Weekend La Spezia Domenica 14 giugno 2015

Cinque Terre: «A Vernazza non solo crocieristi»

Vernazza
© Ruth Manfredi
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Genova - Ancora una volta, meraviglie e fragilità delle Cinque Terre sono nei miei pensieri. A quasi un anno di distanza, incontro Ruth Manfredi, presidente della Onlus Save Vernazza. L'associazione viene fondata dopo l'alluvione del 25 ottobre 2011 da Ruth e altre due socie, americane come lei. Tutte e tre risiedono nella località delle Cinque Terre da parecchi anni. La Onlus raccoglie fondi tramite donazioni, soprattutto da parte di turisti stranieri. Promuove anche il volonturismo, un esempio di turismo sostenibile basato sulla forza del gruppo e il volontariato. Attualmente è gestita da Ruth Manfredi e Michelle Lilley.

Ruth e io parliamo della nuova Piazza Marconi, inaugurata il 25 maggio. Si tratta della prima fase del progetto La Rinascita di Vernazza degli architetti Richard Rogers ed Ernesto Bartolini per il restauro e riqualificazione del centro storico. «Un passo davvero importante per tutti, ne siamo felici». Il Comune, la stessa Save Vernazza e la ONLUS Per Vernazza Futura sono ancora impegnati nella ricerca di donazioni per i lavori del prossimo lotto. Riguarda Fontanavecchia, la zona maggiormente colpita dall’alluvione.

Ma un altro argomento sta ugualmente a cuore a Ruth Manfredi: condividere con i turisti la storia e il sapore antico del suo paese. E qui, il discorso si sposta sugli alti flussi di croceristi che nei mesi primaverili ed estivi popolano le Cinque Terre.

«Il nostro è un turismo di massa, su questo non si discute. Ma gli arrivi incontrollati snaturano il carattere dei nostri paesi. I visitatori non hanno neppure lo spazio per camminare tranquilli. Per i residenti è impossibile, durante il giorno, svolgere le normali attività fuori casa. E diventa proibitivo qualsiasi rapporto reciproco».

I turisti, quindi, non trovano il tempo per conoscere le Cinque Terre, oltre l'evidente bellezza. «Ecco, il tempo è la chiave di tutto. A Vernazza, per esempio, si è persa la filosofia slow, il gusto di stare in piazza a parlare. Prima, nella bella stagione, i bambini uscivano da soli, andavano a prendere il gelato. C'era sempre qualcuno, per strada, che li teneva d'occhio. Ora li perderemmo di vista in un attimo. E poi si passavano ore ad ascoltare gli anziani. Adesso anche loro sembrano immersi nei ritmi del turismo».

Nonostante il forte rammarico, a quest'ultimo pensiero Ruth ride in quel modo aperto tutto suo, che sto imparando a conoscere. Poi torna riflessiva. «La mancanza di tempo danneggia anche i turisti. Ammirare i panorami va benissimo. Venire per una nuotata è fantastico. Ma occorre anche capire dove si è arrivati, entrare in rapporto con la storia e con il territorio».

E, a proposito di storia, eccone un accenno. Le prime notizie documentate sembrano risalire a un atto del 1080, dove viene citato il Castrum Vernatio quale base marittima dei Marchesi Obertenghi. Dalla cronologia complessiva del tipo di architettura eulitica – che significa della bella pietra - presente a Vernazza, si ipotizza che il primo borgo sia stato costruito nel VII secolo, come base della marineria militare. Era l'epoca della conquista longobarda della Corsica. L'abbandono di questo primo borgo coincide con gli attacchi di Vichinghi e Saraceni sulla costa ligure, durante la prima metà del X secolo. Si ritiene anche che il primo nucleo del Castello dei Doria sia stato edificato durante la dominazione degli Obertenghi. Di recente è stato restaurato, recuperandone la Torre e le Vecchie Mura, ma anche le sale interne, che saranno adibite a centro formativo.

«Alla base di Vernazza - continua Ruth Manfredi - ci sono il lavoro, la fatica, e l'essere umano che modella la natura. Anche questa è storia, eredità. Dovremmo dare ai turisti gli strumenti per capirla. Pure i prodotti lo sono. Il vino, per esempio, è un ottimo mezzo di consapevolezza per penetrare nel territorio su cui si cammina. E occorre dire a tutti che è tanto meraviglioso quanto fragile».

Come condividere un tale patrimonio con persone che, nella maggioranza, restano solo poche ore? «Purtroppo ho solo domande e nessuna risposta. Ma se tutti ci porremo gli stessi interrogativi, ascoltandoci e confrontandoci, ci renderemo conto meglio della situazione e del percorso da intraprendere. È l'unico modo».

Ruth si lascia andare a qualche sensazione più privata. «Vernazza è molto più di un luogo. È una persona». Fa una pausa. Mi parla di questo legame a tinte forti più gli occhi che con la voce. Poi dice semplicemente: «Per un'americana come me, trovare in Italia un posto e una comunità così è una sensazione incredibile». Il bicchiere ondeggia lento fra le sue dita e il vino bianco fluttua pieno di luce. Quindi ripete «Incredibile davvero». Allora sogno anch'io la fisicità di Vernazza, il suo fascino magnetico di persona indimenticabile. Ma sto già cercando il suo volto più vero, più profondo. Toccare la fragilità può far male, ma crea le basi per nuove partenze, sempre. Un viaggio nella bellezza è soprattutto questo.

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