Magazine Lunedì 9 agosto 2004

Poesia e musica a Pontedecimo

Magazine - Si può fare musica con la poesia. Si può fare poesia nella periferia. E danza, e canzoni dialettali. Venerdì 7 agosto la Valpolcevera, nella piazza di Pontedecimo, ha regalato uno spettacolo degno di un festival di poesia o degli incontri-performance delle grandi città. Certo il pubblico era un po’ particolare: bambini che inseguivano cagnolini, signore con la vestaglia scese per buttare la spazzatura e che, incuriosite, si erano fermate, oppure chi volutamente era lì perché non poteva perdersi il figlio del poeta siciliano Quasimodo a due passi da casa. Ma non solo perché era una celebrità che si andava ad ascoltare, (spero non ci sia divismo tra i poeti) ma perché questo narratore, interprete e regista di spettacoli teatrali, era della nostra città che veniva a parlarci attraverso un excursus dei poeti genovesi o dei poeti ispirati a Genova.

La città dei gatti per Valéry, la signora del mare per Petrarca, la maestà di una regina per Dumas, fino ad arrivare a Dino Campana che esce dai segreti dedali e ascolta i suoni tra le vele di spuma. Passando per Sbarbaro nella sua Passeggiata notturna, accompagnata dai movimenti danzati di Barbara Baldaccini e Francesca Caso, Alessandro Quasimodo arriva al poeta cantore De Andrè, l’amico fragile e lascia il passo alla musica degli Altera, gruppo genovese che ama definirsi un “mondo a parte” e che usa la musica per cantare le parole. E sono davvero parole speciali ad arrivare alle nostre orecchie, i versi di Luzi nel rock, gridati e ripetuti e fatti gridare a sua volta da noi “pubblico in ciabatte” che però non possiamo non farci coinvolgere e cantare insieme la notte lava la mente. Siamo qualcuno sulla pagina del mare dice Luzi, tutto questo inesistente mare risponde Caproni sempre sulle note rock: negalo se lo vuoi trovare, inventalo, non lo nominare. Il mare è un po’ lontano da Pontedecimo, ma noi ne sentiamo l’odore lo stesso, siamo dei nostalgici, come ci dice Sergio Alemanno, che con la chitarra e i suoi stornelli genovesi ha aperto la serata, tanto nostalgici che ci basta arrivare a Savona per ascoltare con le lacrime agli occhi Ma se ghe pensu.

Complimenti a per avere realizzato una serata di grande valore in un piccolo paesino. Le signore sono tornate a casa. I bambini sono andati a dormire, i cagnolini a riposare, e noi siamo fieri che qualcosa si sia fatto anche nelle vallate di periferia.

Marina Giardina

di Laura Calevo

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