Concerti Imperia Lunedì 3 maggio 2004

Il jazz torna prepotentemente a Sanremo

L’obiettivo che si è posto il Nuovo Festival del Jazz Soundz Sanremo 2004, terminato il 2 maggio, era ambizioso: riportare il grande jazz nella città ponentina.
Si sono cimentati in quest’impresa Dodo Goya, alla direzione artistica e il duo Angelo Giacobbe-Freddy Colt della Sanremo Jazz Big Band & Quintet, a curare la parte organizzativa.
Il tutto è avvenuto in quel tempio dello spettacolo che è il Teatro Ariston, precisamente nel Roof.

Il programma delle prime due serate ha confermato le buone intenzioni, presentando proposte di qualità, con un’intelligente miscela di antico e moderno.
Unico neo, forse, un’eccessiva invasività della tv che impone le proprie esigenze spazio–temporali (Raiuno ha registrato i concerti e ne ricaverà uno Speciale), ma si sa quanto sia importante la copertura televisiva.
Ci pensa Gegè Telesforo, una carriera da vocalist, polistrumentista, cresciuta costantemente dagli esordi “arboriani”, sempre in ambito jazz, a cucire i diversi momenti musicali con misura e simpatia.
Non soddisfacente la risposta del pubblico, ma si sa che i rilanci di qualità richiedono necessariamente maggior tempo a disposizione.

L’onore dell’apertura va ad un terzetto di solisti che, a dispetto del passar degli anni, si presentano sempre in ottima forma.
Franco Cerri (qui già nel 1956) alla chitarra, Enrico Intra (ospite nel 1957), il cui sodalizio con Cerri va avanti dal 1980, al pianoforte, e Dino Piana (già nel rinomato quintetto Basso–Valdambrini) al trombone, sono per l’occasione accompagnati da un altro “senatore” come il Nizzardo Gilbert “Bibi” Rovère al contrabbasso e da due giovani, il ticinese Gianluca Ambrosetti, figlio nonché nipote d’arte, al sax alto ed Emanuele Maniscalco alla batteria.
È evidente l’intenzione di ricollegarsi idealmente alla “vecchia” rassegna che in dieci edizioni, dal 1956 al 1965, portò una serie di giganti, da Duke Ellington ad Ella Fitzgerald.
Cerri, dall’esordio nel 1945 con Gorni Kramer, resta uno dei virtuosi indiscussi del suo strumento per una tecnica in cui è straordinaria la qualità ritmica, che si adegua al feeling e al momento, mai “ingessata” nel cliché.

Ma il pezzo forte è la performance della John Scofield Uberjam Band.
Superati i cinquant’anni e con una carriera in cui brilla la collaborazione coll’immenso Miles Davis, il musicista dell’Ohio rappresenta con Pat Metheny e Bill Frisell, forse il meglio della chitarra jazz odierna. A Sanremo si presenta con un chitarrista ritmico di grande valore che gli lascia la gran parte degli assolo, Avi Bertnick, ma che, contemporaneamente, si dedica all’elettronica, a programmi, samples, loops. Completano la formazione Adam Deitch alla batteria e Jess Murphy al basso.
C'è una frase di Scofield che ben definisce la sua musica: “Penso che le mie composizioni e il mio modo di suonare siano arrivati a un punto in cui mi è impossibile definirle. Lo stile della mia chitarra è una combinazione di jazz e tecnica rock, ormai quando suono veramente non ci penso più”.
Ed in effetti il suono, elettrico e vivissimo, che molti amano denominare “groove”, cambia con rapidità da momenti più morbidi, ad altri più “canonici” o, viceversa, decisamente acidi e sporchi, con tanti effetti, ma sempre con un’intensità e una spontaneità che tengono altissima l’attenzione del suo pubblico.

La seconda serata di Soundz Sanremo 2004 ha visto l’esibizione di un trio con due figli d’arte come il bassista Matthew Garrison, eclettico, virtuoso e attento a tutte le atmosfere e il batterista John Arnold, che dimostra grande versatilità.
Il padre del primo era il fido contrabbassista di John Coltrane, il secondo è nipote del grande compositore Hoagy Carmichael (Georgia on my mind, tanto per fare un nome...).
Entrambi parlano un eccellente italiano per aver soggiornato parecchia anni a Roma ed insieme al chitarrista Paul Bollenback, normalmente, fanno parte del Gary Thomas Quartet.
In precedenza il contrabbassista Riccardo Fioravanti e il suo Bill Evans Project (Andrea Dulbecco, vibrafono, Bebo Ferra, chitarra, Stefano Bagnoli, batteria), hanno ospitato come “special guest” il trombettista luganese Franco Ambrosetti.
Ma il Festival ha cercato di coinvolgere l’intera città di Sanremo. Gli organizzatori hanno curato una serie di iniziative quali street parades, cocktail shows e jam sessions.
Di particolare interesse due mostre fotografiche, allestite sempre all’Ariston; la prima ridona l’atmosfera anni ’50 delle prime edizioni del Festival del Jazz sanremese, mentre la seconda, curata dall’associazione lucchese P.I.M., punta l’attenzione, sempre con un quanto mai appropriato utilizzo del bianco e nero, al presente di questo genere musicale.

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