Magazine Martedì 15 giugno 2004

Dinamo Piramo



Così, la CoReFeM, luogo desolato e ameno, popolato da tubi e armature per il cemento armato, divenne l’ideale degli amori clandestini, quelli consumati sui sedili scomodi delle automobili. Dalla tarda sera e per tutta la notte, tra la benna di una escavatrice, le betoniere cariche di calcestruzzo indurito e le punte delle trivelle (qualcuno diceva che c’era pure della polvere di mina), cominciavano ad aggirarsi automobili a passo d’uomo e di donna, lente e vogliose alcove iperammortizzate. Passare di lì era come una lezione di educazione sessuale, la CoReFeM era una maestra di vita. Ecco perché Lollo faceva volentieri quella piccola deviazione dopo l’allenamento. Anche se arrivava a casa e la pasta nel piatto era fredda, con la mamma arrabbiata. Piramo lo caricava sul portapacchi della sua bici di allora, la Cesira, una vecchia Graziella che usava ogni tanto sua madre, pesante come un cancello, ma dotata di una provvidenziale dinamo sulla ruota anteriore.

E già, perché con la dinamo lo spettacolo era assicurato. Consisteva in questo: scegliere una tra le sordide auto parcheggiate sul selciato; partire a tutta birra con il faro della dinamo al massimo puntatole addosso; Cercare di notare il maggior numero di particolari possibile, gambe, cosce, braccia, caviglie, (che di più non si poteva, mica erano trasparenti le carrozzerie); allontanarsi velocemente per evitare le ritorsioni degli amanti disturbati sul più bello. Lollo si divertiva un sacco. Quella là! Vai su quella là!, diceva a Piramo dal portapacchi, sceglieva lui le auto da puntare, aveva un fiuto infallibile. E poi commentava, hai visto Piramo! Visto che cosce? Che tette! Che zinne! Come quell’attrice là, quella della TV. Ma quali “cosce”? rispondeva Piramo, quali “zinne”? Forse che, impegnato nella guida del mezzo (che, in due, è mica facile governare una Graziella a tutta velocità sullo sterrato), lui ogni volta si perdeva quello spettacolo straordinario. E di nuovo. Visto quella Piramo? Quella era una nera, una di colore, accipicchia, quelle sì che mi piacciono! E Piramo niente, neppure stavolta aveva notato qualcosa. Che Lollo avesse la vista più acuta della sua non voleva crederlo, forse, Piramo ne era convinto, lavorava più con la fantasia.

Oh, ancora una, eh, poi mi viene tardi che mia madre mi aspetta, disse Lollo sottovoce, Quella! Quella laggiù, quella lunga, la Volvo. Stavolta Piramo era deciso. Ce l’avrebbe fatta eccome a vedere qualcosa di una donna nuda. Studiò la situazione. Tratto rettilineo leggermente in discesa. La rincorsa c’era tutta per mandare la dinamo al massimo splendore possibile. Ecco, parte. Punta un po’ sui pedali per fare velocità. La Volvo si avvicina. Ecco, qualcosa si vede. Sì, sì, ecco che si vedono, appesi ai finestrini, stracci bianchi, asciugamani. Più vicino! Urlava Lollo, Vai Piramo! La pedalata era ormai veloce, Piramo non ne poteva più, pedalava a vuoto, ma ecco, spuntare sul parabrezza due piedi femminili ondeggianti al ritmo di movimenti pelvici, così nitidi, così nitidi alla luce della dinamo che si vedevano pure le unghie smaltate di rosso. Uh! Fa Lollo, accidenti… mai vista una cosa simile! Vai Piramo!

Ecco però, proprio in quel momento, la portiera della Volvo aprirsi, e di lì, uscirne un omone completamente nudo e in evidente stato di erezione, come un Priapo delle caverne, e agitare con fare minaccioso le braccia brandendo un asciugamano a mo’ di frusta.
Porca P… ! Che c… volete! Andatevene! Se vi piglio vi gonfio! Quello Piramo lo vide eccome. E poiché la luce della dinamo puntava dritta dritta su ciò che di più manifesto poteva esserci in quel clamoroso exploit, Piramo diede una brusca sterzata che fece barcollare il compagno passeggero, lo disarcionò e lo lasciò a piedi.
Piramo! Che fai, sei matto! Disse Lollo appena rimontato in bici, Oh, per poco non finivo in macchina di quello là, quello m’ammazza! Hai visto come ce l’aveva grosso? I due si allontanarono in tutta fretta.
Ma quella sera, vista la gran baraonda, nessuno, nelle auto parcheggiate in tutta la CoReFeM, combinò più niente e così i più accesero l’autoradio e si fumarono una sigaretta dal finestrino.

Leggi anche gli episodi e

Giacomo Revelli
di Laura Calevo

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