Magazine Giovedì 18 gennaio 2001

Silvia Di Natale, genovese di Germania

Un libro irrinunciabile, che la sera, dopo tante corse e un modesto spettacolo televisivo, sei felice di trovarti sul comodino.
Innanzitutto il fascino di Kuraj è dovuto alla scrittura di Silvia Di Natale, al suo periodare semplice ed elegante, al suo linguaggio lontano da ogni banalità, ma il libro è irrinunciabile anche perché l'autrice è nata a Genova, e pur essendosi trapiantata in Germania, la sentiamo genovese.

Questa è la sua prima prova narrativa, e molto ci si aspetta ancora da lei, vista la consumata abilità con la quale ha saputo gestire una storia molto complessa, che coinvolge la vita di una moltitudine di persone diverse, tra miti lontani e più recente passato.
Le vecchie dei tunciàn dicevano alle spose bambine, sgomente nel dover lasciare la loro gente e la tenda di feltro dove avevano abitato fino a quel momento: "Non è il destino di noi donne quello di invecchiare davanti alla soglia dove siamo nate".

Anche Naja, la protagonista di questo sorprendente romanzo, deve lasciare l'amata terra sulle rive dell'Amu Darja in Uzbekistan per un ignoto destino, come un kuraj, appunto, uno di quei cespugli che d'inverno, nella steppa, perdono le loro radici e vengono trascinati dal vento che inarrestabile li fa rotolare sull'orizzonte. Lei, nomade, è costretta a radicarsi a Colonia. È suo nonno, il capo dei tunciàn, ad allontanarla, per mantenere fede alla promessa fatta al figlio in punto di morte: quella di affidare la bambina al commilitone tedesco col quale lui aveva combattuto fianco a fianco nella seconda guerra mondiale, contro i russi.
Per non morire, nel nuovo incomprensibile universo del dopoguerra, Naja si aggrappa al ricordo della storia degli antichi mongoli, delle loro gesta leggendarie, dei loro riti, segretamente fiera delle proprie origini. Ma il suo passato e le imprese di Gengis Khan si intrecciano forzatamente con la follia nazista e lo sfaldamento degli eserciti alleati, ormai sconfitti: e il racconto si fa memorabile, straordinaria eco di vite che si intrecciano.
Carla Costa

Kuraj, Silvia Di Natale
Feltrinelli (2002), p.456, Euro 9,00

di Annamaria Tagliafico

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