Weekend La Spezia Martedì 23 marzo 2004

Dedicato a Mary Shelley

Genova - Percy Shelley. Un poeta romantico, bellissimo, perseguitato. Accusato di satanismo e ateismo nell’Inghilterra conservatrice dell’800, abbandona la patria e vaga per l’Europa, coltivando gli ideali politici di stampo anarchico con gli altri amici intellettuali fuoriusciti.

Con lui la moglie Mary, scrittrice e intellettuale, figlia di un filosofo anarchico e di una giornalista femminista e rivoluzionaria. Una vita segnata da lutti, fino alla morte dell’amatissimo marito in un naufragio, al largo delle coste toscane.

Esistenze "tempestose", estreme, come nella miglior tradizione romantica. Arrivano in Italia, il paradiso degli esuli, attorno al 1820. Si stabiliscono a Pisa. Ma il poeta è irrequieto. Un giorno giunge sulle colline di Lerici e rimane estasiato dal paesaggio. Affitta una barca, visita la baia e trova la dimora dei suoi sogni: “La nostra casa, casa Magni, era vicina al villaggio di San Terenzo; il mare arrivava fino alla porta, le ripide pendici di una collina la proteggevano da dietro. Il bosco era quanto di più vicino al gusto inglese io abbia mai visto in Italia, splendidi noci e lecci [...]Lo scenario era veramente di inimmaginabile bellezza”.

Questa la descrizione di Casa Magni tratta da una lettera di Mary Shelley ad una amica. Oggi non è più così: l’abitazione non è isolata ma inglobata nel paese. Il mare non lambisce la porta d’ingresso perché è stata costruita la strada e la passeggiata. Un po’ di magia si è perduta ma entrare nell’atrio, percorrere le scale di pietra fino al luminoso soggiorno con il terrazzo che si affaccia sul mare, è comunque una grande emozione.

La casa è sempre stata privata e quindi visitabile solo in rare occasioni. Nella , dedicata quest’anno agli Inglesi in Liguria, è stato proposto un viaggio virtuale nella vita di Mary Shelley e del marito Percy, al tempo del loro soggiorno a Villa Magni.

L’iniziativa ha avuto un incredibile successo. Un tuffo nel passato per centinaia di visitatori di tutte le età. Le guide hanno cercato di ricreare l’atmosfera dell’epoca con suggestivi racconti tra leggenda e realtà. E poi la lettura di testi in prosa e versi di Percy e Mary Shelley. Musica classica sullo sfondo. Mare in burrasca oltre le vetrate. Vento tra i capelli, cielo plumbeo, spuma sulla scogliera, fruscio di chiome dal giardino: “I venti e le bufere circondavano la baia di spuma; il vento ululante spazzava intorno alla nostra casa esposta alle intemperie, e il mare mugghiava incessantemente, così che quasi ci sembrava di essere a bordo di una nave”. E anche a noi sembra di essere a bordo di una nave, in una giornata grigia e piovosa che si addice perfettamente alle storie torbide che ci risuonano nelle orecchie, ai fantasmi che stiamo rievocando.

Un luogo di indicibile bellezza dove Percy Shelley è felice e sereno, dopo tanto tempo. Non così Mary che si sente avvolta da cattivi presagi, presagi di morte.
Vivono nella casa con altri amici, come in una “comune”. Passano le giornate a leggere, scrivere, passeggiare, navigare. Sono talmente assorti nei loro pensieri, nel loro fervore intellettuale da trascurare i bisogni fondamentali, si dimenticano persino di mangiare.

Si tratta di persone che hanno vissuto al di fuori e al di sopra di tutte le regole, di tutte le convenzioni sociali, in una dimensione parallela, avulsa dalla realtà, sprezzante della quotidianità, avvolta dall'utopia. Predicavano l’amore libero e hanno condotto un’esistenza priva d’inibizioni: una cosa straordinaria, considerando l’epoca.

Una grande passione quella tra Mary e Percy ma soprattutto una grande intesa intellettuale e spirituale. Un rapporto fondamentale per entrambi sul piano creativo: erano l'uno la musa dell'altro.
Poi il tragico epilogo, la morte di Shelley, in mare, proprio durante il loro soggiorno a Villa Magni.
Secondo la leggenda, il suo corpo è stato cremato ma non il suo cuore. Restava intatto tra le fiamme, non bruciava. Così è stato consegnato a Mary in una scatola d’argento.


Dedica a Mary

Compagna mia, la tua presenza arrivò
sul mio cuore senza calore come
giunge una primavera luminosa
su di una inaridita pianura;
com’eri bella e calma elibera
nella tua giovanile saggezza
quando osasti rompere la catena
mortale delle convenzioni sociali
e te ne venisti avanti libera
come fa la luce tra le nuvole,
che inutilmente veniva emanata
alla moltitudine degli schiavi
invidiosi nel loro carcere oscuro,
e dalla sofferenza che l’aveva
per così lungo tempo circondato
il mio spirito balzò ad incontrarti.

Percy B. Shelley

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