Il Collezionista - Magazine

Mostre Magazine Venerdì 2 luglio 2004

Il Collezionista

Magazine - Chi è un collezionista d’arte contemporanea?
Cosa fa nella vita?
Perché colleziona pezzi di artisti giovani?
Prima di incontrare Gilberto Rodella, avevo alcune risposte per queste banali domande. Conoscevo alcuni casi, magari della storia recente, ma di fronte a Gilberto - collezionista genovese - la parola collezionista si è riempita del suo linguaggio, della sua passione forte ma equilibrata, di un istinto piuttosto eccezionale che lo guida, di un'etica estemamente sensibile nei confronti del contemporaneo artistico. Insomma una parola si è vestita di carne ed ossa e, come spesso succede, l'effetto che fa è diverso e migliore di ogni aspettativa.

Gilberto colleziona solo arte contemporanea. È una passione che ha nutrito per un certo periodo, poi una decina di anni fa ha rotto ogni indugio e si è lanciato. «Mi è sempre piaciuto andare a vedere disegni, quadri e sculture», racconta, «poi però avevo sempre un certo timore ad entrare nelle gallerie. Pensavo che bisognasse essere degli esperti. Per fortuna ad un certo punto ho vinto quella paura e ho scoperto che nelle gallerie e in giro per le fiere si incontrano persone con cui si possono instaurare bellissimi rapporti umani». Da quello che mi racconta collezionare è anche un modo per fare turismo e per socializzare: «un bellissimo modo per fare le due cose».

Ci racconti la tua prima volta?
«Ero in Piemonte nella zona di Crea per un’altra mia grande passione, quella per il vino. Un hobby coltivato con una serie di corsi di quelli che ti danno la convinzione di essere veramente un esperto, mentre invece ci vogliono anni per arrivare a certi livelli. Comunque, ero in una di queste cantine aperte, per la degustazione, a cui era stata abbinata una manifestazione culinaria e una mostra di pittura. Era una situazione di facilità: ho visto i quadri, mi sono piaciuti, ho detto: "Via, li compro!”. Da lì è fiorito il germoglio che ho sempre custodito. Le condizioni hanno reso possibile quella presa di coraggio che era assolutamente necessaria».
Come hai proseguito il tuo percorso?
«Ho iniziato a leggere riviste e a lanciarmi in viaggi: Basilea, Torino, Bologna, Milano, in quest’ordine le fiere d’arte contemporanea più importanti. Anche se devo sottolineare che è Torino la piazza dove gli emergenti sono più presenti».
Hai parlato della soggezione che genera l’ingresso in un galleria, quali altre paure ti attanagliavano all’inizio?
«Un’altra preoccupazione comune tra chi si avvicina all’arte per la prima volta è che le opere siano fuori da ogni portata. Invece se compri tra i giovani, veramente tali, spesso resti sorpreso dai prezzi. In quella prima occasione, di cui raccontavo, per esempio, mi sono detto: “Se costano così poco ne compro due!” Mi aspettavo un costo dieci volte superiore».
Come si fa a scegliere? Tu come procedi per arrivare all’acquisizione di un nuovo lavoro?
«Qualche volta vado avanti per temi. Per esempio decido di seguire la fotografia al femminile e lo faccio per un po’ di mesi».
Cosa c’è e cosa manca nella tua collezione?
«La mia oggi è una collezione piuttosto ampia, circa un centinaio di pezzi, forse di più. Un’unica lacuna importante: i video. Mi piacciono, li guardo, però non ne ho ancora nessuno. Non mi sono ancora convinto ma credo che arriverà anche quel momento. Sono molto legato agli olii, ho qualche scultura e mi piace molto la fotografia».
Dopo la ricerca e l’acquisto, in che modo si gode delle opere collezionate?
«Si possono passare dei bellissimi weekend invernali, quelli fitti di pioggia a traslocare pezzi, a spostarseli e a guardarli».
Quale consiglio per chi vuole cominciare?
«Vincere la remora di non essere all’altezza è la chiave di tutto. Io vengo da una formazione tecnico-matematica per esempio, che mi creava un sacco di scrupoli sulla possibilità o meno di farcela. Ma poi, una volta sbloccati, l’incontro con l’arte e con gli artisti ti proietta in un mondo altro, lontano dal quotidiano, dal vil mezzo del denaro, che ti permette di evadere e di ritrovarti a sognare d’arte davanti ad un bicchiere di vino, è questo che mi piace».
In questo momento sei a caccia di...?
«Sto seguendo le donne americane: , Janette Eckelmann e altre. La O’Neil è appena passata da Genova con una personale presentata, circa due mesi fa, dalla galleria , di cui sono un assiduo frequentatore per le ottime proposte. Della O’Neil ho preso un olio 4X3 enorme».



Nelle foto alcuni dei lavori di Gilberto: in alto "Monster" di Amy O'Neill; in basso "Les Lutteurs" di Xavier Veilhan. Nelle altre un particolare di "Le Lutteurs" e un particolare di Gruppo A12 dal titolo "12-11-1972" attualmente a Villa Croce. Courtesy della Galleria Pinksummer.

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