Concerti Magazine Sabato 3 luglio 2004

Anche la pietra suona...

Il che celebra l’incontro fra le culture musicali di tutto il mondo è cominciato ieri sera, venerdì 2 luglio. In programma, le sorelle basche Gómez in ensemble con il gruppo Palo Flamenco, e i ritmi sufi dei Sidi Goma.
Aspettavo con curiosità di sentir suonare la txalaparta - strumento mitico e dalle origini misteriose, come tutto ciò che riguarda i Paesi Baschi - di cui avevo sentito dire grandi cose. Un amico che ha avuto la sfiga di andare a far l’Erasmus a San Sebastian - e non si è mai più disintossicato - mi diceva: «Ah, vedrai che roba. C’è solo una cosa che mi lascia perplesso. Tutte le volte che l’ho vista suonare, c’erano dei marcantoni di due metri che sbattevano ‘sti legni». Marika e Sara Gómez, in arte Ttukunak, non sono affatto due energumeni, anzi, una è piuttosto mingherlina, e l’altra non è affatto sovrappeso. Insomma, due ragazze normali. In mano hanno due legni, davanti a loro tre cavalletti su cui sono stati messi, in ordine, due traversine di ferro, tre lastre di pietra e due tavole di legno. Evidentemente è il famoso strumento. La formazione dei Palo Flamenco è un po’ più numerosa, comprende il virtuoso chitarrista José Luis Montón, Antonio Campos, cantante con molto sentimento, Jorge Tejerino, percussionista, e il ballerino Andrés Peña, detto anche "il tacco più veloce dell’Andalusia".

Il concerto è un’altalena di flamenco, txalaparta e balletto, che più volte si separano e si mischiano. La percussione è sicuramente il medium perfetto per amalgamare gli stili. Ad un tratto sul palco ci sono le Ttukunak che txalapartano, Andrés che zampetta stacchettando e Jorge che percuote una specie di vaso. Tutti perfettamente a tempo nei cambi di ritmo (frequentissimi) e nell’armonizzazione della melodia. Chiude il cerchio il bravo Montón con la sua chitarra flamenca.

Ma la performance che affascina di più è quella delle sorelle Gómez. Impossibile non fermarsi un momento a pensare: “Belin, stanno suonando un legno, un pezzo di ferro, la pietra”. Eccome. Con una sincronia perfetta partono lente, accennano un ritmo per subito cambiare e poi ritornarci. Si spostano da un materiale all’altro senza perdere il filo, anzi, evidenziando il cambiamento di tonalità della pietra rispetto al ferro e del legno rispetto ai primi due. Sulle prime ti aspetti che di lì a qualche secondo partano con un ritmo indiavolato. E invece ti lasciano sulla graticola per un po’. Accelerano e rallentano, avanti e indietro. Poi ti regalano il finale che ti aspetti, senza levarti il piacere della sopresa. Rullante che più non si può. Bello spettacolo. E che forza in quelle braccia!

I Palo Flamenco ci regalano una tipica litania andalusa, con la voce sofferta di Antonio Campos. Qualcuno accenna a una somiglianza con la voce dei Gipsy King. La buttiamo lì.
Il ballerino sbatte i tacchi con velocità supersonica, si gira, si volta, fa la piroetta. Mai un cedimento.

Il finale, ovviamente, è una sintesi di tutti gli stili, in un brano composto apposta per il progetto Ttukunak-Palo Flamenco. Per il bis cantano le ragazze. Io non capisco lo spagnolo, ma il mio amico basco-dipendente dice che è una specie di Olidin-Olidena alla spagnola. Non so se devo continuare a fidarmi.

I Sidi Goma avevano il duro compito di farci dimenticare lo spettacolo precedente. Gruppo numerosissimo, composto soprattutto da percussionisti, eseguono una musica rituale, di tradizione sufi. Lo spettacolo inizia con il classico richiamo alla preghiera del muezzin. Chi, come me, ha vissuto per un po’ con una moschea di fianco a casa, è saltato sulla sedia in preda al panico. Potente.
Il gruppo parte molto lento. Richiama atmosfere spirituali, religiose. Ma forse è un po’ troppo tardi per farsi prendere dall’entusiasmo. Poi si passa a ritmi più sostenuti. La radice africana di questi indiani d’adozione è più che evidente. Tutto ad un tratto sembra di essere al più animato dei balli rituali. Uno alla volta si alzano (i Sidi Goma suonano da seduti, con formazione a ferro di cavallo) e vanno al centro del palco a ballare.
Purtroppo il pubblico ha già iniziato a scemare. Peccato perché il ballo ti ridà la carica che non ti aspettavi più.

Se la partenza vale il Festival, vi consiglio di non perdervi le .

Nella foto in alto: Ttukunak
Nella foto in basso: Sidi Goma

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