Concerti La Spezia Martedì 22 gennaio 2008

Negramaro: il rock a teatro

Genova - Commedie, balletti, operette. E i foyer dei teatri si riempiono di signore col visone e uomini distinti. Ma quando a salire sul palco è un gruppo come i Negramaro, la musica cambia.
Davanti al Teatro Civico della Spezia ieri sera, 21 gennaio, c’era un pubblico diverso da quello che gremisce di solito le gradinate di piazza Mentana. A godere della tappa spezzina de La Finestra tour, c’erano ragazzi con felpe e scarpe da ginnastica, giovani dai venti ai trent’anni.
Qualcuno esibisce con fierezza un biglietto conservato da settimane. Altri si accalcano davanti alla biglietteria per accaparrarsi almeno un posto in piedi. Poche teenager, che si distinguono per i cerchietti con le alette bianche, simbolo dell’ultimo album del gruppo salentino. Tra la folla anche qualche signora d’età e un paio di bambini, a conferma del fatto che la musica non fa distinzioni.

Ognuno prende posto: la platea e i palchetti si riempiono di un pubblico vivace che stride con l’austerità del Civico. Si abbassano le luci e iniziano i cori di incitamento, ben diversi dagli applausi ordinati a cui sono abituate le mura di un teatro. Si apre il sipario e sul palco, Giuliano Sangiorgi, voce e anima del gruppo, inizia il suo unplugged.
Qualche grido di spudorato apprezzamento lo raggiunge dal loggione, ma all’inizio la massa dei presenti rimane composta. Tante teste ordinate e rapite da acuti, falsetti e movenze inconfondibili del leader del gruppo. Sotto di lui, braccia in alto a reggere piccoli schermi blu: cellulari che, nel buio, ondeggiano come degni sostituti dei surclassati accendini e fissano immagini ed emozioni. I flash si sprecano su pezzi da solista, alla chitarra, al piano. Al crescere continuo di un turbinio di sperimentazioni strumentali, aumenta l’eccitamento intorno.

Bastano pochi pezzi e i ragazzi abbandonano i loro seggiolini di velluto. Si alzano in piedi anche se sacrificati in spazi ristretti. E quando Giuliano saluta Spezia, loro ricambiano con un’ovazione che rimbomba. Cantano con lui gli ultimi successi (La Distrazione, Neanche il mare, Via le mani dagli occhi) e i brani passati (Mentre tutto scorre, L’immensità). Diventano coprotagonisti della serata, tanto da intonare da soli la parte di Jovanotti in Cade la Pioggia. E anche altri pezzi, scarnificati, riarrangiati. Pezzi che per una sera ascoltano con i fari di un palco sparati in faccia e l’immagine di Giuliano che sgambetta sul palco, perché la sua taranta la porta ovunque: “dal Salento all’Irlanda, passando per la Spezia” come urla lui stesso. E raggiunge il suo pubblico passando tra le file della platea, con tanto di torcia alla mano per illuminarne i volti.

Ora i ragazzi sono arrivati sotto il palco. Hanno sempre le braccia in alto, questa volta però in segno di assoluta partecipazione alle performance del gruppo. Intorno anche braccia al collo, per quelle coppie che magari, proprio nei testi dei Negramaro, hanno trovato la colonna sonora alla loro storia d’amore. Ed è proprio con un originale arrangiamento di Parlami d’amore che si conclude la serata.
Una serata che ha soddisfatto anche i più scettici. Quelli cioè che storgevano il naso all’idea di un concerto di un gruppo rock in un teatro. E infatti i Negramaro l’esperienza teatrale, almeno alla Spezia, l’hanno superata alla grande, riuscendo a portare anche tra i freddi palchetti ottocenteschi, la forza e l’intensità delle loro Nuvole e Lenzuola.

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