Magazine Lunedì 14 giugno 2004

Il privilegio di essere un guru

Magazine - Il fenomeno della letteratura comica. Cabarettisti che diventano scrittori, attori che scrivono best-seller, molte battute messe su carta. C’è chi dice che, anche se non si tratta di vera e popria letteratura, il libro “da ridere” fa avvicinare alla lettura molta gente che altrimenti ne starebbe ben lontano. Il dibattito non si esaurirà certo qui. Intanto, Mercoledì 16, alle 18, presso il forum della FNAC di via xx settembre, Laura Guglielmi presenta Il Privilegio di essere un guru (Fazi Editore, 15 Eu) di Lorenzo Licalzi, un libro che fa ridere, ma che ha anche qualcosa di più.

C'è una differenza di stile rispetto ad altri libri comici. Quale? Lo chiedo all'autore.
«Beh, la maggior parte dei comici che si mettono a fare libri non riescono a scrivere un romanzo» dice Lorenzo «Buttano giù sketch, battute, a volte veramente divertenti, ma raramente c’è una storia, un trama. Io ho cercato di far ridere con una storia, con un romanzo vero e proprio. A parte Fantozzi, che resta un caposaldo (anche se a volte non era credibile), c’è solo un libro di questo tipo che mi ha folgorato, Belli dentro di Alvaro d’Emilio».
Protagonista del libro è Andrea Zanardi, di professione infermiere, ma si può dire che il suo vero lavoro è quello di conquistare le donne. Tante donne. Il suo progetto è chiaro e semplice: puntarne una, fare di tutto per attirare la sua attenzione e stordirla con una marea di cazzate, portarla a letto e sparire. Andrea è democratico, non ha gusti particolari, ogni donna che gli passa davanti rischia l’agguato. È commovente l’impegno e la tecnica sopraffina con cui il nostro infermiere analizza la situazione, capisce i gusti della vittima, si informa su tutto lo scibile che potrebbe tornagli utile (manuali zen, libri di infima qualità che raccolgono aneddoti e curiosità per ogni evenienza), millanta conoscenze per fare breccia nei cuori delle pulzelle. L’ironia della narrazione non salva nessuno dei personaggi, non le prede (che ci cascano sempre), ma neanche Andrea, che nei panni del cascamorto indefesso - cinico e bugiardo - diventa presto una macchietta. Intorno, una serie di co-protagonisti, come Saro, un siciliano che non si capisce quando parla, e Ditasudicie, l’amico venditore di panini, che alimentano la verve umoristica del racconto. Anche la spiritualità che fa da sfondo al racconto viene messa alla berlina.
Questo Zanardi è veramente maschilista e superficiale? «Assolutamente sì. Ma ho voluto svelare un lato che tutti noi uomini abbiamo dentro. Non c’è niente da fare - chi più chi meno – tutti siamo un po’ Zanardi».

Il libro scorre scena per scena, come in un film. Sembra un testo molto adatto al grande schermo. Pensi al cinema quando scrivi? «Io scrivo così, descrivo scene, situazioni, che collego con un filo narrativo. Alla Medusa è piaciuto, visto che ha comprato i diritti». La storia è ambientata a Genova e molti personaggi sembra di conoscerli veramente. Hai tratto ispirazione da qualcuno in particolare? «Per alcuni sì, per altri no. Andrea è un mix. Io ho lavorato per un po’ in ospedale e ti posso dire che soggetti del genere esistono veramente. Per esempio, alcuni infermieri, per dire che si erano fatti una paziente, non dicevano il nome ma: "oggi mi sono fatto una frattura femorale in terza giornata"». Saro Murgia è un tipico siculo, inventato sulla base delle mie vacanze da ragazzo. Mentre Ditasudicie è un personaggio vero ma in compagnia lo chiamavamo Manozozza.

Questo è il terzo romanzo di Lorenzo. Il primo - Io no - era una storia d’amore e ribellione di un figlio nei confronti del padre. Il secondo, Non so, raccontava il percorso di un ragazzo indeciso, che trova la stabilità dopo esser diventato padre. Tutti e due iniziavano con una vena comica, ma le storie contenevano riflessioni molot serie. Io no è diventato anche un film, prodotto da Ricky Tognazzi.

Insomma, qual è il privilegio di essere un guru? «C’è spazio per le interpretazioni. In primo luogo, conquistare le donne senza far fatica. Ma Andrea potrebbe aver avuto davvero l’illuminazione...». Non diciamo altro, sennò non c’è gusto.
Da venerdì 11 il libro è in tutte le librerie. E il futuro? «Vediamo come procede questo romanzo, che secondo me ha molte potenzialità. Sto lavorando anche a un altro libro, stavolta drammatico. Il titolo è Il privilegio di essere un vecchio, ed è un storia d’amore ambientata in una casa di riposo, con le riflessioni disincantate di un anziano sulla sedia a rotelle».

Aspetteremo il dramma. Intanto ci godiamo le risate del guru sciupafemmine, che ha fatto un'ottima impressione persino a Neri Marcoré (uno che di comicità qualcosa ci capisce). «Sono contento perché Neri è proprio il tipo di comico che piace a me. Ed è anche un ottimo conoscitore di libri, visto che presenta Per un pugno di libri».

di Daniele Miggino

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