Magazine Martedì 31 agosto 2004

Vietato porcheggiare l'auto

Magazine - - io mi srotolo agevolmente in un solo senso, ah aahh, mmh, mmmh, e quell’incapace mi stava sottoponendo ad uno stretching che non era previsto nei test di qualità in fabbrica, avrei potuto anche rompermi durante il coito, che disonore! mmmh…oohh! – dice il condom, mugolando come di piacere tra una parola e l’altra. Pare che il ragazzo fosse molto più veloce di un eiaculatore precoce e appena penetrata la ragazza gli bastarono circa sette-virgola-cinque movimenti pelvici per dimenticarsi che anche la ragazza aveva delle comprensibili aspettative. Aspettative ampiamente disattese.
Lo stupore si mescolò rapidamente a rabbia quando lei capì che non avrebbe provato le auspicate emozioni: la sua vagina era completamente anestetizzata dalla sostanza ritardante, compresa la sensibilità di mezza coscia destra. Quando poi si accorse che il preservativo era lacerato le caddero infiniti lacrimosi grossi come acini d’uva facendo plic plic sul cruscotto dell’auto di papà.

Il ragazzo, dopo essersi ricomposto, aprì il finestrino e gettò il condom nel verde, per allontanare la prova della sua inettitudine e poi pianse, pianse senza freni quando il suo sguardo incontrò nella scarpata adiacente il parcheggio l’involucro rosa di una confezione di salviette per pulire il sederino ai neonati, prefigurandosi un fosco destino.
In quel mentre mi accorsi che una carta di caramelle senza zucchero stava chiacchierando con un mozzicone di sigaretta, vantandosi con modi altezzosi, ai limiti dell’arroganza, che lei lì non ci sarebbe rimasta a lungo, era biodegradabile, e nel giro di due mesi nessuno passando ai margini del parcheggio avrebbe pensato “che schifo” per colpa sua, guardando giù dalla scarpata. Lei era una virtuosa, avvolgeva solo caramelle non cariogene, zuccherate con maltitolo e acesulfame k, con al massimo un danno di 8 kcalorie sul bilancio energetico giornaliero.

Peccato che lì accanto, un po’ più giù, nascosti dietro una fitta siepe alta circa un metro, ci fossero una squadra affiatata di cinque fazzolettini di carta usati, molto usati, che smentirono prontamente e all’unisono l’irreprensibilità del vanitoso involucro di caramelle:
- noi confidavamo che il nostro destino fosse quello di asciugare lacrime di commozione, imbevute di gioia o fors’anche di disperate pene del corpo e dell’anima; sapevamo che avremmo soffiato mestamente nasi colanti di muchi invernali e, per male che andasse, ci saremmo incastonati di modeste caccole. Invece a causa dell’effetto lassativo dei polialcoli contenuti nelle caramelle dietetiche e di un cestino di corbezzoli polposi, ci siamo trovati letteralmente nella merda, scusate la crudezza, ma questo non c’era scritto sulla nostra confezione. Quella povera signora era sopraffatta dal mal di pancia, altrimenti non avrebbe mai abbandonato i suoi fazzoletti nel bosco, che diamine, non puoi mica rimetterli in borsa dopo l’uso. E così siamo qui, e impiegheremo circa tre mesi per bio-degradarci, anche se ci sentiamo già oltremodo degradati -.
A quel punto volle dire la sua il mozzicone di sigaretta, con una voce bassa, roca e catarrosa, in vena di filosofie:
- la vita è così, si brucia in fretta, e poi si rimane inutili testimoni del tempo che passa -.
- beh, certo che a te ci vorranno almeno due anni per bio-degradarti, testimonierai per un pezzo la maleducazione dei fumatori – aggiunse con voce querula la carta di caramelle senza zucchero, per riabilitarsi della incriminazione di provocare disturbi intestinali, e omettendo vigliaccamente di essere stata posseduta da un tipo da “due pacchetti di bionde al giorno” che cercava di perfezionarsi l’alito dopo ogni sigaretta.
Una bottiglia di plastica trasparente a quel punto sembrò arrossire, pensando che la sua agonia tra le fresche frasche sarebbe durata una decina di secoli. Adesso sono stanca di ascoltarli, i rifiuti parlano tutti insieme con impazienza, c’è una lattina di birra vuota che rutta rumorosamente con un accento finto-tedesco per sovrastare le parole della cola con la lattina rossa, quella che parla 210 lingue e se la tira da cosmopolita; una penna a sfera scarica si lamenta che sono mesi che cerca inconsolabile il suo cappuccio, e vorrebbe andare a Chi l’ha visto?, e frammenti di plastica e di vite lontane che non conoscerò mai, infilate come semi sterili dentro la terra, stuprata da miliardi di stupide ragioni. Ci vorrebbe un cartello “Parcheggio consentito – vietato il porcheggio”.

Ora devo andare, farò un salto alla discarica comunale la prossima volta che ho voglia di fare due chiacchiere.



Betty Argento è autrice di "Singolare. Vademecum per donne single", 2002, i Caini di Comix.
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di Laura Calevo

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