Magazine Giovedì 26 agosto 2004

L'angolo della poesia

Autore
Stefania Laghi nasce a Parma il 26/12/1962. Vince il primo premio regionale presso la Provincia di Bologna, con la poesia Calore dell'anima.


Ha pubblicato
Recentemente alcune sue poesie sono state pubblicate su riviste di cultura e letteratura (Specchio). Il primo libro edito ha per titolo Voce senza tempo.


La poesia

Disincanto

Silenzio
che urla
attraverso
le porte segrete
dell'anima timorosa
infantile
fragilissima
correndo veloce
verso l'ignoto
per paura
per stordirsi.


Il commento di Ivano Malcotti
La coscienza dell'ignoto nel profondo mistero dell'anima. Stefania Laghi ci regala una lirica "snella" e molto precisa. Presente come in molte sue poesie, una sottile amarezza.


...dice l’autore
«In realtà è più semplice "urlare", fare sentire la propria voce rabbiosa, forse per questo meno sofferta perchè non privatissima, mentre il silenzio viene interpretato come indice di debolezza. Vi è a mio parere una sorta di ingenuità nell'urlare a piena voce quelle che sono le nostre convinzioni, l'urlo che esce spontaneo, fragile, forse fuggitivo... appartiene alla non presa di coscienza reale, sofferta, difficilissima che solo il silenzio può regalare. Il nostro tempo viene scandito dalle parole, dai gesti, dalle aspettative, dalla gioia fugace e inconsistente, nel silenzio consapevole. Tutto questo non c'è, ci sei solo tu e la lucetta della candela, a tratti flebile, che ti accompagna, riscaldandoti attraverso la coscienza rispetto a quello che è difficile capire, approvare, apprezzare, condividere anche solo mentalmente. Questo però è un passaggio importante, forse spirituale, separa il confine "ridicolo" tra l'essere adulto e i moti del bambino appunto inconsapevole, perchè racchiude la molteplicità della vita, i volti amati molte volte sconosciuti che sono passati attraverso essa, con l'allegria inconsapevole di chi non si guarda mai indietro "urlando appunto" (inteso come "tratto bulimico" verso le sensazioni, verso la vita") e macinando chissà che in folli corse quanto inutili. Nel silenzio questa ipocrisia, questa debolezza non c'è nei confronti di noi stessi, non possiamo barare. Ed è crescita!».


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