Concerti Magazine Lunedì 19 luglio 2004

GoaBoa 2004:meglio tardi che mai



Cala la sera e arriva Raiz, ’u guaglione degli Almamegretta, temporaneamente in ferie. Stiloso, con un basco bianco di traverso sulla pelata e pantaloni attillati sugli adduttori da manovale, meno arrabbiato dei tempi di Black Athena, ci scodella punto per punto il suo lavoro solista, Wop: calderone di suoni eterogenei prelevati dalla cultura musicale mediterranea, definito con orgoglio - durante la campagna pubblicitaria - apolide e terrone. Le sonorità ricordano, senza offesa, il miglior Mango, a partire dalla radiofonica Scegli me. Balla come un tarantolato, ha una forte presenza scenica. Essenziale e caldo, prepara il pubblico alla festa imminente in salsa hip hop.

Con l’aria del santone evangelico, sale in cattedra Frankie Hi-Nrg: finalmente, riconosco l’ambiente del GoaBoa, la piazza è piena, il deserto del pomeriggio è solo un ricordo. Il reuccio del rap italiano ammonisce e sottintende, sono continui i richiami alla politica: ci vuol poco, in giorni come questi, per colpire efficacemente il pubblico, chiaramente tutto per lui, apocalittico e serio, dietro gli occhiali con la montatura nera e pesante, retaggio del suo passato barbuto e in sovrappeso. Gesticola come un ragazzo del Bronx, con tre passi salta da un angolo all’altro del palco: Potere alla parola, Chiedi chiedi, Rap-lamento, Autodafé, Calma calma. Pur senza la partecipazione di Sinigallia (mistero), ma con Ninja dei Subsonica alla batteria, dispensa benignamente la grandiosa Quelli che benpensano, e anche il mare alle sue spalle si infiamma. Entusiasmato dalla partecipazione del pubblico, regala un grande bis: Faccio la mia cosa e, soprattutto, Fight da faida in salsa White Stripes, con il basso di Seven nations army a tempestare il parlato. Altro che Josse Stone.

Tutto potrebbe finire qui: l’esibizione dei danzerecci Groove Armada parrebbe superflua. In un contesto del genere, così smaccatamente underground, poi. Invece, gli inglesini molto trendy sono una rivelazione: dopo un inizio in stile Cocoricò che mi fa storcere il naso, esplodono con un paio di brani che strizzano l’occhio perfino al metal. Non solo sinth e basi preregistrate: veri strumenti sul palco e, soprattutto, due vocalist di tutto rispetto. Ovazione su My friend, hit di un paio di anni fa, qui meno eterea e più potente della versione radiofonica. Successone.

Devo essere sincera? Visto il cartellone, obiettivamente più élitario di quello delle edizioni passate, senza nomi di richiamo nazional-popolare, nutrivo molti dubbi nei confronti di questo GoaBoa. Mi sono dovuta parzialmente ricredere, grazie alle good vibrations della buona musica ascoltata ed al valore dei singoli artisti. Mea culpa!

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