Magazine Giovedì 12 agosto 2004

La cultura, questa sconosciuta

Magazine - Siamo o non siamo un sito che si occupa di cultura più che di altre cose? E allora perché, si pensava qualche tempo fa, non capirci qualcosa in più leggendo un libro che svela i segreti della sua evoluzione? Il libro in questione è L’evoluzione della cultura di Luigi Luca Cavalli Sforza, il più famoso genetista italiano, edito dalla neonata di .

Lo stile letterario di Sforza si concilia bene con le linee editoriali di Codice: informazione scientifica seria e competente, scritta per un pubblico vasto. Ebbi la stessa impressione quando incontrai Chi siamo. Storia della diversità umana - altro libro del genetista - ai tempi dell’università.

Ideato nell’ambito di una ricerca più vasta, sulla storia della cultura italiana, L’evoluzione della cultura appare un’introduzione indispensabile a qualsiasi discussione sui temi del valore della genetica nella cultura, delle influenze tra la sfera naturale e quella culturale. E soprattutto è utilissimo per capire cos’è la “cultura”. Mica facile.

Da scienziato, sfata molti luoghi comuni che popolano i cervelli di noi gente comune. Da genetista e matematico, cerca di trovare un parallelo tra il modello scientifico dell’evoluzione genetica e quello della cultura.

L’assunto dello scienziato è questo: l’evoluzione della ricerca ha portato le conoscenze dell’uomo a livelli straordinari rispetto al passato. C’è ancora molta strada da fare, molte cose non le sappiamo ancora, ma la strada è giusta. Il metodo funziona. Strano che pochissimi abbiamo pensato di affrontare una ricerca sull’evoluzione della cultura, che è altrettanto importante.

Dopo aver esposto i principi base della genetica, inizia a tracciare il confronto. I geni sono l’elemento ultimo della ricerca biologica. E qual è l’elemento di base della cultura? Le idee. L’evoluzione genetica avviene sostanzialmente per casualità, tramite le cosiddette "mutazioni genetiche". E il progresso culturale a cosa è dovuto? Alle innovazioni, alle scoperte. La genetica studia la struttura chimica dell’uomo: il DNA. E la ricerca "culturale" che struttura studia? Principalmente il linguaggio, ma anche i costumi, le leggi, le tradizioni, etc. Il patrimonio genetico si trasmette per via ereditaria. E la cultura come si trasmette? Un po’ è nei geni, un po’ nell’ambiente, e un po’ nella storia evolutiva dell’individuo e della società.

Vi sono - ovviamente - anche grosse differenze tra i due modelli. Prima di tutto, la cultura ha un aspetto volontaristico. Possiamo decidere di accettare o meno una innovazione, una scoperta. Mentre dei nostri geni decidiamo ben poco, nonostante lo sviluppo della ricerca.

Ogni tanto qualche aneddoto spassoso condisce le spiegazioni. La trasmissione culturale avviene verticalmente (genitori-figli) e orizzontalmente (società). La prima è abbastanza simile alla trasmissione genetica, mentre la seconda è molto simile alla trasmissione di malattie infettive. Come quando impariamo una barzelletta da un amico…

Il discorso sul rapporto tra genetica e cultura è lungo e complesso. Sono due campi distinti che si intrecciano. In estrema sintesi (dio degli scienziati perdonami…) si potrebbe dire che i geni - in parte - condizionano la cultura, che quest’ultima può influenzare l’evoluzione genetica ma, in ogni caso, la selezione naturale ha l’ultima parola.

Alla faccia di quelli che sostengono che l’ignoranza è genetica (e poi si scopre che gli ignoranti sono sempre gli africani, i derelitti, i neri, gli indiani, etc…) Sforza sostiene che il razzismo è “irragionevole”, non ci sono basi scientifiche per sostenerlo.
Infine, lo scienziato dice che l’America si è storicamente dimostrata più attenta all’innovazione. Che ci sia un “gene della cultura” più sviluppato? Strano, i primi ad arrivare dall’Europa erano inglesi, i più conservatori del mondo. Forse è stata la fuga e l’approdo in quella terra a dare un pizzico di “follia” e di audacia ad un popolo retrivo.

Comunque, a parte la sicurezza data dai risultati della scienza, non vi aspettate risposte secche e tranquillizzanti (quando approssimative) da questo libro. Cavalli Sforza è troppo serio per dire: “è così e basta". Spesso accenna un “fin’ora...”, ”da quello che si è scoperto …”
Il condizionale è, e rimane, una grande garanzia di qualità in ambito scientifico.

di Daniele Miggino

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