Weekend La Spezia Giovedì 24 luglio 2008

«L'importante è seguire i propri sogni»

Genova - Nicoletta Salvatori, spezzina, dal 2006 è direttore di TuttoTurismo, Meridiani e Meridiani Montagne, comparto turistico della Editoriale Domus. È stata direttore di Airone e, dopo aver fatto l'inviata per cinque anni, nel 2001 ha fondato e diretto il mensile Quark. Federico Roli l'ha intervistata per mentelocale.it.

Partiamo dal suo rapporto con La Spezia, dal presupposto che gli anni della sua professione li ha in gran parte trascorsi fuori.
«Anche se sono trent’anni che vivo qui a Milano, in realtà faccio l’emigrante. La Spezia è la mia città. Milano è sempre stata la città in cui lavoro e non la città in cui penso di vivere. I miei weekend sono sostanzialmente spezzini, la mia famiglia è alla Spezia. Continuo a seguire gli sviluppi della vita cittadina, se e quando queste evoluzioni ci sono».

Lei è sempre stata interessata alla sfera giornalistica, dell’informazione. Questa propensione mal si conciliava con le prospettive offerte dalla città?
«Il percorso professionale è frutto di ambizione personale e di fortuna. Io ho sempre avuto la passione per il giornalismo, iniziai scrivendo le brevi a Il Secolo XIX alla Spezia mentre studiavo Filosofia della scienza a Pisa. Un mio professore - contunua - si è poi trasferito a Milano e l’ho seguito da assistente. A Milano la carriera mi ha portato prima a Airone, di cui sono stata a lungo inviata e direttore per cinque anni. In seguito ho fondato e diretto il mensile Quark. Due anni fa ho accettato la direzione editoriale del comparto turistico della Domus, che comprende TuttoTurismo, Meridiani e Meridiani&Montagne. Per rispondere alla domanda, ho lasciato La Spezia perché un certo tipo di ambizione non poteva essere comunque soddisfatta nell’ambito locale. Questo non significa che non veda con interesse un ritorno in città a fine carriera, se mai andrò in pensione. La mia generazione non ha più neanche la pensione».

Si figuri la mia (l’autore dell’intervista ha venticinque anni, ndr).
«La sua generazione non ha neanche lo stipendio. La mia non ha più la pensione».

Ha ricevuto un riconoscimento dal Comune della Spezia qualche anno fa.
«Nel 2003 ho ricevuto il premio Donne leader spezzine e da allora sono invitata a ogni edizione. Quest’anno - precisa - sono riuscita solo a mandare una breve nota che riguardava il futuro della città nella sua vocazione turistica, di ospitalità e di accoglienza, darle un volto più vicino a quello che ha sviluppato, in maniera esemplare, il Parco nazionale delle Cinque Terre. Bisognerebbe scegliere un’industria dolce, quella turistica, prendendo le distanze sia dal nucleo dell’Arsenale militare, che si avvia a una lenta e progressiva dismissione, che dalla realtà cantieristica, che ha un impatto sociale e ambientale di tipo diverso. La scelta turistica - contunua - si sta imboccando con grande difficoltà e forse con poca incisione. Perché una città sia piacevole per chi viene da fuori, deve prima esserlo per i suoi abitanti. Una politica turistica porta benessere senza distruggere l’ambiente, ma anzi genera cultura, l’unica risorsa che si moltiplica utilizzandola».

Proprio di questi anni è il proliferare dei festival culturali, l’esempio più vicino è il Festival della Mente di Sarzana. Non si corre il rischio che questi eventi, spesso pensati all’esterno, occupino il territorio in certe date senza lasciare concrete esternalità?
«Il Festival della Mente - risponde - nato in sordina, è diventato un evento nazionale di richiamo, che ha portato a Sarzana grande visibilità. A mio parere, questo tipo di eventi è di solito fruttuoso per il territorio, ma è necessario saperlo gestire. E’ difficile che il know-how (competenza e conoscenza, ndr) per una buona organizzazione sia già presente a livello locale, spesso è stato approfondito altrove. Queste manifestazioni non possono essere create in maniera estemporanea, ingenua, localistica. È necessario sviluppare un dialogo tra chi sa costruire questi eventi e il territorio, che non deve subirli. Penso a un evento che si innesti su una manifestazione già presente, il Palio del Golfo ad esempio, e che dia vita a un circuito virtuoso, che porti gente alla Spezia per un weekend. In questo senso, un grave deficit è la mancanza di strutture di ricezione e di accoglienza. Prima di tutto, la città dovrebbe imparare la professionalità dell’ospitalità».

Le città di provincia spesso affidano la propria sfera culturale a comitati d’opinione, richiamando persone che hanno fatto carriera fuori.
«Dal dialogo - ribatte - nascono i risultati migliori. Una buona organizzazione può nascere dall’interconnessione tra le forze culturali del territorio e il know-how e le agende che ne sono fuori. Attenzione ai localismi, a mio parere fenomeni molto gravi. E’ necessario porre la competenza e la professionalità al potere in tutti gli ambiti. Proprio questo è il nostro deficit maggiore, spesso alla Spezia ci inventiamo dal nulla, mentre esistono delle strutture competenti all’esterno cui dovremmo appoggiarci. Dai localismi spesso scaturiscono operazioni che non sono all’altezza di ciò che la gente si aspetta.

Un consiglio ai tanti giovani che oggi vorrebbero lavorare nel mondo della comunicazione e del giornalismo.
«La carriera - precisa - deriva dalla propria abilità, dal talento, ma anche dal caso. Di fatto la via non è mai sicura, né tantomeno diritta. Seguire i propri sogni resta il miglior modo per iniziare, perché in seguito si viene a compromessi con sé stessi, con la società e la realtà. Io sognavo di fare la corrispondente di guerra, sono arrivata a dirigere un mensile di turismo. L’importante è non tirarsi indietro. Ci sono alcuni accorgimenti molto importanti. Non contare sul talento, ma puntare sulla specializzazione, individuando un itinerario preciso. Il mondo professionale è composto di persone competenti ed è già difficile emergere pur avendole acquisite. Non bisogna pensare che il solo fatto di esistere comporti raggiungere la qualifica che si desidera. Alle giovani generazioni sono richieste competenze molto precise. Un aspirante giornalista deve entrare in una redazione con qualcosa da dire, deve presentarsi con una professionalità già costruita. Un giovane deve volgersi dove tira il vento. Nel giornalismo ci sono ambiti che prevedono ancora spazi e altri meno. In gran parte l’editoria italiana è avviata verso una lenta estinzione perché non si adatta ai nascenti media mentre le nuove tecnologie non sono ancora pronte al grande salto. Di certo conoscere e operare all’interno dell’information technology è molto diverso dall’inserirsi in un foglio di provincia. Prima di buttarsi dietro ad una visione romantica del giornalismo consiglio quindi di osservare bene dove questo mestiere sta andando e acquisire le competenze per svolgerlo al meglio».

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