Concerti La Spezia Giovedì 14 luglio 2011

Cesare Cremonini: «Il mio tour dà meraviglia. E da agosto lavoro al nuovo album»

© Francesco Prandoni

Venerdì 22 luglio, Cesare Cremonini è ospite di Bellacanzone a Santo Stefano Magra.

Alle ore 18.00 l'incontro gratuito nella piazza centrale di Santo Stefano, con un'intervista di Antonio Dipollina.
Alle 21.30 il cantautore si sposta alla Ex Fabbrica Vaccari per il concerto, tappa del suo tour estivo 2011. L'ingresso è a pagamento.

Genova - Dopo due anni lontano dai concerti e dal suo pubblico, questa è l'estate che segna il ritorno di Cesare Cremonini, non solo a livello musicale: un ruolo d'attore appena dismesso nell'ultimo film di Pupi Avati, un nuovo disco in studio al quale si dedicherà da agosto e un tour partito col botto sul palco dell'Heineken Jammin' Festival.
«Vivo un momento di fortunata credibilità come cantautore e come musicista -ci spiega lo stesso Cremonini- sento una buona spinta per il futuro. Penso positivo».

Al di là degli impegni collaterali, l'obiettivo del cantante sembra soprattutto la carriera solista e adulta, da costruire al di fuori dell'ingombrante eredità dei Lunapop: oggi Cremonini oggi ha passato i trenta, ha dismesso da un pezzo i panni del teen-idol ed è giunto alla prova della maturità.
Nonostante siano passati quasi dieci anni dalla fine del gruppo pop adolescenziale, certi stereotipi del suo passato sono difficili da scrollare del tutto. Lo si legge sottotraccia, parlandoci.

Cesare, torni a suonare dal vivo dopo due anni: cosa ti è mancato di più?
«Tutto. Per me suonare in concerto è come tornare a casa: conservo sempre dei ricordi bellissimi. In questi due anni sono stato costretto a stare lontano, ma non per mia scelta: sono stato assorbito dai dischi, dalla promozione, dal film (Il cuore grande delle ragazze, nelle sale dal 4 novembre, ndr) e da un mare di altre cose. Ma suonare dal vivo è la parte più piacevole del mio lavoro: è il momento in cui mi do completamente al mio pubblico».

Forse è una dimensione nella quale la critica non ti riconosce ancora.
«Il tour dà meraviglia, nasce da tanta esperienza sul palco, ma la critica è sempre stata più attenta a me come scrittore di musica. Anche nel mio pubblico, poi, il live è un'esperienza che deve costruirsi ancora, che deve imparare a conoscere. Il mio pubblico mi somiglia, è un interlocutore positivo».

All'Heineken Jammin' Festival hai suonato prima dei Coldplay e dopo i Beady Eye.
«L'Heineken è stato un palco di prova, oltre a una grandissima soddisfazione: avevamo tante cose da dare al pubblico, un mix certamente positivo, anche se forse il nostro sound non era ancora pronto per un palco del genere».

Rispetto all'Heineken, come hai pensato al tour che stai portando in giro per l'Italia?
«Il live non è legato al Best of, né a dischi in promozione. È una sorta di autobiografia musicale, seriamente proiettata verso il futuro: da agosto parto con testa e cuore per la scrittura del nuovo disco. Ho due o tre idee già pronte, ma voglio lavorarci a fondo».

A Ponzano Magra suonerai in una fabbrica dismessa, la Ex Vaccari. Ti ritrovi in questo ambiente?
«Quando suono mi ispiro all'ambiente e lo scenario post industriale mi affascina: le fabbriche raccolgono la vita e l'esperienza della gente diventando luoghi d'arte. Vorrei che anche nella mia Bologna si ripetessero esperienze di questo tipo».

Già Bologna, la città tua e di Pupi Avati: com'è stato lavorare con lui?
«Mi è piaciuta l'esperienza, ma mi è piaciuto di più Avati: è una persona ricca di sfaccettature, di vita e anche di voglia di imparare. E poi, siamo entrambi bolognesi».

E della Liguria, che ricordi hai?
«La scorsa settimana sono stato in vacanza tra Genova, Portofino e le Cinque Terre, ma la Liguria non è solo un posto di svago: mi ha dato anche tante soddisfazioni professionali e mi sento legato per molti motivi, dalle canzoni ai concerti ai riconoscimenti, tra cui il Premio Lunezia nel 2003. Tornare è sempre un piacere».

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