Magazine Venerdì 16 luglio 2004

Black Blocks!!! Con un mazzo di fiori

Genova, 20 Luglio 2002, Circonvallazione a monte.

Pierre sta passeggiando lungo la Circonvallazione. La giornata è bellissima e gli alberi, verdi di foglie, stormiscono ad una lieve brezza. La mattinata prefestiva e la stagione, ma anche il timore di possibili atti vandalici per la commemorazione, hanno svuotato il quartiere: pochi passanti percorrono i marciapiedi di Corso Magenta, soprattutto persone anziane di ritorno dalla messa mattutina oppure dirette a far compere nei negozi che hanno aperto.

Pierre ha una meta precisa, vicino a Piazza Manin. Mentre cammina, guardando il panorama della città, che si può contemplare al di là del parapetto, posto sul lato a valle della strada, ripensa a quello che è successo esattamente un anno prima.

Erano i giorni del G8, la periodica riunione dei Capi degli Stati più ricchi del mondo civile – o sedicente tale. Il Governo Berlusconi, da poco insediato, sembrava aver deciso di utilizzare questa occasione, tra l’altro, per dare un segnale di svolta rispetto alla politica delle piazze. Era la seconda volta nel dopoguerra che l’Italia era guidata da un governo dichiaratamente di destra, cui partecipavano anche gli ex fascisti, ormai definitivamente “sdoganati”, e i tempi erano maturi perché la nuova maggioranza esprimesse a pieno la propria visione del mondo.

Le televisioni e, con minor slancio, i giornali, avevano riportato i rischi che la città avrebbe potuto correre in questa occasione, visti i precedenti dell’ultima riunione a Seattle. La concentrazione su Genova dei diversi movimenti di contestazione costituiva una oggettiva minaccia per l’ordine pubblico. Nello stesso tempo, la linea adottata dal Governo e sposata dalla maggior parte dei mass media, orientata ad un approccio molto duro alla questione, lasciava presagire problemi anche peggiori.

Pierre non aveva una particolare propensione alla partecipazione a manifestazioni di massa, che riteneva in genere poco efficaci e spesso ridotte a stanchi rituali. A ciò si aggiunga una certa insofferenza a stare in mezzo alla folla, che lo aveva indotto, fino ad allora, a scendere in piazza solo in occasioni da lui ritenute particolarmente significative - il funerale di Guido Rossa, per esempio - oppure quando la necessità di curare i rapporti con amici e compagni lo spingeva a superare la propria riluttanza.

In questo caso il messaggio massicciamente e minacciosamente distribuito alla popolazione, che invitava i cittadini probi a starsene a casa, lo aveva costretto a prendere atto che la sua presenza in piazza sarebbe stata assolutamente necessaria: non per gli altri, non per un risultato da ottenere, ma solo ed unicamente per difendere la propria libertà di espressione e, alla fine, la propria dignità.

Si era così ritrovato a percorrere, insieme alla propria moglie e ad alcuni amici, la stessa strada su cui cammina adesso. Vedeva convergere verso la Piazza Manin decine e centinaia di persone, abbigliate nelle fogge più disparate, ma prevalentemente con indosso la maglietta riportante la scritta "libertà di movimento", preparata per l’occasione allo scopo di contestare la creazione di una "zona rossa" cui sarebbero stati ammessi solo i Capi di Stato, il loro seguito e l’apparato difensivo destinato a proteggerli.


Mentre ripensa ai fatti del G8, Pierre è arrivato nella Piazza Manin. Su un angolo c’è il chiosco di una fioraia. Vi si avvicina e chiede alla signora di confezionargli un mazzo di fiori. È proprio lei a intavolare il discorso, chiedendogli se pensa davvero che ci siano rischi di violenze ed atti vandalici. Pierre è stato attivo in politica per una diecina d’anni, iscritto ad una sezione del Partito Comunista del centro storico. Sa che parlare con la gente non decide i destini della Rivoluzione, ma sa anche che è uno dei pochi mezzi a disposizione per far circolare davvero le idee. Rassicura la fioraia circa i rischi di oggi e ne approfitta per interrogarla su quanto pensa dell’accaduto di un anno fa.

La signora non ha informazioni precise - non sa nemmeno che è cambiato il Governo - ma sembra abbastanza disponibile a ragionare sulle contraddizioni emerse nei giorni del G8 e successivamente. La chiacchierata dura una buona diecina di minuti, e lascia soddisfatti i due interlocutori. Pierre si allontana, diretto alla sua meta finale; mentre riattraversa la piazza rivede la scena.

In Via Assarotti la manifestazione si era svolta senza particolari problemi: quell’area era presidiata da movimenti pacifisti di vario tipo, laici e cattolici, comunque orientati alla non violenza. Aveva scelto di recarsi lì perché intendeva partecipare, senza cercare rogne, anche perché non condivideva gli orientamenti aggressivi dichiarati da una parte dei dimostranti.



Pierguido Quartero

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