Concerti Magazine Domenica 20 giugno 2004

Not(t)e sotto la pioggia

Magazine - Dopo la conferenza di , il secondo atto inaugurale del – nella serata di sabato19 - è stato a dir poco “movimentato”. La prevedeva l’esibizione in piazza De Ferrari di quattro gruppi, uno per ogni Istituto di Cultura che ha contribuito alla nascita del Centro insieme alla . Alle 19, ora di inizio del concerto, era ancora tempo di sound check. I passanti si fermavano incuriositi, la minaccia delle nuvole - pur concreta - sembrava scongiurabile.

Apre le danze - alle 21 - il sassofonista basco Gorka Benitez, jazzista vincitore di molti premi da solista e con il suo gruppo, il Gorka Benitez Quartet. Il suo percorso musicale, iniziato nei conservatori di Spagna e continuato a New York, lo ha visto fare una tournèe addirittura in Giappone, con una Compagnia di Flamenco. Uno stile intriso di influenze e contaminazioni. Di fronte a una De Ferrari in cerca di un motivo per accalcarsi di fronte al palco, la sua performance si è però dimostrata un po’ “freddina”. Non c’è dubbio che in una saletta fumosa e accogliente avrebbe fatto al un altro effetto. D’altra parte, le folle oceaniche non sono mai state eccitate dal solo sound del sax. Inevitabile oggi, domenica 20 giugno, pensare al contrasto con , che sta per portare il delirio a Marassi.

L’atmosfera si scalda decisamente quando sul palco salgono Les Nubians, al secolo Hélène e Célia Faussant. Sangue misto franco-camerunense, voci potenti e penetranti, ritmi che iniziano a far muovere il bacino anche ai più statici. Non stupisce che le due sorelle abbiano spopolato nel mondo e negli USA, dove hanno venduto quattrocentomila copie del loro album. RnB, blues, soul, funky, afro, ogni brano cambia ritmo e genere. «E ora un po’ di reggae» dice Hélène a un certo punto «perché tutti hanno diritto a una mezz’oretta di reggae al giorno». La contaminazione entra anche nelle parole, in un ritornello si alternano frasi in inglese, francese e spagnolo. Un messaggio lanciato più volte: peace!

Sono le dieci e trenta circa, prima goccia su una mano. È l’inizio della fine. Les Nubians resistono fino all’ultimo, inscenano una danza della pioggia al contrario - con l’aiuto del pubblico - che ha l’unico effetto di aprire le cisterne del paradiso. Colpa mia, non sono poi così intonato. Il chitarrista/tastierista rastamano, stoico, non si ferma, gli mettono un lenzuolo sul Roland quando ormai tutto è coperto e anche le sista sono scese.
Seguono attimi di attesa, ma le gocce sembrano aumentare. La presentatrice ci prova: «Già che siete qui restate che si continua». Poi la richiamano all’ordine: «Piove troppo, ci dobbiamo fermare per qualche minuto»…che deve ancora terminare. Il ritmo della pioggia, infatti, cresce fino a rendere impossibile proseguire. Salvo poi fermarsi appena si sono impacchettati tutti i macchinari. La legge di Murphy ha colpito ancora.

Tutti riparano nell’atrio di Palazzo Ducale in attesa che spiova. E qui succede l’imprevisto dell’imprevisto. Il gruppo Gnawa Impulse, un’insolita formazione di tre dj tedeschi e tre marocchini depositari dell’antica tradizione folcloristica Gnawa, di Marrakesch, non si arrende. Sarebbe difficile metter su l’impianto per i dj, ma i marocchini si vestono a festa e iniziano a tamburellare nell’atrio. Il pubblico - ancora numeroso - gli si accalca intorno e inizia a ballare. Una masnada di uomini e ragazzini arabi sembra aver finalmente trovato casa propria. L’esuberanza è tanta. Gli Gnawa si siedono davanti a mentelocale e intrattengono. Tamburo, nacchere di metallo e una specie di chitarra con tre corde, tutto ciò basta per far dimenticare il palco vero…e per far andare via la pioggia.

Mentre ascoltavo Les Nubians e poi anche gli Gnawa, osservavo il pubblico. Variegato, veramente multietnico e, soprattutto, a proprio agio. Non sono molte le occasioni - a Genova - in cui capita di ballare insieme a una maman (dicesi maman la tipica donna di colore con vestito sgargiante, copricapo batik e, diciamo, un po’ paffuta) o a ragazzini arabi (molto giovani) che battono le mani e saltano. Alla faccia della omologazione. Al pensiero che l’Europa possa diventare sul serio la casa di tutte le culture e di tutte le genti, ho avuto un sussulto di gioia. Purtroppo i concerti finiscono.

Non abbiamo sentito gli Impulse, metà tedesca degli Gnawa, e Hubert Von Goisern, suonatore austriaco che mescola folk e ritmi reggae-afro. Speriamo ci sia presto un’altra occasione.

Nella foto in alto: Les Nubians
Nella foto in basso: la folla in piazza De Ferrari, prima della pioggia...

Potrebbe interessarti anche: , Vincenzo Spera: «Serve un programma europeo della musica dal vivo» , Don Ciotti, Bollani e Renzo Piano, esempi per il futuro del Belpaese , Sanremo 2018: Leonardo Monteiro con Bianca. Testo e pagella , Festival di Sanremo 2018, i 20 Big in gara e le Nuove proposte , Umberto Tozzi, 40 anni che Ti Amo Live e il tour

Oggi al cinema

Chinatown Di Roman Polanski Thriller U.S.A., 1974 Los Angeles 1937. Durante le indagini riguardanti gli abusi edilizi che si stanno propagando a vista d'occhio, un investigatore privato, si imbatte casualmente in un omicidio che pare sia in stretta relazione alla corruzione dilagante ed ad uno scandaloso... Guarda la scheda del film