Concerti La Spezia Martedì 17 gennaio 2012

Le Canzoni da Marciapiede: burlesque, cabaret e l'album 'Al pranzo di nozze'

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Genova - Lui, canotta e bretelle (e spesso cilindro), si chiama Andrea Belmonte e suona il pianoforte. Lei, calze a rete e labbra rosso fragola è Valentina Pira, cantante. Insieme, sono il duo spezzino Le Canzoni da Marciapiede: parrebbero improvvisamente saltati fuori dagli anni Trenta e invece il loro album d'esordio è datato 2011. Al pranzo di nozze, si intitola, e rievoca atmosfere d'altri tempi: tra canzone d'autore e musiche retrò alla Edith Piaf e Marlene Dietrich, teatro alla Brecht e vaudeville.

Il disco è un concept che racconta squarci di attualità attraverso i dialoghi e le storie di una serie di personaggi strambi che si incontrano a un matrimonio: «Al pranzo di nozze contiene tante storie di paese, argomenti che ci toccano direttamente, vicende del quotidiano che sperimentiamo in prima persona o delle quali ci parlano» raccontano Valentina e Andrea: «insomma, uno spaccato di mondo per come lo vediamo noi».

Tra i protagonisti dell'album, l'emarginato di Il giro di giostra, «portato alla pazzia e a un gesto di violenza estrema per l'impossibilità di integrarsi in un'umanità da lui diversa». Oppure Janine, «una ragazza estremamente colta e piena di interessi, tanto ricca dentro quanto bella fuori. E proprio questa sua prorompente bellezza diventa, paradossalmente, il suo peggior nemico: un mondo, come quello attuale, fortemente votato al culto dell'apparenza, le nega il giusto riconoscimento di persona per relegarla ad immaginario sessuale per uomini superficiali».

Per Le Canzoni da Marciapiede, fondamentale è l'aspetto scenico, teatrale. Tradotto: bisogna vederli dal vivo per comprenderli in pieno. Sul palco, oltre alla musica, a colpire l'occhio è il loro abbigliamento retrò: Valentina diventa una signora del burlesque, Andrea un trasandato pianista anni Trenta. «Uniamo alla musica l'espressività fisica di Valentina, i nostri concerti sono contenitori in cui tutto accade» racconta Andrea: «mescoliamo musica e teatro, tra canzoni originali, momenti recitati e classici della chanson realiste, cabaret, swing, cantautorato in lingua italiana, francese, tedesca e genovese, vista la genovesità di Valentina».

Già, perché se Andrea è spezzino di nascita, Valentina si è trasferita alla Spezia dalla nativa Genova. «È dal 2001 che vivo alla Spezia, è una città che mi piace molto dal punto di vista della vivibilità» dice Valentina, «ma alla fine Genova un po' mi manca, non lo posso negare».
«Dal punto di vista artistico in generale, La Spezia è una città molto fertile»
proseguono insieme: «soprattutto negli ultimi anni abbiamo avuto il piacere di scoprire tante realtà espressive diverse, non solo musicali, dal linguaggio originale e dalla grande forza comunicativa. Notiamo, parallelamente, una grande partecipazione di pubblico negli eventi proposti, siano essi mostre piuttosto che concerti, performance visive o spettacoli teatrali, segno che per tanti artisti ancora disposti a comunicare qualcosa ci sono altrettante persone desiderose e curiose di ascoltare».

Il primo incontro tra i membri del duo risale al 2003: «la formazione Antithesy, di cui ero tastierista, cercava una nuova cantante» ricorda Andrea: «ci siamo messi in contatto con Valentina, che è entrata in pianta stabile come voce del gruppo. Sciolta la band, e divenuti nel frattempo coppia nella vita, abbiamo continuato a suonare in duo, forma a noi congeniale perché ci consente di mantenere sul palco l'intimità che solitamente accompagna la nascita domestica delle canzoni».

Valentina e Andrea ascoltano un po' di tutto: «dal cantautorato alle cose sperimentali, tanto rock internazionale, ska, reggae, jazz, progressive», affermano. Qualche nome? «In questo momento Luigi Tenco, Edith Piaf, Ute Lemper, John De Leo, Natalino Otto, De Andrè, Madness, Niccolò Fabi, Who, Beatles, Musica Nuda, Cristiano Angelini». Sembra che possano andare avanti all'infinito. «Nella nostra testa gira musica dei generi più disparati e tra le mani ci passano molti libri, ma quando componiamo i pezzi cerchiamo di non farci influenzare dagli ascolti o dalle letture fatte» precisano: «in alcuni casi, a lavoro finito, ritroviamo atmosfere e colori che richiamano composizioni di altri artisti che ci piacciono, frutto di un'inevitabile vicinanza naturale con certi mondi, una sorta di ispirazione istintiva».

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