Magazine Mercoledì 14 luglio 2004

L'intimità svelata

In un’epoca che tende ad appiattire esperienze, rapporti sociali e affettivi, c’è un libro che racconta una storia sulla riscoperta dell’educazione sentimentale. Il volumetto s’intitola Il sipario di Maissa (L’Obliquo, pp. 92, 11 Eu, postfazione di Daniela Bisagno), ed è stato scritto da Roberto Baghino, scrittore genovese esordiente. È già in vendita nella libreria Feltrinelli di via XX settembre e verrà presentato lunedì 19 presso la Galleria Leonardi V-Idea, in piazza Campetto 8A/4-5.

La vicenda di Maissa è narrata da lei stessa attraverso le pagine del suo diario. Racconta, con cadenza giornaliera, il percorso che la porta ad un rito d’iniziazione (e liberazione) della propria bisessualità. Lei è siriana, cresciuta in una famiglia retrograda che l’ha promessa in sposa quando ancora era bambina. Ha una sorella (Ameena) fuggita in Germania per sposarsi con un medico, un’amica-amante (Abir), reduce da un matrimonio fallito, che rappresenta la trasgressione e che la condurrà nel cammino di ribellione.
Le giornate scorrono tra lampi di ribellione, come passeggiare a volto scoperto nel suq, e punizioni, tra momenti in cui assapora la libertà (e l’amore per Abir) e scontri con la realtà della famiglia, della società, e con se stessa. Dall’intrico di sensazioni e versi che la stessa Maissa - aspirante poetessa - scrive, sorgono angoli di passato (la nonna), l’istinto e l’attrazione che la avvicinano allo sconosciuto (nella figura ricorrente dell’essere guardati dal falco), la voce lontana della sorella, gli odori catturati in giro per la città, l’irruenza delle pulsioni interne, le voci e i canti che trasforma in versi poetici.

Chiedo all'autore: cos’è il sipario di cui si parla nel titolo? «È un simbolo, rappresentato dal velo che indossa Maissa, che può tirare su o giù a seconda che si senta più o meno in pericolo nei confronti dell'esterno. È la paura di svelare la propria intimità, paura da cui non è immune neanche l’occidente». A questo punto vorrei chiedergli che ruolo ha l’Islam, il luogo in cui è ambientata la vicenda, la società descritta dalle parole di Maissa. Ma Baghino mi anticipa. «Tengo a sottolineare», dice Roberto, «che l'Islam non ha niente a che fare con la storia. È solo un pretesto. In fondo ciò che è descritto nelle pagine del libro non è così diverso dal nostro sud di qualche anno fa».

A nulla serve mettere a paragone le diverse civiltà di oggi. Anche in occidente, dove si straparla di coppie di fatto, di matrimoni gay, di qualsiasi tipo di libertà (supposta), è nascosta la stessa pruderie presente nella famiglia di Maissa. Urlare che si è diversi per farsi incatenare nella stessa gabbia. Omologazione invece che liberazione.

La ragazza arriverà al proprio "battesimo laico" con Abir e Musico, l’uomo scelto da lei e dall’amica-Maestra. Il seme di Musico sulle sue labbra sarà come l’acqua santa sulla fronte. Così finisce la storia, che inizia con lo sguardo del falco («l’esser guardati dallo sconosciuto», dice Roberto), prosegue con la scrittura, altro elemento fondamentale del racconto, («se si intende la poesia come rottura del silenzio, e non come scrittura di qualcosa che è già noto, allora essa rappresenta la disponibilità a conoscere il nuovo, la curiosità»).
Infine, la poesia. All’inizio del racconto è un canto, una voce che lei sente. «Quando si perde nel bosco, è il belato del gregge che la fa uscire», dice Roberto descrivendo una pagina del libro, «così, è come se lei si impossessasse di questa voce poetica e la facesse sua».

Una formula narrativa che riunisce vari stili (il verso, la diaristica e il racconto), un quadro reso più nitido con lo scorrere delle giornate, la necessità del cammino verso la propria liberazione. Il libro di Roberto Baghino, in poche pagine ma con grande chiarezza, riporta alla mente l’importanza dell’educazione sentimentale e della libertà.
di Daniele Miggino

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