Weekend La Spezia Venerdì 29 aprile 2005

Il periplo della Palmaria

Genova - È l’isola più grande della Liguria e anche l’unica facilmente visitabile. Considerando le difficoltà che si incontrano per fare quattro passi su e Gallinara, entrambe nel Ponente Ligure, non resta che provare qui. Ma ne vale veramente la pena, anche perché l'isola Palmaria fa parte del Parco Naturale di Portovenere, uno dei luoghi più suggestivi e romantici di tutta la costa ligure, reso famoso dal borgo marinaro e dalla celebre .

L’isola è collegata alla terraferma da un servizio di taxi boat che, in cinque minuti, vi conducono al moletto di Terrizzo con una spesa minima, inferiore a 2 Euro. Ricordatevi solo di prendere un appuntamento per il rientro. Da qui partono i sentieri che consentono di girovagare sull’isola, un grande masso calcareo di forma vagamente triangolare. La parte rivolta verso La Spezia degrada verso il mare rivestita da vegetazione mediterranea, mentre il lato opposto è costituito da alte falesie a picco sull'acqua. Dietro la Palmaria si trovano le altre due isole dell’Arcipelago, invisibili da Portovenere: il Tino e il Tinetto. La prima è zona militare, accessibile solo una volta all’anno - il 17 settembre in occasione della festa di San Venerio, patrono dell’isolotto - l’altra è poco più di uno scoglio, precluso a chi non è in possesso di un'imbarcazione.

Il sistema più agevole per vedere la Palmaria (vedi ) è salire lungo la strada asfaltata che porta in vetta (sentiero 2), presso il forte e le batterie. La via sale pigramente al riparo dagli alberi senza farvi affaticare e, ad ogni tornante, regala uno scorcio sul mare più in basso. L’alternativa per la vetta è il più veloce ma più faticoso Sentiero dei Condannati che si inerpica deciso nel bosco.
Dalla cima, che si raggiunge in meno di un’ora, ha inizio la parte più spettacolare del tour. Un percorso che scende nella macchia in direzione dell’isola del Tino, ora perfettamente visibile, porta all’estremità meridionale dell’isola, oltre l’approdo di Pozzale, verso le vecchie cave di estrazione adesso in disuso del marmo di Portoro. Più in basso si intravedono a tratti le scogliere di calcare bianco, lungo le quali si trovano due cavità, la Grotta Azzurra e dei Colombi (visibili solo dal mare), nelle quali sono stati rinvenuti fossili di grande interesse, comprese sepolture umane risalenti a più di cinquemila anni fa.

Non è possibile passare sopra la scogliera; quindi per ritornare si ripercorre il sentiero di prima, fino a raggiungere nuovamente la vetta. Da qui, seguendo a sinistra (strada sterrata sotto la zona militare), si chiude il giro, cominciando a scendere. Si attraversano anche alcuni bunker da difesa costiera della Seconda Guerra Monduiale (le “batterie”, molto simili a quelle di Portofino) e un fortino, adesso riconvertito nel Centro di Educazione Ambientale.
Il tratto finale consiste in un sentiero scosceso che, tra lecci e euforbia, porta in vista della Chiesa di San Pietro. Da qui, forse, si ottiene il migliore colpo d’occhio sullo straordinario complesso. Piegando sulla destra, in mezz’ora si ritorna a Terrizzo. In totale il giro richiede circa tre ore ma è meglio prendersi un po’ più di tempo per guardarsi attorno e fermarsi in contemplazione sulle scogliere.
Se non amate camminare potete circumnavigare l’isola in barca (circa mezz’oretta e una decina di Euro), ma il quadro che si ottiene è davvero parziale. Per chi ha tempo, consiglio invece una cena alla Locanda Lorena a due passi dal moletto di Terrizzo (tel. 0187 792370) al quale sono diretti la maggior parte delle imbarcazioni che frequentano l’isola.

Foto sopra l’isola del Tino, ripresa dalle scogliere all’estremità della Palmaria. Foto sotto la Chiesa di San Pietro a Portovenere vista dall’isola.

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