Concerti Magazine Mercoledì 16 giugno 2004

L'ultimo vizio di Vasco è il Sold Out

Siamo a meno di una settimana dal grande evento. Domenica 20 giugno - alle 21 - arriva Vasco al Ferraris. Chi se lo ricorda agli esordi della carriera non può fare a meno di dire: "ma come ha fatto ad arrivare fino ad oggi?". La cosa che lascia sbalorditi è come ci è arrivato. Stiamo parlando di 25 anni di carriera, di una vita spericolata sul serio, di canzoni che sono entrate nell’immaginario di tutti (chi non conosce Albachiara o Vita spericolata?), di un costante aggiornamento nello stile, accostato a una purezza mai sbiadita. Di per sé queste sono già cose straodinarie. Ma riempire stadi con ottantamila persone, andare in sold out mesi prima della data, creare una sorta di “panico da biglietto”, è una cosa va ancora più in là.
Su questo punto, bisogna dirlo, e fanno la figura dei pivelli al confronto. In Italia, per trovare un fenomeno simile bisogna andare a pescare i Rolling Stones o gli U2.
Vasco è Vasco, si dice. "Vasco non si discute, si ama", è stato scritto in alcune recensioni delle prime date del nuovo Buoni o Cattivi Tour 2004. Insomma, il Blasco è un oggetto splendido e indecifrabile, risplende di luce propria e non ha bisogno di tante parole o elucubrazioni.
Per far capire quanto il linguaggio sia impotente di fronte a lui, potremmo accorciare ulteriormente la definizione iniziale (Vasco è Vasco), e dire “Vasco è”. Punto. Dante diceva che trasumanar per verba non si poria...

Questa "sindrome da spiegazione" deve aver colpito anche il diretto interessato, visto che quando gli si chiede il perché e il percome delle sue canzoni, del suo successo, della sua vita, lui dice continuamente, con il suo accento spiccatamente bolognese: “ma…non so perché…è così…capitto..è una cosa naturale…”. Già, naturale. Forse Vasco convince tutti per questo: è riuscito ad esprimere il disagio e la ribellione giovanile, è riuscito ad uscirne sano e senza cambiare troppo, si ispira alla canzone cantautoriale italiana (tra cui De André e De Gregori, di cui ha cantato Amico Fragile e Generale) ma si mantiene molto vicino alle masse, raccontando sensazioni semplici e universali. Di recente ho sentito un’intervista in cui spiegava come è nata Ogni volta. Una mattina si è svegliato e ha buttato giù alcune impressioni, dettate da episodi della sua vita, da suoi stati d’animo. Lui le considerava emozioni personali, e invece quando l’ha fatta leggere al gruppo, è venuto fuori che tutti le capivano e le sentivano proprie. Ecco, questa è la magia di Vasco, racconta la vita di tutti parlando della propria.

La del concerto recita un mix perfetto. 28 canzoni, nelle quali riesce a combinare i moltissimi cavalli di battaglia con i brani del nuovo album, di cui propone nove pezzi su dodici. A lui piace sentire gli umori del pubblico di fronte alla novità, e dal riscontro delle prime date del Tour (Roma, Bologna e Milano) pare che Buoni o Cattivi sia già stato imparato a memoria.
Si comincia con Cosa vuoi da me, Fegato spappolato e Cosa succede in città, ed è subito delirio. Il finale è un’apoteosi: Siamo solo noi, Vita spericolata e Albachiara. In mezzo, tra i brani nuovi, recupera alcune chicche, come Domenica lunatica, Sally, C’è chi dice no.

Un altro segreto del cantante di Zocca, è quello di essere completamente trasversale. Chi era adolescente all’inizio degli anni Ottanta ha mantenuto un cordone obelicale con la sua musica e non se ne è mai staccato. Chi lo è oggi impazzisce per Rewind o Siamo soli, e magari sa anche Bollicine.
Io però, devo dire la verità, Rewind sprizza energia da tutti i pori, e quando la sento mi viene da saltare come la fanciulla del video. Ma quando sento:

La "ragazza" mi ha lasciato
è colpa mia!
Sono stato anche "bocciato"
e non andrò via
Passerò tutta l'estate qui!
....compresi i Lunedì!
...quelli li odio di più...
non lo so, ma è così!.......
odio i lunedì
........i lunedì!

Mi viene un brivido un po' più forte. E poi la canto ancora tutti gli inizi di settimana, anche se la scuola è un ricordo lontano. Tanto che i miei amici redattori non ne possono più.

Nella foto: lo sguardo intenso del "Blasco"

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