Magazine Venerdì 16 luglio 2004

Black Blocks

IIa parte



La strada era piena di gente allegra: gruppi di amici che chiacchieravano, persone che si rincontravano e si scambiavano notizie... Solo verso le tre e mezza erano arrivati alcuni gruppetti di ragazzi in tenute militaresche, che avevano cercato di infiltrarsi verso le barriere presidiate dalla forza pubblica, dando peraltro l’impressione di giocare alla guerra, più che di avere coscienza precisa di quanto accadeva e di quanto stavano facendo. Non vi erano state comunque complicazioni particolari, e verso le quattro Pierre aveva deciso, con sua moglie e i suoi amici, di tornarsene a casa.

Risalendo verso la Piazza Manin, si vedevano famiglie al completo, gruppi di persone con buffi costumi che animavano la manifestazione, ragazzi arrampicati sulle impalcature dei cantieri per godersi lo spettacolo. Giunti in cima alla salita erano stati apostrofati da alcuni attivisti delle Rete Lilliput, uno dei movimenti pacifisti che avevano occupato quella piazza: chiedevano di fermarsi e fare catena umana con loro per fermare un gruppo di Black Blocks, che stavano salendo dalla Val Bisagno, diretti agli sbarramenti con intenzioni bellicose.

Personalmente Pierre non aveva gran voglia di cercare scontri fisici, ma non poteva, a quel punto, tirarsi indietro. Si era limitato ad evitare di mettersi in prima fila, pronto a cercare scampo se la situazione si fosse volta al peggio. Non avrebbe mai immaginato, però, il modo in cui il peggio arrivò.

I Black Blocks, in divisa nera e mascherati, erano arrivati di corsa, in un gruppo compatto, e si erano arrestati davanti alle mani alzate, dipinte di bianco, dei manifestanti della Rete Lilliput. Vi fu un rapido parlottare tra i rappresentanti delle due fazioni: la situazione era di stallo.

Nel frattempo, da Via Montaldo, erano arrivati i questurini – di Padova, sentì dire dal solito vicino bene informato - e qualcuno cominciò a gridare: “Che cazzo fanno? Tirano i fumogeni!!”. I Black Blocks erano filati via veloci verso la Circonvallazione a monte – la strada che lui avrebbe voluto prendere per tornare a casa - mentre tra le fila dei pacifisti, non militarmente organizzate, scoppiava il finimondo e le cartucce a gas.

Non gli era mai accaduto di trovarsi in un frangente simile. L’odore acre e soffocante dei lacrimogeni lo colpì all’improvviso dandogli un’immediata sensazione di soffocamento. Imitando altri manifestanti, evidentemente più abituati di lui ad affrontare situazioni di quel tipo, aveva sollevato la maglietta sul volto, per avere un minimo di filtro, ed era fuggito in direzione della Circonvallazione, cercando riparo in uno slargo laterale, vicino all’ex Cinema Mignon, dove si erano rifugiati una ventina di dimostranti.

Errore!! L’adunata di folla sediziosa era stata presto individuata dai questurini che, disinteressandosi dei Black Blocks – liberi di distruggere automobili e cassonetti della spazzatura lungo il proprio percorso di fuga - stavano mostrando le proprie virtù guerresche sui pacifisti rimasti in Piazza Manin. Ne era seguito un nuovo lancio di lacrimogeni, che lo costrinse a cercare riparo in un portone, aperto sul lato esterno, ma poi chiuso da un’inferriata appoggiata ad una porta a vetri.


Pierre si trova ora davanti alla stessa porta. Guarda le targhette con i nomi sulla pulsantiera dei campanelli. C’è una portineria, come immaginava. Suona, mentre il film dell’anno precedente continua a scorrere davanti ai suoi occhi.

Poiché sbuffi di gas gli arrivavano addosso, si era arrampicato sull’inferriata, contando che una posizione un po’ sopraelevata lo avrebbe aiutato, come in effetti fu; sotto di lui, notò curiosamente, era venuto a rifugiarsi un cagnetto, evidentemente diviso dai padroni a causa della calca e della confusione.

Nel frattempo poteva vedere nell’atrio del caseggiato, attraverso la porta a vetri, un andirivieni spaventato di signore, cui gli altri manifestanti accalcati accanto a lui chiedevano a gran voce di aprire. La risposta degli abitanti del palazzo erano facce spaventate e un “Andatevene, andatevene!!” pronunciato con voci tremanti di paura.

Dopo pochi minuti tutto era finito e Pierre era tornato sulla piazza a cercare sua moglie e i suoi amici. C’erano alcune persone sanguinanti per le percosse subite durante la carica, e, poiché stava arrivando un’ambulanza, si era rivolto ad uno dei questurini per invitarlo ad occuparsi di far caricare uno dei feriti che, essendo un po’ defilato, rischiava di non poter avere le cure necessarie. Quasi automaticamente, aveva usato un modo di contatto che viene suggerito per avvicinare cani sconosciuti, che potrebbero reagire in modo aggressivo: invece di toccarlo con la mano aveva allungato la copia dell’Unità che aveva con sé e gli aveva sfiorato il gomito.




Pierguido Quartero

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