Popolizio e la metafisica nelle grotte - Magazine

Teatro Magazine Mercoledì 4 agosto 2004

Popolizio e la metafisica nelle grotte

Magazine - Dalle grotte alla spiaggia: Massimo Popolizio si riscalda e si riposa in preparazione della sera. Ha debuttato martedì 3 agosto, con Centurie, per la regia di Andrea Liberovici a Borgio Verezzi nell’ambito del 38° Festival Internazionale.
Lo raggiungiamo sul bagnasciuga, ma solo telefonicamente, per farci raccontare questa nuova impresa e strappargli qualche anticipazione sul vicino futuro.

Centurie nasce da una tua idea di lavorare su scrittori italiani che affrontano temi e argomenti metafisici. Ci racconti il percorso dall’idea allo spettacolo?
Non si tratta di uno spettacolo, ma piuttosto di una lettura drammatizzata. Questa è una coproduzione con il Festival di Borgio Verezzi e fin dall’inizio era chiarto che la scena sarebbe stata le grotte. Perciò, cercando un genere che si collocasse al meglio in quell'ambiente, qualcosa privo di scene, di luci e costumi e per non cadere in inutili costruzioni, una lettura ci sembrava la soluzione più adatta.
Centurie è fatto di micro storie sull’universo, sul nulla, sulla nascita e sulla morte. Sono riflessioni acide e forti ma molto ironiche. A Giorgio Manganelli abbiamo affiancato alcuni testi di Italo Calvino lungo il fil rouge di argomentazioni che superano l’uomo e al tempo stesso lo contemplano. È un’operazione specifica che non vuole cadere nell’equivoco di avere a che fare con il quotidiano, il sociale o le questioni generazionali. È una lettura che parla di noi, delle nostre paure, delle nostre angosce con ironia e sagacia.

Con Andrea Liberovici avete fatto un grosso lavoro sulla sonorità della parola. In quale direzione?
Si è trattato di un'operazione abbastanza complessa per cui in pratica quasi ogni parola ha un suono corrispondente. L’azione avviene in diretta. Andrea e Irene mi seguono lungo la lettura con il loro computer, producendo una vera e propria partitura. In tutto sono 150 segnali sonori.

La parola che si fa suono, cosa ha significato per te a livello interpretativo? Come hai lavorato?
Non ho scelto una lettura piana, ma piuttosto una fortemente interpretativa. Personalmente sono dell’idea che sia meglio fare una lettura molto intensa, piuttosto che un brutto spettacolo. Il monologo lo ritengo un genere mortificante. Mentre l’idea della lettura per me è legata al concetto di restituire al testo la sua oralità. È un po’ come interpretare l’autore che scrive e si legge mentre compone. Sono appena tornato da un’esperienza simile di grande successo, la lettura dell’Eneide: 12 libri in dodici giorni.
Il lavoro di interpretazione nella lettura è teso a restituire alla parola scritta quella forza evocativa che crea figure, situazioni, ambienti, emozioni e relazioni molto più potenti di quelle che si possono vivere con l’esperienza visiva. Bisogna entrare nello spirito dei racconti, quello giallo, noir e ironico di questi autori italiani e cogliere appieno, nel loro stile, l’italianità. È un piacere emanciparsi dai testi in traduzione. In quei casi non si recita mai l’autore ma il traduttore: si recita la lingua che lui ha deciso per te.

Come hai lavorato con Liberovici?
Molto bene. Lui è molto immaginifico. È estremamente fantasioso, galoppa ad altissima velocità. Io gli ho dato i giri di boa, gli ho indicato là dove doveva trovare una soluzione musicale/acustica per introdurre un certo tema o riprenderne uno già anticipato. Liberovici è un manipolatore e anche un ottimo musicista… Al computer ha ricostruito, rielaborato e trasformato vocine e vocette… Diciamo che il risultato è che ogni piccola Centuria è un’operina di 4-5 minuti, ognuna con un suo carattere. Non c’è un flusso unico, neppure un colore portante dall’inizio alla fine. Mi piace, è molto dinamica.

Che destino ha Centurie?
La versione attuale verrà trasformata e ampliata mettendo dentro altri autori come Gadda, Palazzeschi, Savinio, Trilussa. Ci saranno uomini che parlano con animali, animali che parlano con gli uomini e che agiscono da umani e andrà in scena il 7 settembre a Milano al Teatro di Verdura all’interno di un festival estivo.

Dove va Popolizio dopo l’estate?
Tutto agosto lo trascorro facendo le prove per Tradimenti di Harold Pinter con la regia di Cesare Lievi, insieme a Laura Marinoni e Stefano Santospago in una scenografia di un giovane tedesco molto importante per lo spettacolo, che si apre come un obiettivo. Per gennaio preparo Il Professor Bernardi di Schnitzler e la ripresa delle Rane di Aristofane, entrambe con Luca Ronconi.

Nelle foto l'attore Massimo Popolizio nella scenografia naturale offerta dalle grotte di Borgio Verezzi dove lo spettacolo è una prima nazionale all'interno del 38° Festival Internazionale di teatro.

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