Viaggianti usciti da cartoline d'epoca - Magazine

Teatro Magazine Venerdì 2 luglio 2004

Viaggianti usciti da cartoline d'epoca

Magazine - Partenze. Uno spettacolo in mezzo al mare
testo di Laura Sicignano e Alessandra Vannucci
regia L. Sicignano
con I. Pardini, M. Cagnina, P. Benvenuto Vezzoso, C. Vecchio, S. Cianfriglia, M. Sguotti, S. Maschio, L. Giordana, M. Chioatto, A. Bandini, M. Pasquinucci, A. Ottobrino, R. Croci, P. Ricchi, I. Bonori
ricerche drammaturgiche A. Vannucci
musiche E. Monteverde
costumi, elementi scenici N. Viale
Luci P. Niego
collaborazione allestimento E. Conte
sulla gru galleggiante Maestrale.
Dall'8 al 25 luglio, solo 99 posti: prenotazione obbligatoria - 010 694240
acquisto online www.happyticket.it
inizio spettacolo h. 21.30 - riposo il lunedì
Partenza con il battello dall’Expò (h. 20.30) e Pegli (solo mart. e ven. h. 21)


Sono partiti.
Qualcuno è tornato.
Qualcuno invece c’è restato in quell’America mitica, che corrispondeva ai più svariati bisogni dell’immaginario collettivo dell’epoca .
Stiamo parlando dei viaggianti, come li ha definiti Alessandra Vannucci, gli emigranti italiani che tra fine ottocento e inizi del ‘900 dal porto di Genova hanno fatto rotta verso le coste atlantiche, pieni di speranze e di incertezze. Sono loro, gli individui singoli e le loro famiglie con le loro piccole storie, i protagonisti assoluti di uno spettacolo teatrale dai caratteri eccezionali, ideato dal Teatro Cargo come produzione speciale per il 2004.
Imminente il debutto: giovedì 8 luglio.

Il palcoscenico è senz’altro un luogo dai caratteri abnormi: la , del 1915, a tutt’oggi operativa nel porto, nonché monumento, soggetta infatti al vincolo della Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico e Demoetnoantropologico della Liguria come testimonianza della tecnologia navale storica. Un mostro marino di superficie: 50 metri di lunghezza, 30 di larghezza e dalla portata massima di 250 tonnellate.
Lo spettacolo racconta il viaggio e per questo inizia già sui battelli che dall’Expò e da Pegli conducono gli spettatori alla Maestrale, iniziandoli così all’esperienza dell’emigrazione con i riti consueti del controllo dei documenti, perpetrato dal commissario di bordo, e la sistemazione sui materassi tipici della terza classe di un tempo.
Un gruppo di 15 attori dà vita ai fantomatici viaggianti, facendoli emergere da quelle foto d’epoca di cui trattengono le sfumature delle tinte seppia nei volti e nei costumi (frutto di un’attenta ricerca filologica condotta da Neva Viale).
La consueta distanza tra chi recita e chi assiste è stata annullata in questo lavoro a favore di un’invenzione drammaturgica: l’"a tu per tu", esercizio attoriale che coniuga l’improvvisazione alla recitazione sviluppata sul testo, sotto stretto controllo drammaturgico. "Per gli attori significa", spiega uno degli interpreti Marco Pasquinucci: "calarsi nei panni del personaggio per colmare gli imprevisti che nascono dallo stretto contatto con gli spettatori. Quei 20/30 cm di distanza rendono necessaria una padronanza del linguaggio tipico dell’individuo e della sua storia molto profonda perché in quei momenti la visibilità è totale."

Uno spettacolo che riporta alla luce molte micro-storie ricostruite sulle reali testimonianze conservate negli archivi genovesi, che si svolgono sul foglio come pensieri orali, come narrazioni del vissuto.

Una domanda nasce spontanea: in che modo questo spettacolo riesce a sensibilizzare il pubblico di oggi sulle migrazioni della nostra attualità?
Ci risponde Alessandra Vannucci, regista e studiosa del fenomeno; residente a Rio de Janeiro, ma genovese, quindi lei stessa viaggiante; tra i fondatori del Teatro Cargo, nonché amica di lunga data di Laura Sicignano. "Il nostro sforzo è quello di mettere in scena un fenomeno, creare un affresco e sperare che siano gli spettatori a fare il collegamento e a sentirsi partecipi della situazione attuale, vivendo questa esperienza. Si parla di sogni ma non solo, soprattutto emerge la natura di quel vissuto: l’ambiente di tipo concentrazionale delle navi di terza classe, la ferocia delle malattie contagiose tipiche dei transatlantici; certamente le feste, ma anche i conflitti che nascevano nella forzatura di una convivenza promiscua, piuttosto lunga e i lutti (molti i bambini che morivano nel viaggio). Lo spettacolo è certamente metafora di un tipo di viaggio che molti, in particolare i clandestini, sperimentano ancora oggi. Secondo noi non c’era bisogno di fare un collegamento diretto, perché nell’esperienza che proponiamo ognuno si possa sentire libero di vivere l’implacabilità del viaggio dal suo punto di vista."

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Foto dello spettacolo

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