Concerti Magazine Giovedì 8 luglio 2004

Contaminazione in platea

Il continua il suo percorso tra musiche religiose e suoni festaioli. Ieri sera - mercoledì 7 luglio - sono andato a vedere cosa bolliva in pentola... e sono uscito saltellando. Ogni serata induce qualche curiosità, e ieri c’era un coro israelo-palestinese, composto dall'Albaath Shafa-Amer (Palestina) e dal Collegium Tel Aviv (Israele), a supporto della splendida voce di Timna Brauer, e l’Orchestra Baobab, dal Senegal. Dei primi fa notizia il fatto che esista un gruppo del genere in Medio Oriente, imbottiti come siamo da Tg e giornali di immagini d’odio. Dei secondi ne avevo sentite e lette abbastanza per prendere armi e bagagli e andare al Porto Antico.

Comincia Timna Brauer. Il suo ensemble è quanto di più “mondiale” possa esserci: l’israeliano Elias Meiri alle tastiere, il turco Yldirim Fakilar alle percussioni, il greco Antonis Vounelakos alla chitarra e il caraibico Courtney Maxwell Jones alla batteria. Il loro repertorio va dalle musiche dell’Antico Testamento a quelle di antichi riti sufi, con un po’ di Carmina Burana, e un canto tradizionale yemenita (paese d’origine della madre di Timna Brauer). Per finire, la colonna sonora di un matrimonio Uzbeko. Si cantano tutti gli dèi inventati fino ad oggi, indistintamente. Elias Meiri si rivela un pianista incredibile: difficile seguire le sue dita persino con lo sguardo. Timna si destreggia tra gorgheggi e scale impensabili. Il finale con matrimonio sfocia in un delirio di danze, anche coristi e coriste si buttano sul fronte del palco e si dimenano all’impazzata. Tanti sorrisi, tanti abbracci.

Nella pausa la platea si svuota. Un po’ perplessi ci si guarda intorno. L’intervallo è piuttosto lungo. Dopo mezz’ora, finalmente, entra l’Orchestra Baobab e come d’incanto ci si rende conto che la platea si è riempita di nuovo. Eccoli, i Buena Vista Social Club di Dakar, i miti di Youssu N’Dour. «Do you wanna dance?» esordisce uno dei cantanti. Qui si cambia marcia. Niente più rituali e sufi, questo è ballo, divertimento puro. I Baobab passano dal tipico sound africano, al reggae, al rocksteady, al son cubano. Alcuni problemi tecnici innervosiscono i sassofonisti, ammutoliti dall’elettricità. Ma il danno è presto riparato. Ai lati della platea si crea ben presto una dance hall in cui tutti si mischiano, e ballano, e sculettano. Sarebbe bello capire i testi, penso ad un certo punto vendendo la marea di senegalesi che cantano a squarciagola. Le sanno quasi tutte. Fatte le debite proporzioni, sembra che siano una specie di senegalesi. Hanno sessant’anni e non suonavano insieme da venti. E i ragazzini li cantano a memoria.
Mi guado intorno. Oh là, finalmente un po’ di contaminazione praticata sul campo. La gente balla, si struscia e ride un po' ovunque. Nel finale si spostano tutti sotto il palco: credo che abbiano chiesto anche il tris.

Nella foto in alto: il finale del concerto di Timna Brauer
nella foto in basso: coppia danzante con l'Orchestra Baobab

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