Coronavirus, Confcommercio lancia la raccolta firme: stop a utenze e tributi - Lucca

Coronavirus, Confcommercio lancia la raccolta firme: stop a utenze e tributi

Attualità Lucca Martedì 10 marzo 2020

© Pixabay

Lucca - Tre mesi di respiro per la categoria dei commercianti: si riassume così l'appello lanciato da Confcommercio Lucca per tutelare negozi, aziende e imprese commerciali. L'associazione di categoria ha lanciato una raccolta firme (qui il modulo per aderire alla campagna) dopo aver osservato con crescente preoccupazione le ricadute dell'epidemia da Coronavirus in Italia, in particolare nel settore del commercio. La raccolta firme, partita da Lucca, interessa anche gli altri territorii di competenza della sezione locale di Confcommercio, da Massa Carrara a Viareggio, fino alla Piana di Lucca e la Valle del Serchio.

I piccoli proprietari di negozi e attività sarebbero infatti tra le fasce più economicamente danneggiate. Le piccole e medie imprese commerciali, che qui parlano con la voce di Lucca ma che fronteggiano una crisi su tutto il territorio nazionale, hanno infatti immediatamente subito le conseguenze dello stop totale del turismo. In poche settimane, le ripercussioni sono culminate con il decreto Io sto a casa, che disincentiva ogni tipo di mobilità vacanziera o nel tempo libero, così da veder venire meno in modo violento e inaspettato il suo principale tessuto economico e produttivo.

La raccolta firme fra i commercianti, che è naturalmente aperta anche agli altri cittadini, richiede la chiedere la sospensione immediata e per un periodo di almeno 3 mesi – da rivalutare eventuali proroghe nel caso l’emergenza non fosse ancora rientrata - dell’obbligo di pagamento per le attività commerciali del centro storico e di tutti i quartieri esterni di tutte le utenze (luce, gas e acqua) e dei tributi, senza more né interessi aggiuntivi.

“Il commercio in tutte le sue forme attualmente è fermo – spiega la nota rilasciata da Confcommercio Lucca e dalla Commissione Città di Lucca - si tratta di un elemento oggettivo e non discutibile. Le imprese non hanno liquidità per far fronte alle scadenze e alle spese correnti. Non sospendere utenze e tributi sino alla fine dell’emergenza significa uccidere migliaia di attività e far saltare ancor più migliaia di posti di lavoro. In palio c’è un intero tessuto produttivo e sociale e nessun ente, dal Comune fino ai livelli più alti può far finta di ignorarlo».

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