Mario Martone @ Genova - Magazine

Cinema Magazine Giovedì 17 giugno 2004

Mario Martone @ Genova

Magazine - «Non è facile parlare di questo film», dice del suo ultimo lungometraggio, . E il regista non ha tutti i torti. L’incontro di Martone con il pubblico genovese è avvenuto ieri, mercoledì 16 giugno, presso il cinema America di via Colombo in occasione della rassegna , che propone i film presentati quest’anno a Cannes e organizzata da e Luigi Cuciniello.

Tratto dall’omonimo romanzo di Goffredo Parise, il film narra di Carlo - interpretato da un bravissimo Michele Placido – e del suo rapporto con la moglie Silvia, un’altrettanto affascinante Fanny Ardant. Una coppia decisamente aperta, dato che i due vivono altre storie parallele – lui con una giovane donna con la quale trascorre la maggior parte delle notti e lei con amanti occasionali – che non esitano a raccontarsi, in un legame fatto anche di grande complicità.
Tutto cambia per Carlo quando nella vita di Silvia entra un giovane amante, problematico e violento, di cui la donna si invaghisce. La gelosia, allora, comincia a tormentare Carlo, che ora vede la moglie come l’irraggiungibile oggetto del suo desiderio. Lunghi dialoghi. E poi molto sesso, mostrato e raccontato. Morbosità, masochismo, ma anche amore senza riserve.
Alla fine quello che resta è il senso della tragedia, di un destino che si è compiuto. E la figura di un personaggio tanto nominato quanto assente, perchè nel film il “ragazzo” di Silvia non appare mai: un fantasma che forse – e dovrà essere il pubblico a deciderlo – non è mai esistito.

«L’odore del sangue si compie nello spettatore: deve essere interpretato» spiega Martone, che aveva già partecipato al Festival di Cannes nel 1995 con L’amore molesto «paradossalmente, è un film che parla dell’amore eterno».
Il libro di Parise, invece, era stato scritto nel 1979, messo in un cassetto e poi pubblicato nel ’97, dopo la morte dell’autore, così com’era, con gli errori e i refusi mai corretti: «E nel film c’è tutto, non ho modificato niente. Il libro mi ha colpito molto perché Parise l’ha scritto come in uno stato ipnotico». E la stessa impressione deve aver avuto la Ardant: «Anche l’incontro con lei», racconta ancora Martone, «è stato segnato dal destino. Fanny aveva comprato il libro perché attratta dal titolo e dalla foto dell’autore, che non conosceva. Amò il romanzo – e il personaggio di Silvia - a tal punto che ne volle comprare i diritti. E così, quando io decisi di fare il film ci incontrammo».

E la grande attrice francese, musa di Truffault, accettò subito l’impostazione che Martone decise di dare alla sceneggiatura, che lui stesso ha curato. Nel film un ruolo importante ha la colonna sonora, «che mi ha permesso di esprimere, grazie alle ballate di Chopin e Schuman, il lato romantico di una storia così crudele».

Nella foto in alto: Mario Martone al cinema America

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