi c’era, come per un sogno finito troppo presto, incompreso e bellissimo. Ho desiderato ascoltarne la storia ancora una volta, addirittura di essere catapultata indietro nel tempo. Magari anche solo con un film.

Daniela Ardini e il Festival in una notte d’estate hanno avuto un’idea migliore: invitare tutti quelli che hanno fatto la Borsa di Arlecchino, a vario titolo (attori, organizzatori, spettatori), per una serata.
Qualcuno tra gli spettatori spiegava: «Non è una serata di teatro...». Eccome se lo è stata e all’ennesima potenza.
I ricordi erano persone in carne e ossa che, mandando a memoria i copioni o, semplicemente, leggendoli, ci hanno fatto superare i 45/50 anni che ci separano da quell'avventura, regalandoci alcuni pezzi forti di quel tempo con la stessa intensità, energia, professionalità e capacità artistica che, probabilmente, avevano espresso allora.
È stato esilarante e, oserei dire, miracoloso.

C’era Myria Selva, l’ideatrice della Borsa e sua anima. Nelle parole di tutti era presente anche Dado, Aldo Trionfo che, arrivato un po' dopo gli altri, per alcuni anni ha dato ossigeno e spinta ad un’impresa nata per passione. Alla stregua delle commedie migliori, il personaggio assente è diventato agli occhi del pubblico il protagonista. Tuttavia su questa scena un po' fantasmatica, nessuno ha rubato la scena agli altri, specie nel caso di chi - come Myria Selva, Mario Marchi, Paola Giubilei - ci ha regalato momenti di teatro esilaranti, riproponendoci Parole in libertà di Tardieu, La cantatrice calva, (con, oltre ai tre sopra citati, Paola Comolli, Franco Famà, Gino Lavagetto), di Ionesco e lo spassoso testo di Feydeau: Non andartene in giro tutta nuda, (con, oltre ai tre sopra citati, Michele Lattanzi, Gino Lavagetto e Aldo Rossi).
Tra chi è andato in scena e ha fatto rivivere la magia di un tempo che fu, impossibile non ricordare il letterale coup de theatre provocato da Claudia Lawrence. Bella signora, seduta compostamente tra il pubblico e dall'aria inglese e aristocratica, una volta scesa nell'arena si è trasformata completamente senza cambiar d'abito, senza trucco, senza scena. Lei, sola, con la sua versione della storia, con le sue canzioncine tedesche e i passi da tip tap, ci ha regalato un'ottima coreografia in perfetto stile brechtiano.
Quando il buon teatro è possibile...

Ai pezzi di teatro, Daniela Ardini alterna la narrazione con cui si aggiungono tasselli, emergono aneddoti e varie quotidianità di quell’esperienza che fu la Borsa d'Arlecchino. Collocato dentro il palazzo della Borsa su Piazza De Ferrari, si trattava di un cafè-teatro e per accedervi si doveva scendere sotto la Borsa. Il nome derivava dal proprietario che, al di là di ogni divertissement teatrale, si chiamava Signor Borsa. C’erano 90 posti e fu attivo dal 1957 al ’60. Lì, i molti che vi presero parte, misero in scena testi di Cocteau, Tardieu, Beckett, Ionesco, Adamov e molti altri scritti dell’avanguardia teatrale, per la prima volta in italia. «Il pubblico», ricorda Paolo Minetti (direttore anche amministrativo dell’impresa), «raggiunse i 2000 spettatori in 5 anni». Ma per la maggior parte del tempo era Enzo Pace ad occuparsi di reclutarlo su via XX settembre. «All’epoca noi ragazzi», racconta Cesare Viazzi (spettatore della Borsa), «ci trovavamo davanti all’Olympia per decidere dove andare al cinema. Allora ce n’erano a tutte le ore. E mi ricordo di un signore gentile, certo signor Pace, che con le buone o con le cattive ci faceva scendere giù tutte le sere. Per 3 anni grazie a lui abbiamo ricevuto delle lezioni di teatro che altrimenti non avremmo mai avuto. Pace... e allora si può ben dire che il signor Pace ha contribuito anche a fare cultura».

Ma c'è anche chi come Arnaldo Bagnasco non aveva capito: «Io mi vergognavo della Borsa, non ne avevo colto il valore. Per questo adottai uno pseudonimo». Ma poi accanto a Myria recupera una vicenda misteriosa, «che nessuno conosce». Myria, corteggiata da uno spettatore e possibile benefattore troppo sollecito, fu invitata a casa sua «e io», ricorda Bagnasco, «che ero solo il tecnico delle luci, l'accompagnai. Così quando quel signore gentile all'improvviso estrasse un fucile dall'armadio e la minacciò, saltai sul letto e le salvai la vita».

C'è molto ancora da ricordare di quell'incredibile avventura atistica da cui sono usciti molti talenti che si sono affermati in arti diverse dal teatro.
Speriamo che ci sia presto una nuova occasione e che Myria e gli altri ci regalino ancora questo ottimo teatro.


Nella foto in alto Paola Giubilei e Mario Marchi.

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