Concerti Magazine Lunedì 26 luglio 2004

Al concerto di Joan Baez

Serata da reduci? Poteva esserlo quella del concerto di Joan Baez all’Arena del Mare nel Porto Antico di Genova, ma per la sentita partecipazione e l’eterogeneità del pubblico non lo è stata: si è assistito invece ad un bello spettacolo con buona musica.
L’ex ragazza di Bob Dylan a Woodstok, l’usignolo d’America, è oggi una signora sessantenne, che emana un elegante fascino: con il tempo si è affinata e la folksinger, di tante battaglie per la pace e i diritti civili, oggi si presenta con classe, semplicità, con la sua immutata bellissima voce.

Ha aperto il concerto Josh Ritter e subito si è entrati nel clima di quella musica folk americana che ha portato al successo Joan Baez. Josh Ritter è bravo, niente da dire, è un nuovo talento della musica americana e, anche se per essere eccentrico si presenta nell’arena estiva in giacca e cravatta, ci trasporta in alto con le sue sonorità vellutate, fatte di sola voce e chitarra. Per qualche istante mi è parso di ascoltare quasi un Jacques Brel in “Le Plat Pays”…ma qui c’è un Bob Dylan in salsa dolce, un Tom Pretty reinterpretato, c’è il cuore della musica folk-rock. Quindi un giusto prologo nell’attesa di Joan, che si fa subito perdonare per il piccolo ritardo attaccando con Farewell Angiolina; subito dopo una canzone, Deportees, dedicata a Michael Moore, l’autore anti Bush di “Fahrenheit 9/11” e vincitore con questo film della Palma d’Oro 2004 a Cannes.
Poi arriva l’applauso più intenso di tutta la serata, il pubblico si alza in piedi commosso, quando Joan Baez dice: “Chiedo scusa per quello che il mio governo sta facendo nel mondo”. Joan Baez non è cambiata; con forza e semplicità ribadisce concetti antichi e sempre attuali.
Grazie Joan.

Si prosegue con Christmas in Washington e qui ricorda che lo spirito dei grandi uomini ritorna. Ritorna Ghandi, ritorna Martin Luther King, ritorna Woody Guthrie e con quest’ultimo si intende anche l’anima popolare della musica, la sua coerenza.
Il concerto continua con Diamonds and rust: “We both know what memories can bring. They bring diamonds and rust”, (sappiamo entrambi cosa possono portare i ricordi. Portano diamanti e ruggine), e qui i nostri ricordi vengono spolverati con alcune canzoni italiane: c’è un grande prato verde…c’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones…
Bellissimo per me è stato vedere una giovane con il telefonino rivolto verso il palco gridare: “Senti mamma? Senti è Joan Baez”; in quel momento stava cantando “Here’s to you Nicola and Bart, Rest forever here in our hearts” accompagnata dal pubblico. Era iniziata la serie dei bis.

Una carrellata di successi conclusa con Forever young. Sì, Joan, non ci sono reduci, ci sono dei sempre giovani che seguono altri giovani per ideali che continuano.

di Giorgio Boratto

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