Weekend La Spezia Sabato 14 marzo 2015

Corniglia: cartolina vintage delle Cinque Terre

Corniglia - Cinque Terre
© Scott Ingram-Scott Ingram Photography/Flickr.com

Genova - Alla metà dello scorso secolo si decise di spostare a monte lunghi tratti della ferrovia che nella riviera di Levante correva troppo prossima al litorale. Era soggetta ad interruzioni e guai del genere quando Nettuno agitava il suo tridente.

L’esempio più eclatante è quello di Levanto dove la strada ferrata venne trasferita molto più in alto rispetto al modello che fino ad allora aveva camminato lungo il mare.

Anche a Corniglia, la terza delle Cinque Terre, successe qualche cosa del genere. Si alzò di una decina di metri la sede dei binari sì che i marosi non costituissero più una minaccia. Rimase così libera l’antica dimora delle rotaie che un imprenditore locale ottenne in concessione ed in cui realizzò una serie di monolocali affacciati sulle onde che costituirono il primo embrione di un Villaggio cui si diede il nome altisonante di Europa. L’intitolazione portò fortuna alla struttura che s’ingrandì e richiamò clienti non solo dall’area spezzina, ma anche dal Centro Nord, con qualche occasionale puntata persino di stranger.

Il boom fu poi negli anni Ottanta quando, forse fu il passaparola, il lungo litorale sassoso di Corniglia divenne la spiaggia più in di tutta Spezia. I treni vomitavano in continuazione schiere lunghe e compatte di bagnanti assetati di frangenti, sole, evasione, la più disparata configurazione sociale: dalla famiglia, ai frikkettoni maniaci della tintarella integrale. Sullo spiaggione che anche con la pila di due o tre asciugamani continuava ad essere scomodo con tutti quelle pietre appuntite sotto, non trovavi un buco libero in una babele di parlate dove il parmigiano si mescolava a toscano e milanese anche se l’idioma locale continuava ad essere il più diffuso.

Noi del Villaggio però il posto fisso l’avevamo sempre perché scendevamo per primi a stendere il telo, magari con un giornale sopra, a rivendicare la primogenitura nell’acquisizione del posto. Poi ce ne tornavamo nel bungalow (si chiamava così) a bere il caffelatte mentre su in stazione sferragliava il treno delle dieci e mezzo che portava i primi pendolari.

Poi il trend suggerì altre destinazioni ed anche noi abbiamo scelto altri lidi. Il Villaggio, mutata la proprietà, fu abbattuto lasciando del suo passaggio solo le impronte sul terreno che, quando ci passi, ti chiedi come facevamo a starci in così poco spazio. Per di più, la terra ha cominciato a franare, la vegetazione la fa da padrona, lo spiaggione non è accessibile. Quando mi capita, sempre più di rado, di passarci, si stringe il cuore e non solo perché rappresenta un pezzo di giovinezza che se n’è andata.

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