Magazine Lunedì 21 giugno 2004

Do a Sanguineti by yourself

Magazine - Ai tempi del liceo voleva essere sanguinetiano, poi ha capito che è fatto di frammenti, e quindi…che ognuno si faccia il suo Sanguineti personale: Do a Sanguineti by your self. Questo l’invito che ci ha rivolto Giuliano Galletta, giovedì 17 giugno, la del , durante il colloquio con il Maestro, il Professore in giacca e cravatta.

In Via Balbi 6, ai tempi dell’Università, Galletta, come molti di noi, cercava in questi frammenti, in questi "io frantumati" il confronto, "la parola che ricominciasse ad innamorarsi", cercava "un po’ di ortodossia che fortunatamente non trovai".

Galletta a Sanguineti dei suoi confronti con i due grandi amici.
Luciano Berio ed Enrico Baj. Scambi tra parole e suoni, tra vocali ed immagini. La trasformazione delle parole di ogni giorno della poesia di Sanguineti nei suoni di ogni giorno, di una voce che esclama, che stupita reclama, che sussurra o bisbiglia, per poi rialzarsi alta, nervosa, sinuosa. Suoni trattenuti in mormorii da un pugno chiuso sulla bocca. Quelli della “Sequenza per voce sola” interpretata da Susanne Kelling e preannunciata così dal poeta "Voglio le tue parole e voglio distruggerle in fretta".
È il momento della Sequenza XIV che era stata affidata a Scodanibbio per contrabbasso da Berio stesso. Ed è proprio Stefano Scodanibbio ad eseguirla, anticipata dai versi di Sanguineti tratti dal "Piccolo lamento in nome di Berio": «Non c’è un Dio né una Dea da nessuna parte». Ricordare Berio è per l’amico poeta immaginarlo in "stanze piene di musica tua e di te che sei stato per me la musica".
Luciano Berio da una “Pagina di diario” raccolta nell’Albun Sanguineti per l’edizione Manni, curata da Niva Lorenzini ed Erminio Risso in occasione del suo 70esimo compleanno, così parlava dell’amico: «Ho sempre amato Sanguineti di vero amore, di quel sentimento globale e immanente che anche i poeti, a dispetto dei loro canzonieri, hanno difficoltà a descrivere. Figurarsi io (…) non poeta e neanche prodigo di metafore».
Sanguineti lo suppone ora "più tranquillo".

Il viaggio di giovedì è continuato con Enrico Baj, altro amico recentemente scomparso. Parole e lettere divenute figure, segni di un alfabeto. Apocalittico naturalmente. Storia di una città attraverso le sue iniziali: Genova. Rime baciate con impatti visivi e sonori, se si pensa che le 21 ottave scritte per l’"Apocalisse" di Baj furono rese nel 1982 come volantini dalla A alla Z. Fogli colorati. Teatralità ancora della parola che crea mondi. Che ricostruisce poeticamente, come dice il manifesto del Festival di quest’anno.

In mezzo al viaggio tra Berio e Baj, delle cartoline. Le Postkarten, appunti di viaggio, appunti di sguardi e osservazioni, occasioni, situazioni, dove tutto può cominciare "con uno scambio di soprabiti". Come una cartolina, una fotografia, come un appunto sparso sui nostri diari della memoria, collettiva. Sanguineti crede nell’avanguardia e nei suoi linguaggi perché «è il rifiuto di ogni mercificazione dell’arte». E la sua è ancora una poesia delle "umane faccende".
Grazie Maestro.

Marina Giardina

Nella foto: Luciano Berio

di Daniele Miggino

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