Concerti Magazine Mercoledì 30 giugno 2004

Tarick-1. È lui o non è lui?

Magazine - Nel fertillismo sottobosco genovese da qualche tempo gira un certo Tarick-1, rappresentante di una generazione di musicisti d’avanguardia, quelli che “suonano” il computer. A differenza di quello che potrebbe sembrare dal nome, non è palestrato, non ha tatuaggi invadenti, non ha mai partecipato al Grande Fratello.

Mi dispiace un po’ svelare il suo vero nome, dopo cotanto pseudonimo, ma lo farò. È Andrea Calcagno. Dimmi Andrea, sei un fan neanche troppo timido del mitico Taricone, oppure c'è qualche altra ragione per cui hai scelto questo nome? «Per non prendermi troppo sul serio». Ah ecco. Quando nasce Tarick-1? «Nell’estate del 2000. Il gruppo in cui suonavo allora - i Laghisecchi – attravesava un momento di stallo. Dopo il secondo album abbiamo avuto dei problemi con il produttore e non avevamo in programma quasi nessuna data».
Quindi hai fatto da te… «Eh, sì, suonavo anche in un altro gruppo, gli Age, ma anche quello si stava sciogliendo. Lavoravo in un bar e alla sera mi divertivo con il computer». Sono passati quattro anni e Tarick-1 vive di vita propria, anche se Andrea è ancora il tastierista dei .

Come definiresti la musica che fai? «Mah, elettro. Piuttosto eclettica. Io non sono uno di quelli che dice: “suono solo elettro-sint anni ’80”. Anche perché non riesco a stare fermo su uno stile. Quando mi fisso su qualche genere particolare ci vuole molto poco per farmi ricambiare direzione».
Dammi almeno qualche indizio. «Intanto ti posso dire che non campiono sequenze da altri dischi. Cosa, invece, molto frequente di questi tempi. Io mi faccio i miei suoni con la tastiera e poi uso il pc per programmare. Le influenze sono le più varie. Pensa che quello degli Age era un gruppo grunge, quindi nella musica di Tarick-1 trovi anche la schitarrata pesa».

L’onda elettronica sta spingendo molti giovani ad utilizzare la tecnologia per fare musica. Tu cosa ne pensi? «Il bello dell’elettronica è che puoi organizzarti da solo. Pochi lo dicono, ma una delle cose più difficili per i giovani che iniziano a suonare è trovare un gruppo affidabile e affiatato. E poi è anche più democratica, tutti possono provarci senza grosse capacità». Ok, però io in occasione di concerti elettro ho sentito dire che “non sembra che suoni per davvero”. Come risponderesti? «Ovvio che ci sono molti livelli di elaborazione. Io so riconoscere uno che ha fatto un buon lavoro da uno che ha scaricato un file da Internet e poi ha premuto play sul palco». Insomma, anche questo si può fare bene oppure male… «Certo. Ci si prepara con calma il materiale e poi si fa il proprio concerto. Ma questo non vuol dire che chiunque lo può fare. Almeno gli accordi bisogna conoscerli. Un pochino bisogna aver studiato lo stesso. Io poi ho una forma mentis legata ai gruppi con cui ho suonato. Insomma, non è che uno si sveglia la mattina e decide che suona elettro perché ha un pc in casa». Come si suona l’elettro? «Prima si metteva su una base e ci si suonava sopra con la tastiera. Oggi esistono dei programmi che ti permettono di “suonare” nel vero senso della parola». Tutta questa democrazia è merito solo dell’elettronica? «In realtà già con il punk si aprirono le porte della musica alle masse. Ma, anche allora, se non avevi un buon batterista non andavi da nessuna parte». Dov’è che possiamo vederti all’opera prossimamente? «Al di venerdì 9 luglio, al ». E dopo? «E dopo vorrei fare un disco. È già da un po’ che ci penso. Ho molti brani miei, e tra i progetti c’è quello di remixare le canzoni dei Numero6». Come vedi il mercato di questo tipo di musica? «È un po’ più facile rispetto agli altri generi. E poi la gente è molto attenta alle nuove tendenze».

Nella foto: Tarick-1 all'opera

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