Concerti La Spezia Venerdì 12 marzo 2010

Jahkirevi: «cambiare vita è possibile»

Genova - Lasciare il proprio Paese, ripartire da zero in una città nuova e scoprire che costruire il proprio futuro è ancora possibile. È quello che ha fatto Alessandro Mondini, in arte Jahkirevi, cantante reggae spezzino che da quattro anni vive a Barcellona, dove ha coltivato la propria passione per la musica, esibendosi e pubblicando diversi album. L'ultimo si chiama New Life, e noi ne abbiamo parlato un po' insieme a lui.

Non posso non chiederti il perché della tua decisione di lasciare l'Italia. La Spezia non offriva buone possibilità dal punto di vista musicale, oppure il tuo disagio era legato ad una situazione di vita generale nella tua città?
«I problemi erano di carattere generale. Purtroppo il mio stile di vita non era adatto alla Spezia o a quello di altre città italiane. Non credo sia un caso il fatto che mi abbiano arrestato quattro volte nel giro di pochi anni. Inoltre, molte delle persone che mi erano più vicine se ne erano andate, ed ero rimasto solo. Ho cambiato città, sempre in giro per l'Italia, ma non è servito a molto, quindi ho deciso di raggiungere mia sorella che già viveva a Barcellona».

E lì cosa hai trovato di diverso dal punto di vista della vita quotidiana? E com'è la scena musicale dal punto di vista dei giovani come te che tentano di fare sentire la propria voce?
«Barcellona è meravigliosa, e io me ne sono innamorato la prima volta ci sono stato, durante una vacanza. Quando ho potuto, mi sono trasferito e nel giro di una settimana ho trovato lavoro. La scena musicale è ovviamente molto più varia di quella spezzina, una realtà nella quale ci si conosce tutti e le facce sono sempre le stesse. Qui i locali si riempiono sempre, anche se spesso, soprattutto nel weekend, c'è tanta gente che non ha molto interesse per la musica che facciamo, ma vuole solo divertirsi. Ci sono però anche serate nelle quali magari c'è meno pubblico, ma di esperti, se così si può dire. Sembrerà strano, ma qui i cantanti reggae non sono poi tanti come a Milano ad esempio, e quindi, dopo essere entrato nel giro dei cantanti barcellonesi, ho avuto la possibilità di esibirmi e farmi conoscere rapidamente. Mi sono esibito davanti a 400 persone, e vedo che c'è interesse per questa musica».

New Life può essere letto come una dedica a Barcellona e alle possibilità che offre, oppure come una svolta che magari ti riporti in Italia?
«New Life è innanzitutto un omaggio a Barcellona e ai suoi sound systems, una città che mi sta dando tutto: una possibilità nel mondo musicale, un amore importante e una tranquillità che non potevo avere in Italia, dove mi sentivo uno straniero nella mia città. Non rinnego assolutamente le mie radici, e se prima o poi ci fosse un reale cambiamento non scarto la possibilità di ritornare. New Life, infine, è dedicato alle persone alle quali voglio bene, per fargli capire che si può cambiare, come ho fatto io».

Sei rimasto in contatto con la scena musicale spezzina, sai com'è la situazione attuale?
«Assolutamente sì. Sono sempre in contatto con Jahzzilla, cantante di La Spezia. Nella mia città la scena musicale era piuttosto povera, almeno fino a quando ci sono stato io. Vivevo nel centro sociale dove si organizzò la prima festa reggae spezzina, quindi ho letteralmente visto nascere la scena spezzina. Penso però che oggi le cose vadano meglio, e vedo un continuo sviluppo. L'ultima volta che sono stato a Spezia a cantare mi ha colpito la quantità di gente che era presente nella dancehall. Ero in uno di quei posti dove non si raggiungevano le 40 persone, e quella volta invece erano almeno 200. Questo vuol dire che si sta facendo un buon lavoro promozionale, e dei buoni artisti italiani hanno la possibilità di esibirsi in città».

Le tue canzoni trattano di argomenti molto diversi, dalle droghe al difficile rapporto con la polizia, dall'amore alla voglia di cambiare. C'è però un filo che accomuna tutte?
«Sì, gli argomenti sono molti, ma in comune hanno la volontà di trasmettere uno stile di vita, un modo di pensare la realtà nella quale viviamo. Io vorrei che ognuno vivesse una vita tranquilla, con le proprie idee ma senza danneggiare il prossimo. Questo però non è sempre possibile».

Non mancano nemmeno le critiche alla società italiana: ma non è un po' troppo facile denunciare da fuori questa situazione, senza vivere la società verso la quale è rivolta la tua critica?
«Per vent'anni sono stato a contatto con la società italiana, l'ho vissuta ed è per questo che mi permetto di denunciare. Il fatto che lo faccia da fuori, aiuta la critica, nel senso che da qui posso osservare con altri occhi quello che succede in Italia. In questo, inoltre, mi aiuta molto la rete. È indicativo leggere i messaggi dei miei amici: quelli italiani sono spesso infelici, quelli degli amici spagnoli o che vivono fuori dall'Italia molto piú positivi. Secondo me, questo vuol dire che nel nostro Paese la società non funziona. Si pensi solo a ciò che sta accadendo con gli extracomunitari: io sono ovviamente molto sensibile all'argomento, e trovo le notizie che arrivano incredibili. Vorrei che quello che è successo a me in Spagna avvenisse anche in Italia con gli immigranti, ma non è così, e non tutti possono vivere con dignità».

La tua musica, come quella di molti altri artisti, è scaricabile on line gratis o a prezzo simbolico. Non credi che questa tensenza possa determinare un appiattimento dell'offerta e un abbassamento della qualità del prodotto?
«Nel mondo di oggi se un cantante vuole guadagnare qualcosa con la musica non può più farlo con la vendita di cd. L'unico modo è far arrivare la musica al maggior numero possibile di gente, muovendosi nell'ambito dei promotori per concerti e permettendo il download free. Inoltre, più gente ti conosce, più sono le occasioni di collaborazione. Tutto questo va ovviamente a discapito della qualità, io stesso produco i miei lavori in casa, ma credo che il guadagno che sia ha e le possibilità di raggiungere un ampio pubblico siano più importanti».

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
«Dopo New Life, tra un paio di mesi uscirà Plant the Seed e, prima della fine dell'anno, un cd di cover di canzoni italiane di artisti come Lucio Battisti e Antonello Venditti. Entro l'anno, poi, vorrei far uscire anche un altro cd con tutte le registrazioni del 2010, oltre ai live delle mie performance a Barcellona e dintorni».

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