Concerti Magazine Lunedì 19 luglio 2004

GoaBoa 2004: meglio tardi che mai

Magazine - In zona Cesarini, timbro il cartellino dell’edizione 2004 del GoaBoa, presenziando all’ultima giornata del festival, sabato 17 luglio.
La Piazza del Mare è praticamente identica a quella dell’anno passato: è cambiata solo la disposizione dei banchetti dei beveraggi e delle cibarie, spostati –argh!- accanto alle latrine. Su un lato del palco, amplissimo, con due maxischermi ed un impianto luci di tutto rispetto, è stato allestito uno stand dove è possibile (leggo) baciare, abbracciare, chiedere autografi agli artisti che decideranno di esporvisi come paperette del tiro al bersaglio: l‘aspetto del chiosco, addobbato con improbabili reti da pesca, è proprio quello del banco di un luna park.

Alle sei del pomeriggio, il piazzale è praticamente deserto, solo un centinaio di persone, a discapito dell’esibizione dei genovesi Free Folk Ensemble, uno dei gruppi vincitori del GoaBoa School Select. Liceali che hanno riscoperto nientemeno che la medievale ghironda, strappandola alla tradizione cortese e calandola nel contesto musicale contemporaneo con una mossa azzardata, ma sorprendentemente matura, vista la loro giovane età e la padronanza del mezzo. Ne parlo con Luca, il chitarrista: All’inizio, eravamo solo io e Matteo, il rasta che suona la ghironda. Poi, abbiamo trovato altri ragazzi interessati al nostro progetto, ed eccoci qua. Ancora non abbiamo un vero cd: abbiamo inciso solo un demo per partecipare alla selezione del festival. Brani strumentali, fortemente ritmati, in cui le sonorità esotiche delle percussioni si sposano con le note prodotte dalla ruota impeciata dell’antico strumento, perfino in una cover di Smoke on the water.

Sulla scia delle fusioni solo apparentemente inverosimili tra tecnologia e tradizione, ecco gli En Roco, già noti al pubblico cittadino e ben apprezzati dai sempre pochi astanti: una donzella accarezza il violino, incuneandosi tra le variazioni crossover dei brani contenuti nel primo album della band, come il canto di una sirena in mezzo ad una tempesta. Molto interessanti.

Lunga pausa e per ingannare il tempo mi metto a curiosare nel backstage prima dell’esibizione dei Sensasciou: scopro che gli artisti più blasonati dispongono dei camerini più sciccosi, forniti anche di minibar. Noblesse oblige. Salgono sul palco i zeneizi reggaeggianti, con Bob Quadrelli emozionato nel vedere la partecipazione del pubblico, claudicante ed appoggiato ad un bastone che è la copia esatta di quello di Zio Paperone. Provo una leggera invidia nei confronti della voce femminile del gruppo: pur essendo romagnola, canta in dialetto come una vera figlia della Superba. Io, dopo tanti anni di permanenza a Genova, non capisco un’acca di quello che cantano. Chiedo venia.

La Piazza inizia a brulicare: è la volta di Riccardo Sinigallia, in compagnia degli esuli dei Tiromancino, Zampaglione segundo alla chitarra elettrica e Laura Arzilli al basso. Ragazzo musicalmente iperattivo, già produttore di Gazzé, Sinigallia è un tipo timidissimo, sembra quasi chiedere scusa per il fatto di trovarsi lassù, tormentando la zazzera scura ad ogni intermezzo. Ma è la musica che parla per lui: le sonorità ricordano, anche se con qualche incursione in più nell’elettronica, quelle di Federico Zampaglione, con cui ha collaborato per anni. Le liriche sono, però, più essenziali e scarne, ma fortemente poetiche: basti pensare alla struggente Bellamore. Piccole polemiche socio-politiche (Io sono Dio) e finale in progressione con un’esaltante Ci sarai. Prova più che gustosa.

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