Miloud e i bambini - Magazine

Teatro Magazine Mercoledì 1 settembre 2004

Miloud e i bambini

Miloud è ospite della Festa dell'Unità
sabato 4 settembre dalle ore 17


Miloud arriva in Romania nel 1992. Nel 1996, con amici francesi e rumeni, dà vita alla Fondazione Parada (un centro per l’assistenza ai ragazzi di strada; un gruppo di educatori; un’equipe di medici e operatori dotato di caravan per le cure e il ricovero notturno). Nel '98 parte la collaborazione con , organizzazione italiana non governativa per la solidarietà e lo sviluppo dei popoli che offre a Parada esperienza organizzativa, visibilità internazionale e sostegno economico.

I primi l’hanno conosciuto leggendo Randagi di Paola Mordiglia.
Molti ne hanno scoperto l’attività di clown con i bambini di strada attraverso stampa, TV o radio.
Qualcuno me l’ha presentato come il clown di Zelig.

Miloud Oukili è francese, di madre cattolica francese e di padre mussulmano algerino, e crede nella multiculturalità perchè vi appartiene. Non è religioso, né schierato politicamente. Non sopporta il clamore che si è sviluppato intorno al suo nome, «ho vergogna dei premi che danno a me e che», sostiene con forza, «dovrebbero andare ai bambini». Più che le molte "parole sbagliate" che si dicono intorno alla sua figura, Miloud vorrebbe che tutti dismettessimo gli occhi dell’indifferenza. Dismettessimo quell’abitudine alla normalità di fronte alle tragedie quotidiane. Ci accorgessimo che siamo di fronte ad una realtà «che non fa più ridere per niente. Non è marginalità è rispetto».

Miloud: «Smettere l’odio e guardare al nostro vicino, al bambino, alla nostra nonna e provare a vedere se possiamo ancora farli ridere».

Miloud è partito proprio da lì: «ho provato a far ridere e all’inizio non ci sono riuscito. Non è facile e io non ero capace. Poi i ragazzi mi hanno aiutato».
Ma chi è Miloud e soprattutto è felice di quello che fa? «Si parla di tante bugie», mi dice nel suo italiano dal fortissimo accento francese, che mescola parole spagnole e, credo, quelle di altre lingue senza perdere forza espressiva, anzi esaltando la forza di ogni vocabolo.
«Non faccio cose per gli altri. Non ne sono capace. Tutto quello che faccio, è per me, per egoismo. Perché è impossibile restare indifferente al disagio dei bambini. Ridere insieme a loro non è stato sempre possibile».
Miloud è felice? «I bambini mi danno gioia tutti i giorni. Tutte le volte che i ragazzi scelgono di alzarsi la mattina o di andare in scena, dopo che sono stati violentati e derubati, tutte quelle volte sono felice. A loro che vivono solo nell'odio manca la motivazione. Sono fortunato perché ho avuto un'idea non il coraggio. Sono fortunato perché da clown di strada non sono stato picchiato, ma piuttosto protetto e accolto».

Miloud è arrabbiato con tutti coloro che fanno della strumentalizzazione la loro pratica quotidiana creando una competizione negativa e dannosa all'interno della religione, della politica e dell'informazione. «Stiamo tutti considerando l'immagine e non quello che c'è dentro. Occorre guardare con modestia alla storia dell'umanità. Io sono stato un giovane di 20 anni che ha deciso di fermarsi davanti ad una realtà più grossa di lui. Ma solo a 32 posso permettermi di dirlo e solo adesso sono ascoltato». Questa lunga attesa, gli fa vivere oggi tutte le occasioni mondane con vergogna.

Di fronte alla realtà che ci circonda, alla violenza e alla povertà che affligge il mondo, chiedo a Miloud: cosa si può fare?
«Io voglio far ridere. Voglio cambiare le cose in modo che si possa tornare a ridere. La bandiera della pace ce la possiamo mettere nel **** e così le magliette. La pace non c'è. I bambini in strada sono sempre di più. A Milano mi sono spaventato di quello che ho visto. Quello che penso oggi non lo avevo pensato 12 anni fa. Credetemi in questa bella storia. Perché non è la storia di Miloud, è la storia di quei ragazzi». Miloud propone di fare un gesto egoistico come il suo e andare a scoprire noi stessi negli altri.

Metti anche tu un naso rosso contro l'indifferenza
è lo slogan della campagna che Miloud porta in giro per il mondo con il suo simbolo: il naso rosso da clown, «con cui», spiega, «cerchiamo di coinvolgere chi ha più potere. Non è la favela di Miloud ma quella di una strada, di una realtà multiculturale. Ringrazio i miei genitori per avermi tenuto fuori dalla competizione religiosa. La mamma diceva: Se vuoi credere in Dio, sappi che lui è dentro di te, non hai bisogno di mostrarlo agli altri».

Miloud, che più volte nel corso dell'intervista, preso dalla passione e dalla disperazione della realtà che vive e cerca di cambiare, impreca spesso.
È la parola merda a prevalere e, in fondo alla nostra conversazione, è ancora presente, ma questa volta è un augurio, come nella migliore tradizione teatrale.
«Voilà. Et allor merda!».

Nella foto: Miloud il clown si prepara

Potrebbe interessarti anche: , Giudizio Universale: la Cappella Sistina secondo Marco Balich , Artisti e progetti vincitori di #UBU40 accanto a quelli di Hystrio, Rete Critica e ANCT , Turandot: la trama dell'opera, tra un principe pirlone e donne con scarsa autostima , Acqua di colonia: il colonialismo italiano secondo Frosini/Timpano , Dall'Olanda il teatro-incontro in Perhaps All The Dragons dei Berlin