A spasso con Dario Vergassola - La Spezia

Teatro La Spezia Martedì 22 marzo 2005

A spasso con Dario Vergassola

La Spezia - LS: «Ciao sono una giornalista…».
Dario Vergassola: «Ciao, ciao …dammi dieci minuti».
DOPO 10 MINUTI CHE SONO QUASI 15...
Messaggio registrato: «…Il telefono della persona chiamata potrebbe essere spento…».
DOPO ALTRI 10 MINUTI, SEMPRE QUASI 15...
LS: «Ciao sono…».
Dario Vergassola: «Cinque, solo cinque minuti…».

Sono diventati 25 o 40 alla fine, i minuti, ma ne è valsa la pena perché Dario Vergassola è simpatico e gentile, scanzonato e autoironico. E, soprattutto, mi ha dato una dritta incredibile su un dolcetto: il mitico saccotino di riso, da non confondere con il più comune “budino”, che pensavo si trovasse solo in Toscana.
«Il più buono lo trovi alla Scorza (La Spezia) dalla Pasticceria Bezzi…».
Dario mi spiega tutto l’itinerario e poi quando ci arriva, per davvero, mi passa la signora: «Si fa con la sfoglia, il riso la crema e il limone. Gliene mando qualcuno?».

Dario mi conduce lungo il delirio irripetibile della sua mattinata via telefono: uno spassosissimo avvicendarsi di commissioni che comprende: una gita in banca, il suo conto corrente, l’incontro con chi lo invita a vedere Guccini a Manarola o giù di lì e alcuni altri imprevisti tra cui «uno che mi ha preso con la macchina». Trattengo il riso, se no capisco la metà.

«Ti ho chiamato per lo spettacolo con Riondino…», lo incalzo per ricondurlo vagamente in tema.
Dario semiserio mi racconta che David «ce l’aveva in mente da tanto un lavoro sul Don Chisciotte», tre anni circa. Quest’anno ricorre il cinquecentenario e «siccome David è in età avanzata ormai, ho deciso di assecondarlo. A me mi obbliga a fare Sancho, perché dice che sono un ignorante. Lui ovviamente è Don Chisciotte». Il lavoro è sfociato in un adattamento dove il testo è stato rispettato il più possibile: «Chi viene per il Don Chisciotte trova il libro, chi viene per il cazzeggio trova anche quello, lo faccio io».

Un testo attuale, sostiene Dario, in cui si tenta di vincere qualcosa, ma un mago frescone si mette di mezzo e ne inventa di ogni per impedirlo. «È un romanzo epico d’amore e la lettura è molto cavalleresca». Lo spettacolo ha debuttato un mese fa a Bologna, mi dice Dario, «ma ci siamo tenuti leggeri, senza grandi casini di giornalisti e stampa. Volevamo prima vedere la riuscita. Devo dire che David è bravissimo (tono serio)». Il suo racconto prosegue e mi svela che in verità lo spettacolo è nato da un'altra cosa fatta con Riondino 4 o 5 anni fa, Cavalieri del Tornio.

Il continuo andirivieni tra Tv e teatro per Dario è un gioco da ragazzi: «Non sapendo fare né l’uno né l’altro, mi trovo a mio agio in entrambi. Farei qualsiasi cosa pur di non andare a lavorare, lo sai come siamo noi spezzini pelandroni».

Saltando di palo in frasca - così come lui entra ed esce dai negozi nella sua mattinata “in cui sono a casa e c’ho da fare tutte quelle cose…” - mi faccio raccontare del suo . Nell’aprirlo si trova una grande scrivania abitata, bella disordinata come di chi ci lavora (vedi immagine sopra), «l’ho inventata io quell’idea perché non sopporto i computer, non ci capisco niente. Me l’hanno fatto due . All’inizio mi avevano proposto cose più complicate, poi gli ho detto come lo volevo e loro così l’hanno fatto. Io il computer lo tengo chiuso in un posto, non so neanche accenderlo. È un superleggero, l'ho preso perché stavo cercando di scrivere una cosa…». Cosa? «Un giallo, meraviglioso, ambientato a Spezia con un commissario che va in barca e pesca… solo che poi ho letto Izzo e… l’aveva già fatto lui». Ma allora l’hai mollato o pensi di finirlo? «È già quasi finito. Si svolge tra Spezia e Manarola e la prima morta è a Lerici. È una professoressa che invece di andare al mare se ne sta a casa a correggere i compiti e quando la uccidono dice: "Certo era meglio se me ne andavo al mare"». Come si intitola? «Veramente è più bello il titolo del secondo, comunque il primo è Non finirà mai». E il secondo? «Abbracciami e riposati, faccio già la saga anche se non ho scritto una riga del secondo, ma con i titoli sono bravo».

Con la Dandini come è andata? «Bene, dalle 9 puntate previste sono diventate 20, quindi… e poi ci sarà una ripresa anche se mi rompo un po’ le palle io a Roma». E la censura alla comicità, tu come la vivi? «Con Bulldozer ci hanno estromesso in tronco. Sono stato letteralmente buttato fuori da una trasmissione che avevo creato io e che era buona. Comunque ero io l'anomalo lì dentro, perché se c’è da dire una stronzata io la dico, non mi tengo. Mentre lì vige una forte autocensura… Però come si fa, in un programma comico non si può andare avanti a dire sempre le stesse stronzate». Par condicio, un po’ a destra e un po’ a sinistra? «Macché, questo è ruffianismo. Io preferisco dirle pesanti e a tutti. Poi in realtà si paga più di persona: se fai battute di cattivo gusto ci rimetti te, ma se fai ridere va bene. Comunque io voglio provare il piacere di "averla detta" e non fare il piacere a qualcuno».

Nella foto: la home page del sito di Dario Vergassola

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