Weekend La Spezia Mercoledì 8 agosto 2012

Cinque Terre: agriturismo L'Uliveto nel Parco

© ulivetonelparco.it

Genova - Al semaforo di Punta Mesco, punto di osservazione tra Levanto e Monterosso, dove nelle giornate migliori si vedono i monti della Corsica e puoi osservare il mare a 180 gradi, da Portofino all’Elba, passando in rassegna tutte le Cinque Terre, si incontrarono, un bel giorno del 1938, Mario Belgrano, imperiese, discendente del famoso Manuel liberatore dell’Argentina, e Gemma Figoli, levantina schietta di Monterosso. Lui era capitato lì qualche mese, marinaio comandato all’avvistamento di navi, lei era la bella sorella di un commilitone del posto che lo aveva invitato a casa a pranzo.

Si sposano e stanno insieme fino al maggio del ‘40 quando Mario viene richiamato per andare in guerra e di lui si perderanno le tracce per anni. Ma la seconda generazione era già in arrivo. Franco Belgrano è del ’40 e cresce a Monterosso, portato in mare dalla madre e per le fasce ombrose a ridosso del paese, dalla nonna. In quel luogo, poco oltre la villa del poeta Montale, dove il ruscello Pomeo scende a cascatine e forma laghetti nei quali i ragazzi si toglievano il salino da troppo mare, dagli anni ’70 Franco Belgrano inizia a comprare un pezzo di terra dopo l’altro. La terra è ormai abbandonata dai contadini e dai costruttori bloccati dal Parco delle Cinque Terre.

Franco è un ingegnere giramondo per lavoro, che tuttavia non rinuncia a veder crescere gli alberi e con la moglie Silvana aggiusta la terra e recupera muretti e ruderi sparsi qui e là oltre 80.000 metri di ulivi, agrumi e macchia mediterranea. Una impresa caparbia che dura da oltre trent’anni ma che è da raccontare per via di Tommaso Belgrano, classe 1976, che non vuole studiare da ingegnere come il padre né stare dietro a una scrivania. Nasce così l’idea dell’agriturismo, l’Uliveto nel Parco, prospettiva di senso lungo il percorso di tre generazioni: «La mia vita per forza di cose doveva andare così».

Tommaso insieme alla moglie Elena decide di fare l’agricoltore, coltiva l’orto, pota gli alberi, sistema le viti, prepara pranzi. Lui sa da chi comprare il pesce in paese oppure lo pesca. Le viti sono ancora giovani, il primo vino è di quest’anno e lo fanno assaggiare solo a pochi. «C’è ancora da imparare» dice Tommaso, ma già si sentono i profumi e il sapore di un Cinque terre che promette bene. Il cibo, il silenzio, la vista dell’area marina protetta e di Vernazza, Corniglia, Manarola e Rio Maggiore sui loro bricchi e poi oltre, fino all’isola della Gorgona hanno incantato personaggi abituati a standard altissimi, come il top management della Boeing e i loro ospiti in visita nel Parco e visitatori di mezzo mondo stimolati. Chi è già venuto, chiede di abitare la casetta minuscola in cima alla proprietà, punto di saldatura tra stelle, mare, colori e profumi liguri. Non è distante dal Semaforo di Punta Mesco: impossibile non essere romantici.

PERCORSI DALL’ULIVETO: si può andare a piedi a Vernazza attraversando il centro storico di Monterosso, durata 1h e 30. Per il Santuario di Soviore, XIV Secolo, occorrono 45’. Sono 30’ per il Semaforo di Punta Mesco e 1h e mezza per Levanto.

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